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Caccia: nessun passo concreto verso la sostenibilità in Toscana.

31/8/2009 - La Giunta approva oggi le modifiche alla legge regionale. Passi indietro anche rispetto al problema della sicurezza dei cittadini. Fucili in azione dappertutto e in qualunque periodo dell'anno, come unica inefficace e dannosa risposta al problema dei danni alle colture.

                                               

La Giunta Regionale della Toscana approva oggi una revisione delle norme regionali sull’attività venatoria (LR 3/94, Legge quadro regionale, e LR 20/02 Calendario venatorio regionale), un passaggio critico per quanto riguarda il futuro della fauna selvatica nella Regione con il più alto numero di cacciatori in Italia. 
A 15 anni dalla stesura della legge precedente, si poteva sperare in una revisione che tenesse finalmente in adeguato conto le esigenze di tutela della fauna e della biodiversità in genere, portando la caccia verso canoni di maggiore sostenibilità. Nulla di questo però è successo.
Le nuove norme regionali, che dovranno passare adesso al vaglio del Consiglio, confermano infatti nel suo complesso l’attuale situazione di evidente insostenibilità del prelievo venatorio e di diffusa e progressiva ‘erosione’ delle norme nazionali introdotte dalla riforma del 1992, ed introducono ulteriori peggioramenti. 

Alcuni aspetti della nuova norma: 

Fucili in azione dappertutto e in qualsiasi periodo dell’anno (salvaguardia della biodiversità e sicurezza dei cittadini calpestate per favorire chi vuol cacciare in ogni periodo con la mistificazione di un salvataggio dell’agricoltura che non potrà mai avvenire con queste modalità).
Il problema dei danni alle colture agricole viene affrontato solo e soltanto con il fucile. La Regione ha infatti estremamente semplificato le procedure per attivare abbattimenti e battute di caccia fuori stagione e anche in aree di divieto e nello stesso tempo ha ridotto i controlli sul campo. Sarà infatti possibile effettuare battute di caccia al cinghiale in periodo di caccia chiusa senza più necessità della presenza di una Guardia Provinciale ma semplicemente alla presenza di una Guardia volontaria delle Associazioni venatorie (con quale affidabilità e con quale competenza?). Non ci sarà inoltre bisogno in buona parte dei casi del parere dell’ISPRA, Istituto scientifico che la legge nazionale indica come deputato a regolamentare questo tipo di attività. Sarà possibile anche per cacciatori qualsiasi utilizzare trappole ‘selettive’ per catturare la fauna (con quali controlli?).
Tutto questo determinerà una situazione incontrollabile di attività venatoria diffusa tutto l’anno e su tutto il territorio con grave danno per la fauna selvatica (danno diretto per possibili abbattimenti anche di altre specie; danno indiretto da disturbo) e con evidente maggiore rischio di incidenti a carico dei cacciatori stessi e di tutti i cittadini, che in ogni momento in campagna potranno a loro insaputa trovarsi in mezzo ad una battuta di caccia con armi pericolosissime come quelle utilizzate per gli ungulati.
La giustificazione addotta è l’emergenza dei danni alle colture agricole, ma è dimostrato ormai da decenni di esperienza come i cacciatori non  hanno mai risolto questo problema, anzi lo hanno causato (immettendo in ogni dove i cinghiali dell’Est-Europa) e lo hanno mantenuto e lo stanno mantenendo (foraggiando questi animali e gestendoli in modo tale da mantenere e incrementare il serbatoio del loro passatempo sparatorio).
La strada da seguire era un’altra, cioè coinvolgere in modo diretto il mondo agricolo (nell’ottica dell’azienda agricola multifunzionale) con attività di cattura, togliendo ai cacciatori il monopolio della gestione degli ungulati. Ma evidentemente non si cercano vere soluzioni e si seguono altre priorità (quella di ingraziarsi i voti dei cacciatori). 

Vigilanza sul campo: a qualcuno non piace che ci siano i controlli

La nuova legge regionale incredibilmente dispone una riduzione delle già scarse forze di vigilanza sul campo. Infatti vengono escluse dalla possibilità di vigilare sulla caccia le Guardie zoofile volontarie, che pure hanno competenza in materia per norme nazionali. Inoltre, nella prima stesura del testo, addirittura le stesse Guardie Ambientali Volontarie (GAV) attive in Toscana da oltre 10 anni grazie ad apposita legge regionale, venivano esautorate dalla possibilità di vigilare sulla caccia (con uno strano concetto: tutte le altre materie ambientali sì, ma la caccia no). A seguito delle proteste del WWF e di altre associazioni, sembra che almeno questo sia stato però corretto nell’ultima versione del testo. 

Finanziamento pubblico delle Associazioni venatorie

Accanto a una corretta possibilità di accedere a cofinanziamenti per progetti finalizzati di conservazione dell’ambiente tramite apposito bando aperto a soggetti comprendenti le associazioni venatorie, ambientaliste, agricole, le pubbliche amministrazioni e le università, la nuova legge regionale prevede un clamoroso finanziamento pubblico alle associazioni venatorie (introdotto in Toscana con una leggina da un anno e adesso a pieno confermato) a cui andrà il 2% della cifra derivante dalle tasse venatorie semplicemente per le proprie attività e iniziative istituzionali (!!).

Avifauna migratoria: continua una caccia insostenibile

Continua la non tutela dell’avifauna migratoria, patrimonio della comunità internazionale e caratterizzata da situazioni di sempre maggiore difficoltà. A nulla sono servite le tante proposte portate avanti in questo senso dal WWF. Si continuerà a fare la preapertura, le settimane di caccia alla migratoria (5 giorni consecutivi di caccia a settimana nel periodo del passo), ad usare i richiami vivi, a potersi spostare su tutto il territorio regionale in barba al legame cacciatore-territorio. Continuerà l’inadeguata tutela dei valichi montani e (salvo ripensamenti dell’ultima ora) non è stato introdotto neppure il divieto di utilizzo delle munizioni di piombo in tutte le zone umide (attualmente vigente solo per le Zone di Protezione Speciale per norma nazionale), dove ciò determina la morte di un enorme numero di uccelli acquatici per intossicazione. Invariati anche i carnieri (20 capi al giorno per cacciatore) e in pratica confermata la norma che rende assolutamente incontrollabile il numero degli abbattimenti (modalità di segnalazione sul tesserino). A differenza infatti che per la stanziale i capi di migratoria non devono essere segnati subito dopo l’abbattimento sul tesserino ma solo a fine giornata e questo evidentemente facilita abusi e irregolarità. A seguito delle richieste del WWF, nella prima stesura del testo questa anomalia era stata corretta, ma poi (a seguito del no dei cacciatori) si è tornati alla situazione precedente (con una ridicola ‘miglioria’, cioè la necessità di segnare i capi abbattuti a metà e a fine giornata di caccia, cosa che evidentemente nulla cambia nella possibilità di violare i limiti di carniere).
Unica nota positiva l’esclusione dalle specie cacciabili del Combattente, piccolo uccello migratore, frequentatore delle zone umide, per il quale da anni non solo il WWF ma anche il mondo scientifico richiede la completa tutela per la sua situazione di grave declino a livello italiano e internazionale. 

Sicurezza (per cacciatori e non cacciatori): nulla di fatto

Morti e feriti ad ogni stagione (sia cacciatori che non: l’anno scorso in Toscana ci sono stati almeno 4 morti da caccia, di cui uno era una persona che semplicemente cercava tartufi in un bosco) non impensieriscono evidentemente i nostri governanti. Nonostante pressanti richieste in questo senso della nostra Associazione, praticamente nulla in questo senso è stato inserito nelle nuove norme regionali, salvo il fatto che i cacciatori partecipanti a battute al cinghiale dovranno indossare ‘indumenti ad alta visibilità’.
Si sarebbe invece potuto inserire precise disposizioni sulla programmazione e sulla pubblica informazione sulle battute di caccia al cinghiale (piuttosto che andare verso l’attuale deregulation) e sulla preparazione dei cacciatori nel campo della sicurezza, disporre la riduzione dei giorni settimanali di caccia aperta, applicare il divieto di caccia in situazioni di scarsa visibilità (mentre si continua a permettere la caccia un’ora prima dell’alba e, per quanto riguarda gli ungulati, un’ora dopo il tramonto !!), e altre cose ancore.
Nulla di tutto questo e anzi si va verso la caccia tutto l’anno e su tutto il territorio con fucili pericolosissimi come quelli da ungulati (con gittata di oltre 1000 metri), utilizzabili anche alla scarsa luce di un’ora dopo il tramonto. Non resta purtroppo che invitare tutti i cittadini ad uno stato di massima allerta quando si trovino in campagna. 

Guido Scoccianti
Responsabile Settore Caccia
WWF Toscana


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