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Il WWF per le ultime dune costiere
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Il WWF per le ultime dune costiere

Spiagge verdi a rischio. Le spiagge più affascinanti d'Italia, estate dopo estate, perdono biodiversità. E sabbia. E' ancora possibile salvarle? Il decalogo del WWF.

Dune costiere a Porto Pino, S.Anna Arresi, Sardegna (F.Converio/Archivio WWF)Sono contornate dalle dune e dalle pinete, dove ancora fioriscono i gigli e gli eringi, il profumo è quello del mare e dei ginepri e la sabbia è punteggiata da innumerevoli legni e canne portati dalle mareggiate invernali, alla cui ombra si riparano rarissime specie di coleotteri. 

Stiamo parlando delle sempre più ristrette spiagge "verdi", in genere frequentate da persone interessate - come i soci WWF - alla bellezza e alla pace della natura selvaggia (o quasi). Alcune troppo famose hanno raggiunto livelli di frequentazione decisamente critici per la loro salvaguardia: come Castel Porziano e Capocotta a Roma, la Feniglia all'Argentario, San Teodoro in Sardegna...

Un giglio delle sabbie tra le dune di Porto Pino (F.Converio/Archivio WWF))Queste spiagge sono fragili, non possono e non devono essere gestite allo stesso modo della spiaggia di Rimini, altrimenti perdono biodiversità e fascino finendo per banalizzarsi. Si tratta di ecosistemi fortemente a rischio, i più minacciati secondo il Libro Rosso degli habitat d'Italia del WWF, messi in pericolo anche dai cambiamenti climatici e fondamentali per far fronte al previsto innalzamento del livello del mare: non possiamo permetterci di perderli. 

Il principale pericolo per le spiagge verdi è rappresentato dai gestori delle concessioni balneari. Inevitabilmente il gestore fa quello che ritiene essere il proprio interesse per aumentare clienti. E così anno dopo anno amplierà lo spazio occupato dal proprio stabilimento a scapito della duna e della biodiversità. Il chiosco si ingrandirà, spunterà un nuovo campetto per il beach volley o una nuova fila di ombrelloni o un nuovo magazzino. E se una mareggiata si porterà via qualche metro di spiaggia e qualche ombrellone, bè, allora si sentirà in diritto di recuperarlo spianando un pò di duna. E magari di pretendere dall'ente pubblico rimborsi o costosi interventi di ripascimento. Insomma, i concessionari sono quasi sempre una iattura per le dune costiere e il processo di "riminizzazione" non lascia scampo!

Una palla eccezionalmente grande formatasi con le fibre di posidonia. Sullo sfondo foglie spiaggiate (F.Converio/ArchivioWWF)Eppure... laddove miracolosamente ancora sopravvive una spiaggia verde e si fa avanti un privato per gestirla, difficilmente il Comune e la Regione gli negheranno la concessione, anzi: sarà considerato un benefattore che finalmente renderà "produttiva" quella spiaggia che prima era considerata solo un onere per l'amministrazione.

Abbiamo raccolto in un decalogo i consigli, rivolti a tutti coloro che dovrebbero avere a cuore il futuro delle spiagge verdi: i sindaci che hanno la fortuna di averne qualcuna nel proprio territorio comunale, gli operatori delle spiagge che auspichiamo siano più attenti al piatto sul quale mangiano, infine i frequentatori che possono fare molto facendosi sentire presso i Comuni e sui mezzi di informazione.

IL DECALOGO DEL WWF PER LA GESTIONE DELLE SPIAGGE VERDI >>

 

Così (Rimini)...?Nel 1997 una indagine del WWF ("Oloferne") evidenziò che il 58% dell'intero litorale nazionale era soggetto ad occupazione antropica intensiva; il 13% era interessato da occupazione definita estensiva; mentre il litorale libero da insediamenti occupava solo il 29% della costa. 

Considerando che in questo 29% erano comprese anche le coste rocciose "inutilizzabili", i chilometri di litorali sabbiosi non occupati dall'edilizia o dagli stabilimenti balneari erano davvero pochi.  

...o così  (Sardegna, Costa Verde)?

Secondo l'Atlante delle spiagge Italiane del CNR solo su 700 km - cioè meno del 10% dello sviluppo costiero nazionale e solo circa il 20% di quello interessato da litorali sabbiosi - erano presenti sistemi dunali. E solo il 50% - cioè 350 Km - risultavano allo stato naturale: una media di soli 23 Km per ognuna delle 15 regioni costiere!

Dodici anni sono passati da allora e la situazione di quei 350 Km non è migliorata, anzi: la maggior parte dei sistemi dunali presenta condizioni di sensibile degrado per effetto della pressione turistica, della proliferazione delle concessioni demaniali e per l'ormai generalizzata erosione costiera accelerata anche dai cambiamenti climatici. Come testimonia un recentissimo studio del WWF riguardante le coste siciliane, che per il 63% risultano occupate dal cemento.

GUARDA IL DECALOGO DEL WWF PER LA GESTIONE DELLE SPIAGGE VERDI >>

 

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