Crescita demografica | WWF Italy

Crescita demografica

La curva di crescita che non si ridurrà

Alcune nazioni del Bacino del Fiume Congo sono caratterizzate dai più bassi indicatori di benessere umano al mondo, e dai più alti tassi di crescita demografica e di fertilità.
Dal punto di vista demografico, gli alti tassi di crescita e una popolazione predominantemente giovane caratterizzano i paesi del bacino. Per gli abitanti e per le foreste della regione, le prospettive future appaiono precarie.

Con più del 90% delle famiglie dell’Africa Centrale impegnate in agricoltura e la popolazione umana in crescita a un tasso medio del 2-3% annuo, la domanda di terreni agricoli è in aumento, e così anche la portata del fenomeno della conversione dei terreni forestali.1 Nella Repubblica Democratica del Congo si prevede un raddoppio della popolazione, dai quasi 60 milioni del 2005 a circa 120 milioni entro il 2020.


L’Urbanizzazione e l’agricoltura progrediscono di pari passo

La maggiore domanda di terreni si registra malgrado la veloce urbanizzazione, con tassi superiori al 3% per tutti i paesi della regione, che raggiungono e superano il 5% nella Guinea Equatoriale. Oggi le città più grandi dell’Africa Centrale sono Kinshasa (5 milioni) nella Repubblica Democratica del Congo, e Douala (1,6 milioni) e Yaoundé (1,4 milioni) nel Camerun.

La crescita di queste città contribuisce allo sviluppo economico nell’Africa Centrale, ma sta anche causando giganteschi problemi di povertà e degrado ambientale, non solo nelle città, ma anche nelle aree circostanti.


Quali sono gli impatti della crescita demografica?

  • Intensificazione delle pressioni sugli habitat e le risorse naturali per soddisfare la crescente domanda di spazio, edilizia residenziale e acqua potabile e per usi sanitari.
  • Conflitti tra regimi di proprietà terriera tradizionali e moderni
  • Diffusione delle aree urbane in ecosistemi fragili, incluse le aree in pendenza, soggette ad erosione, le valli o i percorsi di drenaggio naturali e le aree soggette ad alluvioni.
  • Probabile aumento delle spinte migratorie, con l’aumento delle pressioni che spingono le persone a muoversi dalle aree ad alta densità abitativa a quelle a minore densità. Questo a sua volta potrebbe alimentare le tensioni sociali, a fronte dello scontro tra popolazioni indigene e migranti sulla proprietà dei terreni e le autorità. Tali situazioni hanno innescato la violenza, come a Kivu, nella Repubblica Democratica del Congo.


Le prospettive

Nell’arco dei prossimi 50 anni l’Africa Sub-Sahariana diverrà la fonte primaria di proliferazione della popolazione mondiale. Paesi come la Nigeria e la Repubblica Democratica del Congo probabilmente contribuiranno in modo significativo a tale aumento. E a fronte di ondate di immigranti dall’Africa occidentale, anch’esse previste, emerge uno scenario che innescherà un aumento della domanda di risorse naturali.

Malattie infettive

Le malattie infettive fanno ogni anno milioni di vittime in tutto il Continente Africano. Nella loro scia non lasciano solo persone invalide e famiglie devastate, ma anche popolazioni di fauna selvatica decimate e foreste vulnerabili. In quale modo malattie come AIDS, ebola e possono infliggere simili danni?
Ebola
Il virus della febbre emorragica Ebola è una malattia grave, spesso letale, che colpisce gli esseri umani e i primati non umani, come scimmie, gorilla e scimpanzè.2 Questa malattia è uno dei più violenti virus killer noti, che causa la morte nel 50%-90% di tutti i pazienti che ne mostrano i sintomi clinici. Non esiste alcuna cura medica o vaccino efficace per le infezioni da virus ebola.

La casa del killer
Il ceppo naturale del virus ebola sembra trovarsi nelle foreste pluviali dell’Africa, ma non è ancora stato identificato con precisione. La malattia è stata confermata 6 paesi africani: la Repubblica Democratica del Congo, il Congo, il Gabon, il Sudan, la Costa d’Avorio e l’Uganda.3

Come si sparge il virus ebola
Si sospetta che la malattia si diffonda attraverso la macellazione e la lavorazione delle carni di specie selvatiche. Nel Bacino del Fiume Congo, la maggior parte delle recenti epidemie di ebola tra gli esseri umani sono state messe fortemente in relazione con forti morie di grandi scimmie, anch’esse soggette alla malattia.
Purtroppo la drammatica pratica del bushmeat (l’uccisione degli animali selvatici, fra cui le scimmie, a fini alimentari) facilita appunto la trasmissione del virus tra scimmie e uomini.
Sono sempre più forti le prove del fatto che la trasmissione dell’HIV, oltre alla trasmissione di altre malattie virali letali come l’ebola, sia direttamente collegata alla caccia di scimmie e primati e al consumo delle loro carni.

L’impatto del virus ebola sulle grandi scimmie
Nelle aree affette dal virus ebola esistono due grandi scimmie: il gorilla delle pianure occidentali (Gorilla gorilla gorilla) e lo scimpanzé (Pan troglodytes troglodytes).

Nella Foresta di Minkébé, nel Gabon settentrionale, si sospetta che il virus abbia ucciso più del 90% dei gorilla delle pianure occidentali e degli scimpanzé.
Le grandi scimmie hanno bisogno di tempo per riprendersi dai declini della loro popolazione perché hanno ritmi di riproduzione più lenti rispetto a molti altri mammiferi. Ad esempio, in media uno scimpanzé femmina si accoppierà solo dopo i 13 anni di età, e darà alla luce solo 4 o 5 piccoli durante la sua vita (con intervalli di circa 6 anni tra una gravidanza e l’altra), e il 40% degli scimpanzé muore prima di raggiungere la maturità.
Pertanto, se il virus ebola riduce le popolazioni in misura pari fino al 90%, eventuali altre pressioni aggiuntive, come quelle della caccia, potrebbero portare la specie all’estinzione.

HIV/AIDS
L’HIV/AIDS sta causando una grave crisi nell’Africa sub-Sahariana, la regione più duramente colpita al mondo. In tutto il continente circa 28,5 milioni di persone convivono con la malattia. L’HIV/AIDS è stato la causa di 2,2 milioni di morti nel solo 2001, e il bilancio si aggrava costantemente.
L’eredità dell’AIDS/HIV in Africa
Attualmente l’HIV/AIDS è la principale causa di morte nel continente africano (circa 1 decesso su 4). La malattia sta esercitando un peso crescente sulle iniziative dell’Africa finalizzate ad alleviare la povertà della popolazione.

L’Africa Centrale, fino ad oggi relativamente risparmiata
L’Africa Centrale non è la regione più colpita del continente. Nella regione i tassi di prevalenza sono inferiori al 10%, rispetto al tasso del 20% che si riscontra in tutti i paesi dell’Africa meridionale.

Inoltre, vi sono prove sempre più forti del fatto che la trasmissione dell’HIV, oltre alla trasmissione di altre malattie virali letali come l’ebola, sia direttamente collegata alla caccia di scimmie e primati e al consumo delle loro carni.