Aree protette nel GHOA | WWF Italy

Aree protette nel GHOA

I primi passi per salvare le foreste del bacino

In un mondo ideale, le Foreste del Bacino del Congo sarebbero tutelate da una rete di Aree Protette ecologicamente rappresentative ed economicamente sostenibili incluse all’interno di ambienti prioritari (landscape) corettamente gestiti.
Questo sistema potrebbe espandersi dalle Montagne del Ruwenzori, nella parte est del bacino, fino al Golfo di Guinea, grazie a corridoi di conservazione costituiti da foreste gestite in modo responsabile. Nell’esperienza del WWF, questo processo è analogo alla graduale ricomposizione di un puzzle.

Il WWF e le Aree Protette

Nel corso dei decenni il WWF ha svolto un ruolo molto importante nel contribuire a preservare aree naturali da dedicare alla conservazione della biodiversità. Sosteniamo le comunità, i governi locali e gli altri soggetti interessati alla loro gestione per garantire benefici nel lungo termine, un ottimo investimento per il futuro.

Probabilmente uno dei più cruciali progetti del WWF in fase di attuazione a livello globale è quello dell’Iniziativa per le Aree Protette, finalizzata a:
• Promuovere la creazione di nuove Aree Protette forestali.
• Migliorare la gestione delle Aree Protette esistenti.
• Sviluppare uno strumento pratico per la pianificazione della conservazione.
• Svolgere azioni di promozione per la creazione di migliori reti di aree protette.
• Valutare metodologie alternative per la conservazione della biodiversità basata su siti specifici.

Le Aree Protette nel Bacino del Fiume Congo

Di fronte all’aggressione del disboscamento e all’intensa attività di caccia illegale, risulta ancora più importante proteggere le aree caratterizzate da elevati valori in termini di biodiversità.

Tuttavia, è altrettanto importante dimostrare alle comunità locali che l’istituzione delle Aree Protette di fatto finirà con il portare benefici per le loro vite, anche se questo dovesse limitare l’accesso delle popolazioni ad alcune aree precedentemente utilizzate. Nell’Africa Centrale, dove la povertà è onnipresente, questo processo richiede un’attenta valutazione.

Perché creare delle Aree Protette quando le popolazioni hanno un bisogno così forte delle foreste?

Quando vengono istituite alcune Aree Protette, potrebbero esservi delle popolazioni locali che non saranno in grado di accedere alle aree nelle quali in precedenza cacciavano o raccoglievano il legname e gli altri prodotti della foresta. In tal caso sarà necessario trovare soluzioni alternative che potrebbero risultare più costose e onerose, almeno nel breve termine. Ma allora, che vantaggi portano le Aree Protette alle popolazioni locali?

Il modo migliore per spiegare i benefici delle Aree Protette consiste nell’illustrare ciò che accade in loro assenza, o quando i loro confini non vengono rispettati.

Lo scenario che emergerebbe in assenza di Aree Protette

Spesso la caccia è consentita a tutti, e questo decima la fauna selvatica a un tasso superiore a quello della sua capacità di rigenerazione naturale. Le specie cacciate possono arrivare ad estinguersi a livello locale. Con l’istituzione e il rispetto delle Aree Protette le popolazioni di fauna selvatica che vivono al loro interno possono espandersi fino a iniziare a riversarsi nelle aree nelle quali la caccia è consentita.

Nei casi in cui un’area forestata agisce come ‘spartiacque’ ma non è protetta, spesso non vi sono più fonti di acqua potabile, con gravi conseguenze per le comunità locali. Garantire una foresta protetta è la migliore assicurazione di forniture costantri di acque pulite per le popolazioni locali, nel futuro.

Oltre alle garanzie ambientali offerte da un ecosistema in salute, gli eventuali benefici economici o sociali che emergono da tale sistema sono a rischio se l’ecosistema viene esposto a minacce. Un’area protetta garantisce un quadro nel quale è possibile garantire la persistenza nel tempo dell’ecosistema e dei suoi servizi.

Gestione delle aree e degli ambienti prioritari nel Bacino del Fiume Congo

Pensare (e agire) in grande
 Quanto possono resistere le Aree Protette di fronte al solito elenco di minacce, compreso il disboscamento illegale, le violazioni, la caccia agli animali selvatici a fini alimentari e le attività minerarie? La risposta è semplice: non molto a lungo. Fortunatamente, vi sono delle alternative, alle quali si stanno rivolgendo il WWF e i suoi partner.

I limiti delle Aree Protette
Il problema sta nel fatto che molte Aree Protette, la più diffusa soluzione per la protezione della biodiversità, spesso non riescono a raggiungere gli obiettivi prefissati. Spesso sono troppo piccole per sostenere tutta la gamma delle specie e dei processi ecologici, e i finanziamenti (e così anche il personale), sono spesso troppo esigui per la vigilanza all’interno dei loro confini.
Poi vi è il fattore umano, a volte le popolazioni locali contestano la presenza delle Aree Protette, quando percepiscono che le risorse naturali presenti al loro interno non sono più a loro disposizione.

Parti integranti di un’area prioritaria
Ma allora, questo significa che dovremmo rinunciare alle Aree Protette? Niente affatto. Spesso le Aree Protette rappresentano un cruciale punto di partenza per la gestione sostenibile di uno spazio più ampio, un’area prioritaria. E a quel livello possiamo progettare un’area nella quale la conservazione degli habitat e della fauna selvatica, l’agricoltura e l’industria del legno (tra gli altri) possono tutti trovare la loro collocazione.

Cos’è un’area prioritaria?
Per consentire il mantenimento degli ecosistemi, dobbiamo ragionare su larga scala. Parlando di aree prioritarie possiamo immaginare un pacchetto di misure di conservazione nell’ambito del quale il territorio viene utilizzato per una molteplicità di fini, comprese le attività umane e la conservazione della biodiversità.

Il concetto di equilibrio
La pianificazione delle aree prioritarie e del territorio si basa sull’idea di mantenere intatte le aree principali e centrali, proiettando verso l’esterno le crescenti attività e influenze umane.

Come ci riusciamo
Il successo delle misure di conservazione richiede la sostenibilità economica ed ecologica, 2 fattori che spesso appaiono incompatibili tra loro. E allora, come possiamo riconciliarli?

Lo sviluppo di aree e ambienti specifici richiede una conoscenza approfondita delle regioni in esame. Non basta sapere dove si trova l’abbeveratoio della locale popolazione di elefanti, è necessario anche sapere dove sono state rilasciate le concessioni all’industria del legname, quali sono i relativi piani di espansione (se ve ne sono), dove si trovano le coltivazioni e cosa viene coltivato, la rete stradale ecc.
Con queste informazioni inizia a formarsi un quadro generale della destinazione d’uso del territorio. Successivamente svolgiamo un’attenta pianificazione, coinvolgendo tutti i soggetti che potranno risentire degli effetti delle decisioni in materia di gestione del territorio, dalle municipalità ai piccoli gruppi e alle comunità locali, per integrare gli obiettivi della conservazione dell’uso umano del territorio.