Abruzzo, fiume Pescara: pesci contaminati dal mercurio | WWF Italy

Abruzzo, fiume Pescara: pesci contaminati dal mercurio

Notizie pubblicate su 09 November 2016
L'area del fiume Pescara nei pressi di Chieti nel corso di un sopralluogo effettuato dalle Guardie WWF assieme al Delegato regionale, Luciano Di Tizio (a destra)
© Archivio WWF / L. Biancatelli
Prime esigenze: vietare la pesca nell’intero bacino e completare la caratterizzazione degli inquinanti presenti nel sito di Bussi. Ma non basta: il Pescara è malato e ha bisogno di ulteriori ricerche e di cure efficaci
Preoccupano la contaminazione da arsenico e l’eccessivo impatto antropico


Si è tenuta ieri l’annunciata riunione convocata dal Ministero dell’Ambiente, Divisione Bonifiche e Risanamento, sullo studio, coordinato dall’Istituto Zooprofilattico Sperimentale (IZS) d’Abruzzo e Molise, che ha rilevato la presenza di mercurio nei pesci nel fiume Pescara. All'incontro erano presenti anche WWF e Legambiente.
Dalla discussione è emersa una preoccupante lentezza del servizio veterinario della Regione che, pur avendo commissionato e ricevuto lo studio dell’IZS, ha convocato solo per oggi una prima riunione interna per valutarne la portata e non avrebbe invece avvertito altri settori regionali egualmente interessati, a cominciare da quello della tutela dell’ambiente. I sindaci avrebbero dovuto vietare la pesca e il consumo alimentare nelle aree potenzialmente contaminate con ordinanze tempestive di fronte alla gravità del problema.
WWF e Legambiente ritengono opportuno un intervento della Regione che dovrebbe vietare la pesca nell’intero bacino del fiume Pescara, a tutela della salute umana, o al più consentirla esclusivamente con la modalità del catch and release, cioè con rilascio immediato del pescato. È emersa infine per l’ennesima volta l’esigenza di completare una caratterizzazione da parte dell'ARTA che tuttora, a distanza di anni, risulta ancora incompleta.
Lo studio dell’IZS in ogni caso va ben oltre la questione strettamente legata alla contaminazione rilasciata dal sito di Bussi, ben nota da tempo, ad esempio per i dati riportati nel 2006 dal “Dossier Stop al mercurio”, studio di Legambiente che analizzava gli impianti di cloro-soda ancora con celle al mercurio. Nelle conclusioni del pregevole lavoro dell’IZS vengono infatti sottolineati alcuni aspetti che dovranno necessariamente essere esaminati con attenzione: in primo luogo si sottolinea che lo studio ha preso in considerazione solo alcuni inquinanti che, nel tempo, dovranno continuare a essere monitorati perché altamente tossici. Bisognerà inoltre cercarne degli altri perché sulla base dei risultati sin qui ottenuti gli autori della ricerca ritengono che siano molecole sin qui non individuate quelle che determinano i danni genetici rilevati.
I risultati, benché preliminari e incrementabili, evidenziano comunque un pressante impatto antropico, praticamente sull’intero corso e la necessità di aumentare il deflusso a valle della traversa di Bussi per migliorare lo stato ecologico del fiume. Alla luce di queste esigenza dovrebbero essere riesaminati anche progetti attualmente in esame che prevedono ulteriori gravi impatti sul Pescara (ampliamento del centro commerciale Megalò, casse di espansione in alveo) con inevitabili danni, a breve e a lungo termine, per la collettività.
Va infine considerato che non c’è solo il mercurio: nello studio si sottolinea che “la concentrazione di arsenico è rilevante in tutti i punti di campionamento ed è quindi necessario approfondire l’origine della contaminazione, soprattutto nella sua forma più tossica di arsenico inorganico”.
"C’è quanto basta – sottolineano Legambiente e WWF – perché ci si muova, a ogni livello, creando una cabina di regia che possa esaminare con urgenza le condizioni del maggiore fiume abruzzese fermando ogni progetto che potrebbe peggiorare una situazione già grave: l’IZS ha accertato che è malato. Ora servono approfondimenti diagnostici e cure efficaci. A Bussi come ovunque, cercando di far finalmente prevalere su qualsiasi altro interesse quello della collettività dei cittadini".
L'area del fiume Pescara nei pressi di Chieti nel corso di un sopralluogo effettuato dalle Guardie WWF assieme al Delegato regionale, Luciano Di Tizio (a destra)
© Archivio WWF / L. Biancatelli Enlarge