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Il WWF ha identificato nel dossier "Incendiometro WWF 2008" le 17 aree più vulnerabili agli incendi estivi e di maggiore pregio naturalistico
Ogni anno contiamo i danni causati dagli incendi misurando numero di eventi, superficie bruciata, estensione media. Contiamo le vittime umane e i danni diretti ad alcune economie, ma occorre contare anche l’enorme danno a medio e lungo termine sulla biodiversità: gli incendi, soprattutto nelle aree più pregiate, eliminano molte specie animali e indeboliscono gli ecosistemi e la loro capacità di fornire i servizi anche per l’uomo.
Per aiutare la macchina operativa nella lotta contro il fuoco, il WWF ha identificato nel dossier "Incendiometro WWF 2008" le 17 aree più vulnerabili agli incendi estivi e di maggiore pregio naturalistico.
Purtroppo la media dei Comuni italiani che hanno redatto il catasto delle aree incendiate è ancora bassissima, circa 1 su 4, ed i vincoli derivanti dalla catalogazione del terreno percorso dal fuoco sono ancora sono inattivi per buona parte del territorio. Il WWF ha voluto porre l’attenzione proprio su queste aree più vulnerabili scrivendo ai 671 Comuni che ricadono nei 17 hot spots per sollecitare l’applicazione di piani di prevenzione e la redazione dei catasti. E’ qui che occorre la maggiore prevenzione contro il consumo del suolo e altre attività, tra cui la caccia e il pascolo, per non impoverire ulteriormente il nostro patrimonio naturale più prezioso. Le parole d’ordine per il WWF sono sono: rispetto delle leggi, non perdere di vista le aree più pregiate e investire in prevenzione facendo tesoro dei buoni modelli già sperimentati.
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