Deforestazione | WWF Italy

Deforestazione

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Logging site near MinkÈbÈ Forest Gabon
© Michel Gunther / WWF
Ogni anno perdiamo 13 milioni di ettari di foresta. Continuando di questo passo, entro il 2050 scompariranno oltre 230 milioni di ettari di foresta. Un’area più grande delle intere aree forestali di Perù, Repubblica Democratica del Congo e Papua Nuova Guinea messe insieme. È uno dei risultati più evidenti del primo capitolo del Living Forests Report, il rapporto del WWF pubblicato nel 2011 e dedicato alle foreste.

Il rapporto propone un’alleanza tra politici e imprese per un Obiettivo Zero di deforestazione e di degrado forestale entro il 2020, che deve diventare per la comunità internazionale un punto di riferimento innovativo per evitare pericolosi cambiamenti climatici e ridurre la perdita di biodiversità. Mettere al sicuro i nostri polmoni verdi da una deforestazione miope significa infatti anche proteggere il pianeta dai danni del cambiamento climatico. La deforestazione è infatti la terza fonte di emissione di gas serra dopo carbone e petrolio, si legge nel report. Nel 2005 la perdita e il degrado di foreste e torba tropicale ha contribuito a ben il 16% delle emissioni totali di gas serra.

Per raggiungere l'obiettivo "deforestazione 0" sarà necessario ridurre quasi a zero la perdita di foreste naturali o seminaturali. Piantare nuove foreste monoculturali non rappresenta certo, sottolinea il WWF, una compensazione per la perdita di foresta tropicale originaria.

La parola a Jolanda

Yolanda Kakabadse 
	© Francesco Mirabile
"L'obiettivo deforestazione 0 entro il 2020 è possibile, ma bisogna convincere i governi", ci ha detto Jolanda Kakabadse, la Presidente del WWF Internazionale, durante la sua visita in Italia .
"La foresta pluviale, seconda solo all’Amazzonia, finora si è salvata per la sua inaccessibilità, ma non durerà a lungo, perché ogni anno perdiamo 1,5 milioni di ettari. Lavorando a stretto contatto con i governi da un lato, con le imprese dall’altro, perché si riduca al minimo l’impatto ambientale, potremo avere un’opportunità incredibile: rendere il bacino del Congo un motore di sviluppo economico sostenibile per le comunità locali e i Paesi dell’Africa centrale, contribuendo alla lotta ai cambiamenti climatici".

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