Scarichi in corpi idrici | WWF Italy

Scarichi in corpi idrici

Ho notato in un lago o fiume o mare scarichi che stanno inquinando, provocando ad esempio la formazione di pellicole di schiuma?


Quali sono le leggi che tutelano le acque pubbliche?
Dalla legge Merli al D.lgs n. 152/2006: attualmente in materia di inquinamento idrico bisogna far riferimento alla parte terza del D.Lgs n. 152/2006 o “Testo Unico”.
 Come la precedente “legge Merli” (319/76) anche l’attuale decreto purtroppo non “proibisce” l’inquinamento idrico ma lo “regola”. Esistono, quindi, dei livelli di massima tollerabilità degli elementi inquinanti nelle acque, entro i quali l’inquinamento è ritenuto accettabile. Nell’articolo 73 (comma 2 lettera c), tra gli strumenti indispensabili per la tutela delle acque, abbiamo appunto  la definizione e il rispetto dei valori limite fissati per gli scarichi. Se vengono superati i valori limite si commette “reato”, mentre al di sotto di essi l’inquinamento provocato da uno scarico è quindi ritenuto “accettabile”.

Alcune definizioni
Art. 74
   Comma 1
ff) scarico: qualsiasi immissione effettuata esclusivamente tramite un sistema stabile di collettamento che collega senza soluzione di continuità il ciclo di produzione del refluo con il corpo ricettore in acque superficiali, sul suolo, nel sottosuolo e in rete fognaria, indipendentemente dalla loro natura inquinante, anche sottoposte a preventivo trattamento di depurazione. Sono esclusi i rilasci di acque previsti all'articolo 114 (lettera così modificata dall'articolo 2, comma 5, d.lgs. n. 4 del 2008)
oo) valore limite di emissione: limite di accettabilità di una sostanza inquinante contenuta in uno scarico, misurata in concentrazione, oppure in massa per unità di prodotto o di materia prima lavorata, o in massa per unità di tempo; i valori limite di emissione possono essere fissati anche per determinati gruppi, famiglie o categorie di sostanze. I valori limite di emissione delle sostanze si applicano di norma nel punto di fuoriuscita delle emissioni dall'impianto, senza tener conto dell'eventuale diluizione; l'effetto di una stazione di depurazione di acque reflue può essere preso in considerazione nella determinazione dei valori limite di emissione dell'impianto, a condizione di garantire un livello equivalente di protezione dell'ambiente nel suo insieme e di non portare carichi inquinanti maggiori nell'ambiente (lettera così modificata dall'articolo 2, comma 6, d.lgs. n. 4 del 2008).

Comma 2
ll) standard di qualità ambientale: la concentrazione di un particolare inquinante o gruppo di inquinanti nelle acque, nei sedimenti e nel biota che non deve essere superata per tutelare la salute umana e l'ambiente;

La giurisprudenza affronta il problema dell’inefficacia delle norme specifiche sull’inquinamento idrico con delle sentenze che permettono di ricorrere ai cosiddetti “reati satellite”, reati tratti da altre fonti come il Codice Penale.

I “reati satelliti”
Oltre agli illeciti previsti dalla terza parte del T.U. abbiamo:
• Il reato di danneggiamento aggravato in acque pubbliche (art. 635/II comma 3 Codice penale)
• Il reato di violazione del vincolo paesaggistico-ambientale del T.U.
In questi casi eventuale materiale fotografico o video che documenta il danneggiamento delle acque o l’alterazione dei luoghi sotto il profilo paesaggistico e/o ambientale e che può ricollegare l’inquinamento ad una specifica fonte, costituisce una prova penale, anche senza i prelievi e le analisi previste dal T.U.

Le sentenze
• Cassazione Penale - Sezione III - Sentenza del 15 novembre 2000 n. 11710
• Cass. Pen. – Sez. III – sentenza 7 agosto 2001 n. 30836
In caso di grave inquinamento idrico, queste sentenze stabiliscono che è possibile applicare anche il reato-delitto di danneggiamento di acque pubbliche previsto dall’art. 635/II comma 3 C.P.

Cosa posso fare io?

  • Raccogli le informazioni utili e segnala immediatamente l’accaduto, con una telefonata o di persona, ad un organo di polizia giudiziaria (Polizia Municipale o di Stato, Carabinieri etc) affinché possano recarsi sul luogo mentre il fatto sta ancora avvenendo.
  • Scatta foto o filma lo stato delle acque e, se riesci ad individuarlo, il punto ove lo scarico si immette nel fiume o lago o mare. Se si tratta di un fiume sarebbe opportuno scattare delle foto anche più a monte, ove le acque si presentano pulite, e più a valle, ove le acque stanno iniziando a subire l’effetto dello scarico.
  • Dopo la prima e più immediata comunicazione alle forze dell’ordine, puoi scrivere una denuncia o segnalazione da presentare personalmente o inviare via fax/posta a tutti gli organi di polizia, nonché al Comune, alla Provincia e all’Arpa locale.
     

 Le competenze:

Provincia e Comune: secondo il D.L.vo 152/2006 art. 124 comma 7 la domanda di autorizzazione di uno scarico deve essere presentata alla Provincia salvo diverse discipline regionali. Infatti, nel caso della Regione Campania, esiste la Legge regionale n. 4 del 15 marzo 2011 (art. 250) che trasferisce la competenza in materia di autorizzazione degli scarichi ai comuni.

Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale della Campania (A.R.P.A.C.): è un ente strumentale della Regione Campania istituito con legge Regionale n. 10 del 29 luglio 1998.L’Arpac ha anche una funzione di vigilanza e controllo del rispetto delle normative vigenti in materia ambientale.