Lo sfruttamento del petrolio | WWF Italy

Lo sfruttamento del petrolio

L'oro nero contrapposto all'oro verde

L’area del Bacino del Congo si estende sopra e in prossimità di grandi giacimenti di petrolio. Con il costante aumento della domanda globale di petrolio aumentano anche le pressioni per l’estrazione dell’Oro Nero. Ma cosa significa questo per l’Oro Verde, e cioè per le foreste?

 Virunga sotto minaccia

L’estrazione del petrolio è un’attività molto importante in gran parte del Bacino del Congo e in particolare le economie della Guinea Equatoriale, del Gabon, del Congo e della Repubblica Democratica del Congo dipendono fortemente dall’oro nero.2

Nel passato la Francia dominava nella regione, nel settore del petrolio e del legno, mentre oggi sono gli Stati Uniti i principali importatori del petrolio di quest’area. Ma la Cina sta recuperando terreno, ed è un concorrente sempre più agguerrito.3

Le pratiche di estrazione del petrolio variano da un paese all’altro, e tra una società e l’altra, ma nella gran parte dei casi gli impatti ambientali e sociali legati all’estrazione del petrolio sono gravissimi.
  • Rischi di gravi fuoriuscite di petrolio nelle foreste e in mare in fase di carico e trasporto
  • Occasionali e inadeguate chiusure di impianti di trivellazione e oleodotti
  • Bracconaggio e caccia di specie selvatiche a fini alimentari, dopo le aperture dei nuovi impianti di trivellazione
  • Aumento dei conflitti e dell’instabilità politica legati ad una distribuzione non equa e non legale dei ricavati del petrolio

Il caso Virunga

Il Parco Nazionale del Virunga accoglie quasi 8000 km2 di foresta che si snodano lungo il tratto più settentrionale della rift valley e si arrampicano su fino alle montagne del Ruwenzori –chiamate montagne della luna per il bianco dei ghiacciai perenni. Qui vivono, secondo le stime, gran parte degli ultimi 880 esemplari di gorilla di montagna, in una foresta magica di nebbie e di orchidee, in alcuni tratti ancora inviolate – in una grandissima diversità di ecosistemi tra cui vulcani, grandi laghi e savane. Ma questa è anche una terra di stupri e saccheggi, di bambini soldato e profughi affamati. Un territorio dilaniato da violenze e da guerre (secondo l’ONU i conflitti che hanno stravolto questo angolo del mondo, per cui si conta la perdita di oltre 4 milioni di persone per ferite, fame e malattie, sono da considerarsi la più grande catastrofe umana dopo la Seconda Guerra Mondiale) sfruttato per l’estrazione di oro, coltan, diamanti e ora anche del petrolio. Già prostrato dalle vicende di guerra, il
Parco del Virunga è costretto ad affrontare una nuova, gravissima emergenza.
Il Virunga ha infatti la “colpa” di affondare le sue radici in un probabile bacino di oro nero. E così alcune grosse industrie di petrolio hanno già acquistato delle concessioni per l’esplorazione petrolifera. Permessi che ricadono proprio all’interno del parco, per circa l’85% della sua estensione.
Il WWF si batte per contrastare l’attività esplorativa ed estrattiva che avrebbero un impatto catastrofico sulle comunità locali, sull’ambiente e sui
pochi gorilla di montagna rimasti.
Le attività esplorative ed estrattive avrebbero un impatto catastrofico sulle comunità locali e sull’ambiente. Il Parco del Virunga così come gli ultimi gorilla di montagna sono e devono rimanere un patrimonio inviolabile dell’Umanità presente e delle generazioni
Salvare il gorilla di montagna significa salvare il Cuore Verde dell’Africa, la sua straordinaria natura e i villaggi e le comunità che vivono nel Parco. Oggi più che mai il destino del Parco e di tutti i suoi abitanti è nelle nostre mani.
Lo sfruttamento del petrolio nel Parco del Virunga è un’azione inaccettabile. In primis perché questo parco è stato individuato come World Heritage – ovvero come Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco – e, in quanto tale, deve rimanere inviolato, ma anche perché l’economia del petrolio annullerà tutto quello che in questi anni è stato fatto dal parco, ovvero un modello di green economy basato sul turismo verso i gorilla di montagna e su una più generale crescita culturale ed economica delle comunità locali. Il parco non ha solo creato un vero e proprio indotto per le persone che vivono in questo territorio ma ha anche creato scuole ed ospedali, sempre e soltanto coinvolgendo direttamente la società civile, che sopravvissuta alle tante tragedie, ha voluto riprendere in mano il proprio destino proprio da questo luogo.

Se le industrie del petrolio entreranno nell'area protetta:

  •  DIBOSCHERANNO e distruggeranno ettari ed ettari di foreste;
  • FACILITERANNO l’uccisione dei gorilla: le nuove strade consentiranno l’ingresso ai bracconieri;
  • INQUINERANNO le acque in modo irrecuperabile e nel Parco del Virunga ci sono preziosi bacini;
  • DISTURBERANNO la vita dei gorilla con l’uso di dinamite e di onde sismiche;
  • AUMENTERANNO, attraverso la creazione di profitti più o meno leciti, i conflitti e le guerre sul territorio.