Le foreste di Sumatra | WWF Italy

Le foreste di Sumatra

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Tigre di Sumatra, Indonesia.
© Frédy Mercay / WWF

L'ultima casa per la tigre di Sumatra

Da poche settimane si è ufficialmente concluso l’anno della tigre e la comunità internazionale si appresta a festeggiare l’apertura dell’anno delle foreste. Per il WWF ma per la stessa ecologia della specie tigre e foreste sono un binomio indissolubile, la tigre senza le foreste non può sopravvivere e questo è ancora più reale e indiscutibile se si parla della tigre di Sumatra.
Sumatra era un tempo una isola verdissima, lussureggiante e coperta di foreste da nord a sud, da est ad ovest, uno smeraldo incastonato tra l’oceano indiano e l’oceano pacifico. Negli ultimi decenni la deforestazione ha cambiato il volto di questa isola, solo tra il 1985 ed il 2008 sono andati persi 12,5 milioni di ettari di lussureggianti foreste tropicali e sotto l’avanzata dei caterpillar finanziati dall’industri della carta e dell’olio di palma molte migliaia di specie sono dovute arretrare, intere popolazioni si sono perse per alcune come la tigre lo spazio vitale si è ridotto sempre di più.

Negli anno 70 si stimavano essere presenti almeno 1000 tigri di Sumatra sull’omonima isola, una popolazione che in soli 20 anni, negli ani novanta, era più che dimezzata e oggi si è unanimi a stimare l’attuale popolazione in non più di 350/400 esemplari, una lenta discesa verso quel baratro che è l’estinzione. Per salvare questa rara sottospecie l’Indonesia si è impegnata a rafforzare il controllo del bracconaggio, della deforestazione e del mercato di parti e prodotti, ma dalle parole ai fatti c’è una differenza e gli esempi degli ultimi anni non ci confortano. Questa unica popolazione di tigre è incalzata dai bracconieri fino nel cuore delle aree protette e sempre più incalzata dai processi di deforestazione selvaggia che le stanno sottraendo da sotto le zampe il terreno dove cacciare, riposare, partorire ed allevare le nuove generazioni. La rapida e irrefrenabile distruzione delle ultime foreste di Sumatra, per fare posto a sterili piantagioni di Olio di Palma o di Acacia per la produzione della polpa per la carta, sono la maggiore minaccia per la tigre ed uno dei più gravi problemi che giorno dopo giorno la comunità scientifica ed il mondo ambientalista sono impegnati a contrastare. Una guerra contro logiche economiche che travalicano i confini dell’Indonesia, che si scontrano con i mercati internazionali, che soggiacciono alle leggi dell’economia, dove spesso i diretti interessati negano le loro responsabilità, il filo del problema si perde nella nebbia e nessuno riesce poi più a trovare le vere responsabilità, come cercare di intervenire. Eppure la responsabilità di questa tragedia è un pò in noi tutti, è condivisa tra chi specula e chi consuma, certo non equamente, ma ancora più responsabili lo siamo quando ci rechiamo al mercato senza sapere discernere, non differenziando tra un prodotto di legno certificato e uno no, non guardando da dove proviene quella polpa, se quella carta su cui scriviamo è prodotta da ditte come la APP o da chi pone attenzione alla sostenibilità. Quando non distinguiamo tra un olio vegetale e un altro ed accettiamo che per i suoi bassi costi di mercato l’olio di palma inondi i nostri paesi, non riuscendo a collegare la deforestazione selvaggia di quelle foreste tropicali per fare posto alle piantagioni di olio di palma alla merendina che i nostri figli consumano in un attimo di riposo, siamo gli attori di questo dramma che sta condannando la tigre, come l’0elefante, come l’orango e migliaia di altre specie animali e vegetali.

Camera Trap

Questo il video girato da una camera trap sull'isola di Sumatra.