Orso bruno (Ursus arctos)
L' orso bruno sopravvive oggi in Italia con due distinte popolazioni. Una presente principalmente nell'area del Parco Nazionale d'Abruzzo Lazio e Molise con una popolazione stimabile in 40-55 individui circa, l'altra sulle Alpi, dove dopo la quasi estinzione della popolazione locale alla fine degli anni novanta grazie ad un progetto di reintroduzione oggi parliamo di una popolazione in crescita di circa 30 individui.
Status e distribuzione di orso bruno
L’ orso bruno (Ursus Arctos) era ben rappresentato in Europa fino agli inizi del XIX secolo. Oggi gli spazi necessari per sostenere una poplazione vitale di' orso bruno sono riscontrabili solo in alcuni paesi in Europa, nei Balcani e sui Carpazi. In Italia queste condizioni sono ancora sufficienti in alcuni settori degli Appennini dove, in un’area gravitante attorno al Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, sopravvive una popolazione di orso bruno stimabile in 40-55 individui circa.
Sulle Alpi negli ultimi anni del secolo scorso , le condizioni ottimali sono venute meno e la popolazione ha fatto registrare una lenta e inesorabile diminuzione numerica. Oggi solo grazie ad un progetto di reintroduzione promosso dal Parco Adamello Brenta e dalla Porvincia Autonoma di Trento si parla di nuovo di un nucleo di orso bruno nel Trentino occidentale, in un’area compresa per la maggior parte all’interno del Parco Naturale Adamello-Brenta. Attualmente, si ritiene che la consistenza del nucleo trentino di orso bruno sia di 25/30 individui (di cui 9 immessi grazie al progetto LIFE).
Il buono stato di conservazione della popolazione balcanica di orso bruno ha quale conseguenza l’espansione verso nord-ovest, in Austria e Italia. Allo stato attuale si può quindi parlare di una piccola popolazione, stimabile in non più di 15/20 animali, che gravita nell’area compresa tra la Foresta di Tarvisio, la Carinzia (Austria) e la Slovenia. Negli ultimi anni alcuni individui di orso bruno si sono spostati in Friuli Venezia-Giulia o Veneto, fino ad arrivare nella Provincie di Pordenone e Belluno dove sembra che qualche animale si sia stabilito in modo quasi costante. La specie è inserita dall'IUCN nella categoria di minaccia LC-Least Concern (a rischio minimo).
Tassonomia e altre informazioni sullo status di orso bruno: vai alla pagina del sito IUCN Red List >>
Biologia di orso bruno
Sulle Alpi la specie di orso bruno è strettamente legata al bosco, anche se questo adattamento è stato probabilmente determinato dalle persecuzioni umane. In questi ambienti frequenta boschi maturi e misti in cui è presente un abbondante e variato sottobosco; tuttavia, per alimentarsi, può visitare coltivazioni marginali di graminacee oppure frutteti. L’ orso bruno è essenzialmente onnivoro, soprattutto vegetariano, anche se non disdegna la carne. Quest’ultima viene rinvenuta soprattutto in primavera quando, grazie al senso dell’olfatto particolarmente sviluppato, riesce a ritrovare carogne di ungulati selvatici travolti dalle valanghe. Dove condivide l’habitat con la lince o il lupo può, a volte, impadronirsi delle prede uccise da questi ultimi. Occasionalmente può predare pecore, capre e bovini.
Nello spettro alimentare dell’ orso bruno rivestono notevole importanza gli insetti (formiche, vespe, carabidi, ecc.); compie anche incursioni negli apiari per cibarsi di api, fuchi, larve e miele. Nel periodo estivo inizia ad alimentarsi abbondantemente cibandosi soprattutto di germogli, erbe e radici. Nella tarda estate e in autunno, quando l’ orso bruno deve costituire le riserve di grasso che gli consentiranno di superare un nuovo inverno, la frutta riveste molta importanza nella sua alimentazione.
Durante il letargo invernale l’ orso bruno può essere parzialmente attivo soprattutto quando le giornate sono particolarmente calde, tuttavia questo periodo viene trascorso comunque senza che esso si alimenti. L’ orso bruno non è un animale sociale e, fatto salvo il periodo degli amori, è sostanzialmente solitario. I piccoli, solitamente da 1 a 3 (raramente 4), nascono in gennaio-febbraio nella tana di svernamento. La femmina con i cuccioli abbandona il ricovero invernale in genere più tardi dei maschi e in questo periodo tende a evitare ogni possibile incontro con questi ultimi che potrebbero diventare pericolosi ed uccidere anche i propri figli.
Conservazione di orso bruno
ITALIA CENTRALE
Studi teorici hanno dimostrato che una popolazione di orso bruno di meno di 50 unità ha il 95% di probabilità di sopravvivere solo per almeno 100 anni! Per avere la certezza di una più lunga sopravvivenza della specie è importante e auspicabile che la popolazione vitale sia composta da un numero di esemplari decisamente maggiore. Nell'area del Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise si stima una buona densità che si aggira su 1 orso bruno circa ogni 25 kmq. Dal momento che non è possibile aumentare considerevolmente la densità è fondamentale che la popoazione arrivi ad occupare stabilmente ulteriori territori in modo da arrivare ad una auspicabile distribuzione delle specie anche in altre aree al di fuori del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. Punto fondamentale è oggi l'eliminazione del bracconaggio ai danni di questa specie, che purtroppo è ancora presente (36% delle cause di mortalità) come dimostrano gli esemplari trovati morti negli ultimi 5 anni. Inoltre il WWF ha recentemente sviluppato con il Ministero dell’Ambiente della Tutela del Territorio e del Mare, un programma di interventi a tutela dell’orso donando, tra l’altro, recinzioni elettrificate ad apicoltori, allevatori e agricoltori, che vivono nel territorio intorno al Parco Nazionale d' Abruzzo, Lazio e Molise
ALPI CENTRALI
Il Parco Adamello-Brenta ha avviato un progetto per l’immissione di diversi orsi bruni, provenienti dalla popolazione slovena, per scongiurare la scomparsa della specie dal Trentino. Sembra infatti piuttosto difficile, anche se non è completamente da escludere, che l’azione di ricolonizzazione spontanea in atto a est possa arrivare, in tempi brevi, fino al Trentino occidentale.
ALPI ORIENTALI
Probabilmente la dinamica di ricolonizzazione spontanea di orso bruno in queste aree rappresenta il fenomeno più importante e interessante della specie in Italia. Sarebbe sicuramente auspicabile avviare una serie di interventi tali da garantire una più veloce ricolonizzazione. 
Il WWF Italia ha sviluppato, tra il 1998 e il 2000, un progetto LIFE per favorire il ritorno dei Grandi Carnivori sulle Alpi, che ha permesso di risarcire i danni provocati dalla specie sugli allevamenti, la realizzazione di opere di prevenzione dei danni (ad esempio recinzioni elettriche per ovili e apiari), interventi volti al miglioramento dell’attività venatoria in alcuni ambiti provinciali, l’eliminazione della pratica di caccia agli ungulati con il segugio, azioni di comunicazione, sensibilizzazione costante dell’opinione pubblica residente nelle aree interessate (e potenzialmente interessate) dall’azione di colonizzazione spontanea.
Bibliografia consigliata
- Tassi F., 1989. Orso vivrai! I libri di Airone. G. Mondadori Ed. Milano, 160 Pp.
- Osti F. & Flaim S., 1993 - L’ orso bruno (Ursus arctos L.) nel Trentino: consistenza e distribuzione nel 1992. 269-276. In:
- Spagnesi M & Randi E. (Eds.), Atti VII Convegno Associazione Alessandro Ghigi per la Biologia e la Conservazione dei Vertebrati. Suppl. Ric. Biol. Selvag-gina, XXI.
- Randi., 1994. Conservation genetics of Carnivores: wolves and brown bears in Italy. INFS. Posters. N° 22
A cura di Carlo Frapporti
Aggiornamento
La consistenza del nucleo trentino di orso bruno è attualmente stimata in 25-30 orsi, popolazione sviluppatasi principalmente dai 9 esemplari che sono stati reintrodotti nell'ambito dei progetti LIFE promossi dal Parco Naturale Adamello Brenta, in stretta collaborazione con la Provincia Autonoma di Tento e l'Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica, e co-finanziati dall'unione Europea (periodo 1996-2004).
Il nucleo che gravita nell'area compresa tra la Foresta di Tarvisio, la Carinzia e la Slovenia è di circa 15-20 individui ma (purtroppo) nessun individuo risulta "stabilito in modo quasi costante" nelle province di Belluno e Pordenone: la presenza, a quanto ci è noto, risulta solamente sporadica.
Benché allo stato attuale non sia stata ancora condivisa una suddivisione sottospecifica completa e definitiva della specie, facendo riferimento ai dati di letteratura più recenti ed attendibili sembra possibile distinguere una sola sottospecie per l'Europa e l'Asia settentrionale: Ursus arctos arctos (Linneus, 1758), che include anche l' orso bruno marsicano.
Filippo Zibordi , 17 gennaio 2006
Gruppo di Ricerca e Cons. dell' Orso Bruno - Brown Bear Research and Cons. Group
Parco Naturale Adamello Brenta - Adamello Brenta Natural Park
www.pnab.it
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