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Stambecco delle Alpi (Capra ibex)
Portato quasi sull’orlo dell’estinzione, lo stambecco delle Alpi nella seconda metà del XIX secolo sopravviveva esclusivamente nel Gran Paradiso, ma grazie a misure di protezione la specie si è potuta conservare e, successivamente, ha mostrato segni di ripresa a partire dagli anni ‘60. In Italia, negli ultimi 10 anni, si è registrato un deciso aumento numerico.

Status e distribuzione dello stambecco delle Alpi
Lo stambecco delle Alpi (Capra ibex) è distribuito sull’arco alpino, in Francia, Svizzera, Austria, Germania e Italia; la specie è stata inoltre introdotta in Slovenia e Bulgaria.
La consistenza stimata di stambecco delle Alpi ammonta oggi complessivamente a circa 31 mila capi, dei quali 10 mila presenti nelle 60 colonie italiane, distribuite in tutte le regioni alpine. Portato quasi sull’orlo dell’estinzione da un sovrasfruttamento venatorio non sempre lecito, nella seconda metà del XIX secolo lo stambecco delle Alpi sopravviveva esclusivamente nel Gran Paradiso con una popolazione inferiore a 100 esemplari. Grazie alle misure di protezione attuate dai Savoia a partire dal 1821, la specie si è potuta conservare e, successivamente, ha mostrato segni di ripresa a partire dagli anni ‘60 per effetto di reintroduzioni e di un ampliamento naturale dell’areale. In Italia, negli ultimi 10 anni, si è registrato un deciso aumento numerico: da circa 5 mila capi ai valori attuali, con un incremento medio annuo dell’8%. La specie è inserita dall'IUCN nella categoria di minaccia LC-Least Concern (a rischio minimo).
Tassonomia e altre informazioni sullo status dello stambecco delle Alpi: vai alla pagina del sito IUCN Red List >>
Biologia dello stambecco delle Alpi
Lo stambecco delle Alpi frequenta aree poste tra 1.600 e 2.800 metri in inverno e tra 2.300 e 3.200 in estate; i quartieri di svernamento sono di preferenza caratterizzati da versanti con esposizione sud-sud-ovest, con pendenze medie di 35°-45°, elevata complessità e frammentazione. Le pareti rocciose e le praterie d’altitudine sono le tipologie fisionomiche maggiormente interessate dalla presenza della specie durante tutto l’anno, mentre le zone rupestri e i macereti vengono frequentati esclusivamente durante i periodi estivi. I vasti complessi forestali chiusi e i ghiacciai rappresentano la principale barriera agli spostamenti dello stambecco delle Alpi, che mostra estrema lentezza nella colonizzazione di nuove aree.
Conservazione dello stambecco delle Alpi
Se da un lato lo stambecco delle Alpi non è più in pericolo di estinzione, le sue popolazioni sono tuttora assenti da parte dell’antico areale: la distribuzione è ancora puntiforme con buone densità di animali solo in aree limitate (in Italia il 50% delle presenze riguarda il solo Parco Nazionale del Gran Paradiso e l’80% degli individui è distribuito nelle province di Aosta, Torino e Sondrio). Solamente in Svizzera le colonie sono numerose e abbastanza omogeneamente distribuite.
La specie è sottoposta sull’arco alpino a diverse tipologie di gestione, che vedono l’attuazione di abbattimenti selettivi in Svizzera, Austria e Slovenia e una protezione totale in Francia e Italia. La discontinuità dell’areale, la lentezza nella colonizzazione spontanea di nuove aree e, in generale, le consistenze ancora ridotte rispetto alle potenzialità del territorio alpino italiano rendono auspicabile una continuazione delle operazioni di reintroduzione.
È in atto una discreta riduzione del bracconaggio e del commercio illegale dei trofei, in passato condizionanti la dinamica e la struttura di alcune popolazioni italiane, anche grazie all’emanazione di normative regionali sulle preparazioni tassidermiche.
Bibliografia consigliata
- Tosi G., Pedrotti L, Scherini G.C., 1997. Pianificazione e controllo di un progetto di reintroduzione: il caso dello Stambecco (Capra ibex ibex) nelle Alpi lombarde. Suppl. Ric. Biol. Selvaggina XX-VII: 155-182.
A cura di Luca Pedrotti
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