Le minacce | WWF Italy
 
	© Olivier Van Bogaert / WWF

Cuore Verde a rischio

Problemi nel Cuore Verde dell'Africa

La domanda di legname aumenta, le foreste arretrano, le specie spariscono.
Nelle Foreste del Bacino del Congo un’attività procede a ritmo incalzante: l’estrazione di legname. Il taglio sregolato e spesso illegale delle foreste mette a rischio la fauna selvatica, l’ecologia di questi ecosistemi e l’economia delle comunità locali. Con l’arretrare delle foreste la fauna selvatica sparisce e le comunità locali si impoveriscono.
La Cina, l’Europa e gli Stati Uniti stanno importando enormi quantità di legno provenienti dalle foreste del bacino del Congo. Quest’attività rischia di mettere a serio rischio la conservazione delle seconde foreste tropicali più grandi del nostro Pianeta, che si estende per 1,8 milioni di chilometri quadrati a cavallo di Camerun, Guinea Equatoriale, Gabon, Repubblica Democratica del Congo, Repubblica del Congo e Repubblica Centro Africana.


Le altre minacce che incombono sulle foreste del Bacino del Congo

Attività come l’agricoltura, l’estrazione del legname, la caccia di specie selvatiche a fini alimentari (Bushmeat) e l’estrazione di minerali e petrolio esercitano impatti diretti sulle foreste e la fauna selvatica. La Crescita demografica, i conflitti e le malattie, l’instabilità politica, la carenza di capacità di gestione delle foreste e la scarsa consapevolezza del reale valore delle risorse naturali locali sono alcuni dei fattori che tendono a peggiorare la situazione.

A questi problemi si sono aggiunti di recente i cambiamenti climatici che rischiano di alterare gli equilibri ecologici compromettendo il futuro di queste meravigliose foreste ricchissime di biodiversità.

Un problema crescente è anche quello della costruzione delle strade da parte delle aziende di legname, strade che fornisce ai cacciatori di ‘bushmeat’ la possibilità di accedere in luoghi delle foreste che prima erano inaccessibili. Questo ha condotto a un eccesso di caccia ai danni di specie vulnerabili come il gorilla, l’elefante e il leopardo.

Tutte le grandi scimmie, ovvero Gorilla, Scimpanzé e Bonobo sono in pericolo. Non solo le foreste nella quali vivono sono oggetto di disboscamento, ma questi meravigliosi animali così simili a noi continuano a essere cacciati per le loro carni.


Come ebbero inizio questi problemi

Per comprendere la situazione che si registra oggi nel Bacino del Congo è necessario tornare all’era della colonizzazione straniera. Quando i paesi della regione ottennero l’indipendenza, i poteri coloniali dell’Africa Centrale lasciarono delle fondamenta instabili sulle quali costruire gli stati moderni.

Le strutture economiche favorirono gli investimenti esteri, in particolar modo nell’industria estrattiva, e fu fatto molto poco per aiutare le comunità locali, responsabilizzandole e preparandole ai nuovi impegni.

La divisione politica dei territori africani potrà aver facilitato l’estrazione delle risorse e la riscossione delle tasse, ma al tempo stesso ha gravemente danneggiato le tradizioni in materia di governo e gestione, destinazione d’uso del territorio, reti commerciali e spostamenti delle popolazioni.
Oggi la questione ambientale è un’emergenza importante con cui devono confrontarsi tutti i paesi del Bacino del Congo. La salute degli ecosistemi e una gestione sostenibile e intelligente delle risorse naturali sono le fondamenta di qualunque cambiamento per il miglioramento della vita nel Bacino del Congo.

Deforestazione

 
	© Michel Gunther / WWF
Lenta, rispetto al resto del mondo, ma troppo veloce per l’Africa
Ed ecco le buone notizie. A livello mondiale, i tassi annui di deforestazione nell’Africa Centrale sono relativamente più bassi rispetto ad altre foreste tropicali nel Sudest Asiatico e nel Sud America. La cattiva notizia è rappresentata dal fatto che gli scienziati non sono certi dell’accuratezza di questi dati. 

Secondo la FAO, durante i 10 anni compresi tra il 1990 e il 2000 l’Africa Centrale ha perso circa 91.000 km2 di foreste a causa della deforestazione. Nel 2000 si stima che le foreste della regione coprissero 2.403.000 km2. Dal 2000 ad oggi nel cuore del Bacino del Congo vengono distrutti ogni anno una media di 700.000 chilometri quadrati di foreste. Una superficie troppo grande per garantire la conservazione di questo incredibili ecosistemi!

Gli scienziati pensano che tra 50 anni saranno rimasti solo pochi grandi spazi di foresta relativamente incontaminati e che entro il 2030fino al 30% delle foreste sarà sparito in questi incredibili territori.

Nei Paesi dell’Africa Occidentale e Centrale il degrado delle foreste ha già trasformato alcune aree in praterie e savana o aree di savana degradata.

Quali sono gli impatti della deforestazione?

  • Perdita di legname per l’industria forestale
  • Perdita di biodiversità
  • Desertificazione
  • Cambiamenti climatici
  • Cambiamenti degli ecosistemi e del clima basati sull’alterazione delle precipitazioni a livello locale e di altre componenti del ciclo idrico.

Il bracconaggio e la caccia di specie selvatiche a fini alimentari

La tragedia delle foreste pluviali ridotte al silenzio
Una scimmia risale lentamente un albero, si guarda attorno e si riposa su un ramo. Risuona un colpo di fucile. La scimmia cade a terra. Due uomini raccolgono l’animale morto, lo legano a un palo e lo riportano al villaggio per venderlo immediatamente.
Questo drammatico episodio si perpetua 10, 100, 1000 volte nelle foreste del Bacino del Congo mettendo a rischio la sopravvivenza di molte specie di scimmie e non solo.
Oggi il commercio della carne di specie selvatiche a fini alimentari (bushmeat) è una delle prime cause della perdita di biodiversità nelle Foreste del Bacino del Congo, una crisi che decima un gran numero delle meravigliose specie di questi territori: dai grandi elefanti ai piccoli primati.
Il wwf è da sempre in azione per contrastare e trovare soluzioni sostenibili alla caccia di specie selvatiche a fini alimentari.

Attività mineraria

La forte domanda di minerali è una minaccia per foreste e fiumi.
 Le terre del Bacino del Congo contengono risorse minerali molto importanti, compreso petrolio, ferro, rame, manganese, uranio e anche diamanti e oro. Queste risorse garantiscono significativi introiti ai paesi della regione.

L’impatto dell’industria mineraria sul Bacino del Congo è crescente. Gli elevati prezzi dei minerali e la domanda sostenuta (soprattutto dalla Cina) incoraggiano lo sfruttamento dei depositi di minerali, anche quelli che prima non erano economicamente sfruttabili. E le aziende sono sempre più interessate a investire significative risorse nello sviluppo dei campi minerari. Per essere realizzabili, questi progetti hanno bisogno di essere accompagnati da grandi infrastrutture come strade, ferrovie e centrali elettriche.

Impatti diretti e indiretti

Tuttavia, l’industria mineraria è una minaccia per gli ecosistemi forestali e le risorse idriche, anche nelle aree protette e di maggiore valore per la conservazione. Questo non solo per gli impatti diretti come la deforestazione, l’inquinamento e il degrado delle risorse naturali, ma anche a seguito degli impatti indiretti come nel caso dello sviluppo delle infrastrutture.

Tra le infrastrutture connesse all’industria mineraria vi sono le strade (e le ferrovie) che forniscono accesso ai siti minerari, e per il trasporto dei minerali e dei materiali di scarto dai siti. Le strade consentono l’accesso ad aree intatte e remote, che può causare l’aumento del bracconaggio e della caccia di specie selvatiche a fini alimentari. Inoltre queste infrastrutture spesso tagliano e frammentano gli habitat naturali, limitando le possibilità di movimento della fauna selvatica e riducendo i flussi genetici.

Oltre alle attività minerarie, anche i campi dei minatori producono rifiuti e inquinamento che possono danneggiare gli habitat circostanti e/o defluire nei corsi d’acqua e impattare aree anche molto distanti dai siti minerari.

Attività minerarie e artigianali

 Le Attività minerarie artigianali (oro e diamanti), prevalentemente non regolamentate, rappresentano un’importante fonte di reddito per molte comunità nel Bacino del Congo. Tuttavia, l’invasione di grandi gruppi di minatori artigianali nelle aree protette o nelle loro vicinanze è una seria minaccia per la biodiversità.

Applicazione delle leggi carente

Alcuni paesi del Bacino del Congo hanno attuato misure attive per la conservazione della loro ricca biodiversità, tuttavia questo potrebbe non essere sufficiente alla luce degli interessi finalizzati allo sviluppo economico. La mancata applicazione della legislazione e lo scarso monitoraggio, inoltre, indeboliscono le iniziative finalizzate alla conservazione. Gli interessi sovrapposti e in conflitto tra lo sfruttamento a fini minerari e quello a fini forestali aggravano ulteriormente la situazione. Purtroppo, la maggior parte dei paesi della regione non dispone della volontà politica o delle risorse per garantire un approccio integrato alla gestione delle risorse naturali.

Nella Repubblica Democratica del Congo l’estrazione dei minerali ha inoltre contribuito a conflitti violenti, alimentati dalla corruzione connessa ai profitti derivati dalle risorse minerarie, pratiche ambientali dannose e mancato rispetto dei diritti umani.

Mancanza di standard internazionali

Pur essendovi nel settore minerario aziende leader nel campo della sostenibilità, non vi sono (ancora) standard per le pratiche migliori accettati a livello internazionale. Pertanto, è difficile inchiodare le società minerarie alle loro responsabilità per gli impatti negativi sul piano sociale e ambientale.

Pianificazione e governance partecipative

Le tecnologie più avanzate non bastano a gestire e ridurre gli impatti delle attività minerarie. Per migliorare la situazione è necessario garantire una pianificazione e una governance integrate e partecipative, che tengano conto degli interessi in materia di sviluppo ma anche di conservazione.