La partecipazione pubblica | WWF Italy

La partecipazione pubblica

Lo strumento più importante per favorire un approccio alla gestione delle acque secondo principi di solidarietà, ecologia e sostenibilità.

La partecipazione attiva, espressamente richiesta all’art.14 della Direttiva, è in Italia ancora una pia illusione: quasi sempre si fa passare per coinvolgimento degli stakeholders (cioè i coddetti "portatori di interesse", enti o comunità locali) qualche riunione dove le istituzioni presentano voluminosi progetti di piano e dove non è possibile alcun reale coinvolgimento.
Le uniche azioni verso una maggior consapevolezza del significato di ”partecipazione attiva” le promuovono soggetti come il WWF o l’Istituto Superiore di Sanità. (Vedi il dossier WWF: Il governo dell’acqua in Italia: rilancio o crisi?)

Nel Dicembre 2004 a Roma, presso l’Istituto Superiore di Sanità, si è svolto il Workshop nazionale promosso da ISS e WWF "Gli stakeholders e la Direttiva Acque 2000/60/CE. Il ruolo della partecipazione pubblica." L’iniziativa è stata promossa per favorire la consapevolezza della necessità di un coinvolgimento diretto dei portatori d’interesse nella redazione dei Piani di gestione dei bacini idrografici. In particolare si sono affrontati gli aspetti legati all’informazione “adeguata”, le modalità di diffusione di dati e informazioni, la loro disponibilità, reperibilità e affidabilità.

L’informazione adeguata è la condizione primaria per garantire il coinvolgimento nei Piani di gestione di bacino idrografico, ma in Italia dati ed informazioni sulle acque sono ancora pochi ed insufficienti e, quel che è peggio, sono difficilmente reperibili. Da una recente indagine svolta dal WWF Italia su 115 siti internet di istituzioni pubbliche, scientifiche e di altri soggetti direttamente coinvolti o interessati nel governo delle acque, in pochi si ritrovano informazioni sulla Direttiva (22%). Il 74% dei siti presenta informazioni divulgative sull’acqua, ma di questi solo il 46% sono di buon livello. I dati sulle informazioni tecnico – istituzionali riguardanti provvedimenti sulle acque si ritrovano nel 58% dei siti anche se sono il 48% quelli di buon livello. Infine, solo il 20% dei siti presenta dati scientifici.

Dall’indagine e dal seminario di Roma sono emerse l’esigenza di garantire uniformità nei piani di tutela delle acque, di promuovere una nuova cultura per il loro governo, di facilitare la diffusione dei dati e informazioni in possesso di ciascun ente attraverso azioni comuni e condivise. Presupposto essenziale è, comunque, il recepimento della Direttiva europea da parte dell’Italia.
 

La traduzione delle linee guida
 

La Direttiva Quadro acque offre una buona opportunità per promuovere fra gli Stati membri (art.14) la consultazione e il coinvolgimento diretto di cittadini e portatori d’interesse nella gestione delle acque. Per questo sono state redatte delle Linee guida dalla Common Implementatio Strategy (la strategia comune tra gli Stati membri per una corretta ed “armoniosa” applicazione della normativa europea).

Tra queste vi sono le Linee guida sulla partecipazione pubblica in relazione alla Direttiva 2000/60 CE, che non sono vincolanti, ma rappresentano un riferimento ufficiale e autorevole per quanto riguarda l’informazione adeguata, la consultazione e il coinvolgimento attivo di tutte le parti interessate.

La partecipazione non è, ad esempio, un momento di raccolta di osservazioni a progetti di piano finiti, ma un processo più lungo e complesso volto a consentire una reale incidenza nel processo decisionale di tutte le parti interessate attraverso un percorso chiaro, trasparente e condiviso.

Il WWF Italia ha voluto tradurre le linee guida sulla partecipazione pubblica per favorire la diffusione di questo approccio attraverso la divulgazione tra gli enti pubblici (Autorità di bacino, Regioni, Province, Comuni, ATO…) e tra tutti i soggetti coinvolti direttamente nei processi di gestione delle acque (Associazioni di categoria, consorzi di bonifica, associazioni ambientaliste, sportive, culturali….).