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Incendi, 2007 “ANNUS HORRIBILIS”
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Incendi, 2007 “ANNUS HORRIBILIS”

10.614 incendi, 227.729 ettari bruciati di cui 62.309 in aree protette. Il 2007 è stato definito “l’annus horribilis” per l’estensione e la gravità degli incendi.

La mappa del Parchi in fumo realizzata del WWF  (PDF)Il Corpo Forestale dello Stato ha contato in totale 10.614 incendi, il 50% in più dell’anno precedente, con 23 vittime, 227.729 ettari di superficie percorsa dal fuoco di cui 116.602 boscata. Il 27% di essi ha riguardato aree protette: 62.309 ettari di terreno di cui 34.106 boscati.

Le Aree Protette maggiormente colpite sono quelle della Campania e della Calabria. Ma anche in Abruzzo sono andati in fumo oltre 10.000 ettari di superficie protetta (di cui quasi 6.000 boscati), in Puglia oltre 10.800 ettari (di cui 5.500 boscati). Nel Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano ci sono stati 273 incendi (5.141 ettari, di cui 2.295 boscati) e nel Parco Nazionale del Pollino 147 (6.959 ettari di territorio, di cui 2.952 boscati).
Ancora vive le immagini del Parco Nazionale del Gargano in fiamme dove il fuoco ha interessato oltre 5.800 ettari, di cui 4.280 boscati.

 

Biodiversità in fumo e in fuga: orsi e lupi che scappano dalle fiamme, come avvenuto nel Parco della Majella e nel parco d’Abruzzo. A fuoco i boschi del rarissimo Picchio nero, nel parco di Serre, nel Pollino, Aspromonte e nella Sila. 
Testuggine trinacris a Torre Salsa in Sicilia, e Testudo hermanni a Castelgandolfo nel Lazio rimaste intrappolate nelle fiamme, a simbolo di tutta quella piccola fauna impossibilitata a scappare dalle fiamme.  Nel Parco del Gargano a rischio anche il Capriolo garganico (specie endemica) e nel Parco del Pollino quello di Orsomarso, racchiuso nella sola estensione dell’area protetta.

Guarda la lista delle aree protette andate in fumo >

Focus su tre regioni: Puglia, Sicilia, Calabria >

La riserva di Torre Salsa (Sicilia)I cambiamenti climatici in atto rendono i terreni boscosi sempre più aridi. Ma alla radice ci sono le cause di sempre... >

Il WWF indica proprio le Regioni come enti maggiormente responsabili della  mancata pianificazione e strategia anti-incendi. Non tutte avevano adottato il Piano regionale per la programmazione delle attività di previsione, prevenzione e lotta contro gli incendi boschivi prevista dall'art. 3 della L. 353/00. E ancora, non tutti i parchi si erano dotati degli strumenti di pianificazione. Una pianificazione  che dovrebbe partire soprattutto dal coinvolgimento delle popolazioni chiamate a sentirsi custodi della propria terra.

Il WWF sottolinea l’importanza di una pianificazione, anche quella per la prevenzione degli incendi, come prodotto di un processo che, identificati i valori naturali e le minacce che li insidiano, con un metodo partecipato, riesca a coinvolgere chi vive ed opera sul territorio nell’identificazione delle soluzioni e nell’attuazione delle strategie.

Gli stessi cittadini devono diventare custodi del territorio del parco, e deve aumentare la consapevolezza della ricchezza che questo costituisce. Distribuire a pioggia finanziamenti per rimboschimenti o ripristini, che magari poi vengono realizzati in modo poco compatibile con le peculiarità del parco e con la missione di conservazione della natura, non servirà ad uscire da questo circolo vizioso. Anzi, spesso il meccanismo degli incentivi per i procacciatori di appalti per i ripristini rischia di essere una micidiale ‘miccia sociale’ per gli incendi.

"Se dovessimo pensare ad un capitolo del Piano di Adattamento ai mutamenti climatici per l’Italia, certamente quello della prevenzione dagli incendi occuperebbe un posto importante - ha detto Gianfranco Bologna, direttore scientifico del WWF Italia -. A cominciare dalle strategie di riforestazione dove andrebbero privilegiate le piante più adatte ai climi mediterranei e secchi, abbandonando l’adozione di pini o altre essenze ‘resinose’ ad altissimo rischio di combustione.

Per saperne di più sui benefici delle foreste per l’ambiente  > 

I servizi che gli ecosistemi naturali forniscono all'umanità  >



 

PARCHI IN FUMO
Scheda

 

Ecco un breve elenco dei principali parchi o aree limitrofe colpiti dal fuoco.

Parco Gola della Rossa e di Frasassi
A Trinquelli di Genga sono  bruciati circa 70 ettari. Si aggiungono a quelli andati in fumo il 10 luglio nell'incendio sviluppatosi nel cuore del Parco, nell'entroterra anconetano, che ha distrutto oltre 80 ettari di vegetazione boscata.

Parco dei Monti Sibillini

In provincia di Ascoli Piceno, le fiamme stanno interessando varie localita' del Comune di Roccafluvione (su un incendio esteso su quattro fronti di fuoco di 100 metri.); l'incendio e' contiguo a quello di Acquasanta dei giorni scorsi nell'area dei Monti Sibillini ha provocato centinaia di ettari bruciati. In localita' Borgo di Arquata del Tronto sono andati in fumo oltre 60 ettari, a Montemonaco circa 20 e a Palmiano 10.

Oasi WWF dei Calanchi di Atri
(Provincia di Teramo)
Due roghi in pochi giorni hanno bruciato il cuore della Riserva Regionale per decine di ettari. 

Riserva Naturale Regionale “Monte Salviano”
– Comune di Avezzano (AQ)
Un incendio ha distrutto decine di ettari della Riserva.

Parco Nazionale della Majella
Colpita la zona fra Bussi e Popoli, evacuati gli abitati delle zone fra Collepietro (L'Aquila) e Passo Lanciano (Chieti)

Parco nazionale d’Abruzzo
incendi su piu' fronti a partire da quello scoppiato ieri a 'Vallone Lacerno", al confine del Parco, nel comune di Campoli Appennino (Frosinone) tra Abruzzo e Lazio. Fino ad ora sono andati in fumo 310 ettari di faggeta secolare.

Parco nazionale del Gargano
Un incendio vastissimo che ha distrutto centinaia di ettari di bosco attraversando mezzo Gargano, soprattutto localizzato nei centri di Peschici e Vieste. Nel comune di Vieste (Foggia) il fronte del fuoco era di oltre 500 metri, che via via ha bruciato circa 200 ettari.

Parco nazionale dell’Alta Murgia
Alcuni focolai nel Parco dell’Alta Murgia hanno distrutto oltre 100 ettari

Parco Regionale del Matese e Parco Regionale del Taburno e Camposauro

Nel casertano nelle ultime ore sono andati distrutti piu' di 400 ettari di vegetazione, a Piedimonte Matese, e nel Salernitano, a Baronissi. Diversi gli incendi anche nel Sannio, sul Monte Taburno, a Bonea ed a Paupisi.

Parco nazionale del Pollino
Le fiamme hanno gia' distrutto oltre 2.000 ettari di terreno, di cui 200 di bosco nel Parco nazionale del Pollino. E tutt’ora i roghi sono attivi.

Par
co della Sila
A Monte Mucone, vicino Acri, sono andati distrutti 200 ettari.

Parco nazionale dell’Aspromonte

A Cittanova, comune del reggino che fa parte del Parco, e' ancora attivo un incendio divampato ieri che ha distrutto già 250 ettari di vegetazione e ne minaccia altri 2.000 con un fronte di due chilometri.

Parco Regionale delle Serre

Le fiamme che stanno divorando migliaia di ettari in tutta la Calabria, non hanno risparmiato l'oasi di protezione della fauna del lago Angitola, oasi del WWF, dichiarata Sito di Importanza Comunitaria.

Parco Regionale dei Castelli Romani
Un incendio di vaste proporzioni è divampato sul costone della montagna che sovrasta il
lago di Castelgandolfo. L'incendio ha distrutto 120 ettari di vegetazione nei comuni di Marino, Rocca di Papa e  Grottaferrata.

Parco dell’Etna
Da venerdì scorso ci sono stati alemno 8 grandi incendi che hanno coinvolto una vastissima area a Castiglione di Sicilia e  la zona a monte di Zafferana Etnea, con oltre 400 ettari minacciati almeno 200 ettari già andati in fumo.

Parco dei Nebrodi

Un incendio è divampato anche nel Bosco di Malabotta, nel Messinese.

Parco delle Madonie

Gli incendi tornano a divampare sulle colline attorno a Cefalù, in provincia di Palermo. L'incendio piu' vasto e' divampato a Sclafani Bagni e ha raggiunto il territorio di Caltavuturo, sulle Madonie.  Le fiamme stanno divorando ettari di terreno anche a Polizzi, Villagrazia di Carini, Villafrati, Mezzojuso, Lercara, Contessa Entellina e Giacalone e le zone di Monte S.Calogero (riserva dell'Azienda Foreste), della riserva di Monte Capodarso e il bosco di Santo Pietro, dove sono stati distrutti circa 180 ettari. Le fiamme si sono sviluppate in una zona che era stata risparmiata dagli incendi il 29 giugno scorso: in quell'occasione furono distrutti centinaia di ettari di bosco e di vegetazione.

Riserva Naturale Orientata Isola di Vulcano

Dopo Lipari, le fiamme si sono spostate nella vicina isola di Vulcano. Le fiamme hanno bruciato diversi ettari di macchia mediterranea e stavano per lambire alcune villette. Sono andati letteralmente ‘in fumo’ ettari di praterie, di macchia mediterranea ed anche di specie autoctone. La perdita maggiore è relativa all'avifauna (soprattutto per le specie che avevano nidificato ed i cui piccoli erano in fase di svezzamento ecc.), per i piccoli dei mammiferi e per quelle specie con mobilità limitata come rettili ed invertebrati.

Riserva Naturale Orientata di Torre Salsa

Il fuoco ha attraversato circa 110 ettari di superficie, di cui oltre 90 in zona “A”, interessando soprattutto macchia mediterranea, alcuni uliveti e un’abitazione rurale della parte sud della riserva.


UN FOCUS SU TRE REGIONI, CON UN OCCHIO ALLE OASI DEL WWF IN FIAMME

PUGLIA

Una giornata che la Puglia difficilmente dimenticherà. Camminando si avvertiva sul corpo la sensazione di cento fon, tutti accesi e rivolti verso il proprio corpo.

IL PARCO DEL GARGANO: UNA CATASTROFE ANNUNCIATA

L’immenso rogo che sta percorrendo il Gargano, in quasi tutti i comuni del Parco, rappresenta un catastrofe di proporzioni enormi in quanto ha messo a rischio la vita sia degli abitanti sia dei turisti, causando purtroppo anche delle vittime, e ha mandato in fumo centinaia e centinaia d’ettari di uno dei più grandi patrimoni naturalistici del mondo.

Ma  l’aggressione cementizia senza interruzione che il Gargano sta subendo deve essere considerata parte fondamentale negli eventi drammatici di questi giorni. La maggior parte degli incendi di questi giorni è di natura dolosa ed è noto che il fuoco, quasi sempre, serve a sgomberare il campo da alberi, o altri fastidiosi impedimenti naturali, a vantaggio di nuovi alberghi, ville, pascoli.

Peschici è il comune con il rogo più ampio e disastroso ma contemporaneamente è il territorio da cui le associazioni ricevono il maggior numero di segnalazioni: cementificazioni spregiudicate e aggressive come le lottizzazioni e centri alberghieri sulla costa vanno ad affiancarsi agli innumerevoli abusi edilizi di piccola e media entità, spesso in aree boscate o su suolo comunale.

Un disordine urbanistico sempre più evidente che rappresenta uno dei principali effetti e al tempo stesso una delle cause degli incendi dolosi. È noto, infatti, che la speculazione edilizia e gli interventi di sfruttamento del territorio dopo l'incendio costituiscono una delle ipotesi fondamentali riguardo alle cause dei roghi. Poi il disordine urbanistico contribuisce a sua volta a moltiplicare i fattori di rischio con attività antropiche parcellizzate e fuori da pianificazione e controllo.

La Legge non consente costruzioni o destinazioni diverse (ad esempio pascolo) da quelle in atto prima dell'incendio per almeno quindici anni ed impone, pertanto, ai sindaci di trasmettere, ogni anno, alla Regione e al Ministero dell'ambiente una planimetria del territorio comunale percorso dal fuoco.  La stessa legge, peraltro, impone che in tutti gli atti di compravendita d’aree ricadenti nei territori boschivi distrutti o danneggiati dal fuoco tale vincolo deve essere espressamente richiamato, pena la nullità dell'atto.

Un atto concreto che il Parco può fare per contribuire ad evitare futuri drammatici incendi è di sollecitare i comuni circa l'obbligo di perimetrare e comunicare le aree che hanno subito incendi; evitare giustificazioni pubbliche dell’abusivismo edilizio; promuovere una moratoria sui pareri di competenza circa i progetti di lottizzazione costiera che, proprio nell’ultimo periodo, “premono” per arrivare prima del Piano del Parco che “rischierebbe” di arginare la deregulation urbanistica.

L’OASI DI TORRE GUACETO

La Riserva Naturale marina di Torre Guaceto se l’è cavata senza danni.

L’OASI DI LE CESINE

La Riserva Naturale dello Stato Le Cesine se l’è cavata senza danni, ma aveva subito un incendio di origine dolosa non più tardi di tre settimane fa, probabilmente per arrecare un danno alla gestione dell’area.

L’OASI DI MONTE SANT’ELIA

Un fiume di fuoco ha sfiorato Monte Sant'Elia con un incendio proveniente da molto lontano e che nessuno è riuscito a fermare. Le fiamme hanno lambito la parte sud dell'oasi (terreni affittati, coltivi di poco pregio ambientale) ma miracolosamente, grazie ad una inversione della direzione del vento, hanno deviato e si sono allontanate dagli edifici e dal bosco.

SICILIA

Le fiamme stanno divorando migliaia di ettari in tutta la Sicilia, Nessuna zona risparmiata, dai Peloritani al Golfo di Trapani e dall’Etana agli Iblei. Tante le zone ricadenti nelle aree della Rete Natura 2000, ove sono compresi SIC e ZPS, e le zone ricadenti in riserve naturali e parchi regionali.
Il WWF ritiene che siano insufficienti i mezzi necessari per fronteggiare la sempre crescente delinquenza che colpisce mortalmente il nostro preziosissimo patrimonio ambientale e naturalistico.

Dovrebbe essere, infatti, implementato e ammodernato tutto il sistema dei mezzi antincendio (autobotti, Canadair, elicotteri); dovrebbero essere applicate e rispettate alla lettera le leggi vigenti relative alle aree incendiate, ovvero: divieto di pascolo, di caccia, di costruzione e di rimboschimento;dovrebbe essere tenuto sempre aggiornato, attraverso continuo monitoraggio, l’elenco delle aree incendiate, comprese quelle aree inferiori a 10 ettari di ampiezza.

L’OASI DI TORRE SALSA

Il 24 Luglio, alle 16 anche all’interno della Riserva Naturale Orientata di Torre Salsa, nei pressi del torrente “Cannicella”, è stato appiccato un fuoco nell’area antistante il canneto, nei pressi di uno degli ingressi della riserva. Fino alle 18.30 la forestale non è potuta intervenire perché impegnata su altri fronti, poi partendo dal monte “Cupolone” si è fermato il fuoco che minacciava il bosco di Monte Stella. Nonostante l’intervento, il fuoco ha attraversato circa 110 ettari di superficie, di cui oltre 90 in zona “A”, interessando soprattutto macchia mediterranea, alcuni uliveti e un’abitazione rurale della parte sud della riserva.

Un danno alla biodiversità. Un danno enorme che non si può quantificare prendendo unicamente come parametro gli ettari andati a fumo. La riserva di torre salsa conserva specie relitte o uniche al mondo, fungendo da riserva in cui riprodursi e mantenere integra la catena ecosistemica. Si pensi all’Emys Trinacris, la specie di testuggine palustre siciliana presente solamente nell’isola. Questa specie scoperta da pochi mesi è vive in poche aree umide della Sicilia, tra cui alcune zone della riserva di Torre Salsa, e ieri l’incendio è partito proprio dal torrente ‘Cannicella’.

La flora poi ha subito dei danni incommensurabili, con molti ettari di macchia mediterranea andati a fuoco e numerose specie di Ginepro Fenicio (Juniperus phoenicea L )morte per le fiamme. Anche se il danno maggiore a una singola specie è da reputarsi per la Palma nana (Chamaerops humilis), unica specie di palma europea, di cui sono andate perdute diverse centinaia di esemplari.
Fortunatamente si è salvata la costa e l’ambiente dunale, che a Torre salsa presenta uno delle 10 spiagge più selvagge d’Italia e quindi da salvaguardare ad ogni costo.

CALABRIA

 

L’OASI DELL’ANGITOLA

Le fiamme che stanno divorando migliaia di ettari in tutta la provincia, non hanno risparmiato l’oasi di protezione della fauna del lago Angitola, facente parte del Parco Regionale delle Serre e dichiarata Sito di Importanza Comunitaria. Già nella giornata di domenica il fuoco aveva destato non poca preoccupazione a causa dei numerosi roghi che venivano appiccati. La situazione è però degenerata nella mattinata di lunedì, quando gli incendi hanno interessato la pineta che circonda l’oasi nel tratto parallelo alla statale 110.

Danni ingenti hanno riportato i boschi di Sughera di località Bufalariana, tra Pizzo e Maierato e la collina di Pizzo a monte della Statale 18: diversi ettari di pregiato vigneto e di uliveti sono andati distrutti nel corso della notte, insieme a vaste aree di querceto e  macchia mediterranea alta, creando forte apprensione e rabbia tra gli agricoltori della zona che hanno visto andare in fumo il frutto del loro lavoro.

Nonostante l’impegno e l’abnegazione degli operai forestali, che spesso si trovano ad operare in condizioni di forte pericolo,  il WWF denuncia la vergognosa carenza di mezzi (autobotti, Canadair, elicotteri) e soprattutto la mancanza di una seria politica di prevenzione e di repressione degli incendi, così come richiesto da anni, mediante l’istituzione di una rete di vedette fisse, durante il periodo estivo, in grado di segnalare subito i focolai e intervenire prima che l’incendio diventi incontrollabile.

 

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Vedi anche...

Incendi, come prevenirli (Dossier, Studi, Rapporti)
Lettera su caccia e incendi (Dossier, Studi, Rapporti)
Incendiometro WWF 2008 (Dossier, Studi, Rapporti)
Incendi la mappa delle aree prioritarie (Dossier, Studi, Rapporti)
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