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Bibione: importante successo WWF al TAR

7/8/2008 - Il WWF ha vinto il ricorso al Tar del Veneto contro la realizzazione del “Park Hotel”, in un’area dall’alto valore ambientale e paesaggistico a Bibione

Bibione (Venezia): sentenza favorevole del TAR al ricorso del WWFImportante risultato per la tutela del patrimonio naturalistico italiano: il WWF ha vinto il ricorso al Tar del Veneto contro la realizzazione della struttura alberghiera del “Park Hotel”, situata in un’area dall’alto valore ambientale e paesaggistico a Bibione. I lavori avviati per la  sua realizzazione hanno prodotto un danno finora visivamente impressionante: è stata scavata  una voragine di 5.000 mq per quattro metri di profondità, aggredito le spiagge e la vegetazione circostante, con l’asportazione di migliaia di metri cubi di sabbia. Uno scempio segnalato dai cittadini ed ignorato da alcuni dagli enti preposti al controllo.

La sentenza emessa dal Tar Veneto (n. 1993 del 10.7.2008 ) costituisce, inoltre, un importante ulteriore passo avanti per la giurisprudenza amministrativa e per l’attività giudiziaria ultraventennale del WWF Italia. Il giudice amministrativo ha infatti stabilito che lo strumento urbanistico può e deve tutelare anche il bene ambiente ed il  paesaggio e confermato una linea già segnata da precedenti pronunce, per la quale un’associazione ambientalista è legittimata a ricorrere anche per  provvedimenti riguardanti la materia  urbanistico - edilizia,  per contrastare gli interventi lesivi dei beni ambientali nella loro integralità. Il  Tar del Veneto aggiunge inoltre che, in casi come quello di  Bibione, la legittimazione ad impugnare atti amministrativi, anche di contenuto urbanistico, rappresenta “(…) una più ampia tutela del bene ambientale anche laddove le autorità preposte alla sua protezione non siano capaci di garantirla”. In altre parole, laddove le autorità amministrative non siano in grado di tutelare il bene ambientale, un’associazione ambientalista come il WWF  diventa il custode dei beni pubblici  e delle risorse naturali, anche sostituendosi alle  autorità pubbliche nella  tutela di un patrimonio comune e tutelato anche dalla Costituzione.

L’iter della vicenda è articolato e controverso: malgrado le numerose segnalazioni degli abusi da parte della cittadinanza, i controlli del comune sono risultati insufficienti. Dopo il primo sopralluogo nessuno ha rilevato che lo scavo posto in essere superava i limiti dell’area per la quale era stata rilasciata la concessione; in seguito al secondo sopralluogo, i tecnici comunali accertavano definitivamente che il cantiere e lo scavo oltrepassavano i limiti ma, malgrado ciò, non è stata fatta alcuna segnalazione alle autorità giudiziarie. Mancano ancora all’appello migliaia di metri cubi di sabbia e finora non è dato sapere dagli enti pubblici preposti se il calcolo di tale ammanco sia stato computato o meno.

Bibione è un sito targato EMAS (Eco-Management and Audit Scheme, il sistema comunitario di ecogestione per le imprese e le organizzazioni) e in Italia rappresenta la seconda località turistica balneare per presenze turistiche dopo Rimini. Possiede valenze ambientali importanti  ma, al  tempo stesso, è un territorio dove tutt’ora si propongono modelli obsoleti e speculazioni  edilizie   anni ’70, costosi e che funzionano poche volte all’anno. Analogo risultato a minore costo, è ottenibile con infrastrutture leggere e removibili.

Le complessità procedurali, la molteplicità degli enti preposti al controllo il mancato rispetto delle regole e forti interessi economici, rappresentano una minaccia costante alla conservazione di questi luoghi. Sulla scia di questa triste vicenda e forte del giudizio espresso dal Tribunale Amministrativo Regionale del Veneto, il WWF invita le amministrazioni comunali italiane a rilanciare le località turistiche nel rispetto dell’interesse pubblico e del territorio, e a non misurare la crescita dei siti semplicemente in aumenti di cubatura.

 

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