Dissesto idrogeologico, WWF: agire subito | WWF Italy

Dissesto idrogeologico, WWF: agire subito

Notizie pubblicate su 25 November 2016
Dissesto idrogeologico
© WWF Parma
Sul rischio idrogeologico, come su quello sismico non si può più improvvisare e l’emergenza permanente in aree del paese vulnerabili come la Liguria e la valle del Tanaro implicano un forte coordinamento degli interventi sul territorio, al di là dei semplici confini amministrativi delle regioni, in capo alle Autorità di distretto idrografico e di finanziamenti finalizzati di scopo.
Se davvero il Governo, così come si è impegnato a fare, vuole dare un segnale concreto ci sono tre cose che possono essere fatte da subito:
  1. In primo luogo bisogna basare le priorità di intervento sulla scala di bacino idrografico elaborate dalle Autorità di distretto
  2. Va utilizzata l’intera cifra di 1,9 miliardi di euro della legge di Bilancio 2017 alla prevenzione e all’emergenza idrogeologica e sismica invece di destinare  queste risorse “a pioggia” per interventi non prioritari
  3. Va appoggiato alla Camera l’emendamento salvasuolo al disegno di legge di Bilancio 2017 approvato in Commissione Bilancio su proposta della Commissione Ambiente

DDL Salvasuolo. Secondo il WWF bisogna garantire una corsia preferenziale per il disegno di legge sul consumo del suolo (ora in Senato), che va approvato, con le necessarie modifiche al più presto. La legge vincolerebbe infatti gli introiti ai Comuni derivanti dai proventi delle sanzioni e dai titoli abilitativi edilizi a interventi di risanamento ambientale e contro il rischio sismico e idrogeologico.Non è più possibile infatti che, ancora oggi, si continui nel nostro Paese a canalizzare i corsi d’acqua, a tagliare l’importante vegetazione ripariale e, soprattutto, a consumare suolo (vitale per la sicurezza) lungo i fiumi.

In Liguria quasi un quarto del suolo (23,8%), entro la fascia di 150 metri dagli alvei fluviali, è stato consumato tra il 2012 e il 2015. Si è costruito a ridosso e dentro gli alvei: alla foce del Magra, al confine tra Liguria e Toscana, i centri abitati di Bocca di Magra e Fiumaretta, che si affacciano al fiume, l’uno di fronte all’altro, hanno occupato l’occupabile. In alcuni tratti del Vara, un altro dei fiumi ‘impazziti’ nel 2011, nel 1857 l’alveo attivo era largo 820 metri, nel 1954 era ridotto a 370 e attualmente è circa 140 metri. Non parliamo di Genova, dove i corsi d’acqua sono stati cementificati, canalizzati e “tombati”, cioè coperti, nascosti. Ma non cambia molto in altre regioni, come il Trentino Alto Adige con il 12%, il Piemonte con l’9%, l’Emilia Romagna con l’8,2%, la Lombardia con l’8% o la Toscana con il 7,2% di ulteriore consumo di suolo entro la fascia di 150 metri dei fiumi in questi ultimi 3 anni (ISPRA, 2016).

Dopo il 1994 (a seguito del tragico alluvione che colpì le Province di Cuneo, Asti e Alessandria) ci fu un breve periodo in cui le Autorità di bacino nazionali e quella del Po in particolare, riuscirono ad impostare una corretta pianificazione basata su prevenzione, su un’azione diffusa sul bacino idrografico, attraverso il Piano per le fasce fluviali e il Piano di assetto idrogeologico (2000) e programmi di interventi prioritari coordinati tra tutte le Regioni appartenenti allo stesso bacino fluviali. Non si fece in tempo a consolidare quell’approccio che dal 1999 iniziò la marcia indietro. Da allora, infatti, le Autorità di bacino sono state delegittimate, l’individuazione degli interventi e la gestione dei fondi è tornato in capo al rapporto diretto tra Stato e Regioni, si è agito soprattutto sull’onda dell’emergenza con interventi spesso inutili e controproducenti e ora c’è addirittura la Struttura di Missione “Italia Sicura” sotto la Presidenza del Consiglio che “coordina” i finanziamenti che vanno alle regioni senza avere l’indispensabile visione a livello di bacino idrografico.

Il WWF fa parte di People4Soil una coalizione di associazioni europee che ha lanciato una petizione con l'obiettivo di raccogliere un milione di firme per un'iniziativa di legge popolare europea contro il consumo del suolo.