Pesca eccessiva e pesca illegale | WWF Italy
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	© shutterstock / Fish Forward

Pesca eccessiva

La pesca eccessiva rappresenta una delle minacce più gravi per la sostenibilità dei nostri mari e di tutte le specie che li popolano.
Il 31 % degli stock ittici globali è sfruttato al di sopra del livello di sostenibilità e il 61% sfruttato a pieno regime. Le condizioni degli stock ittici globali sono allarmanti e sono aggravate da pratiche di pesca non sostenibili, tra cui la pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata, la distruzione di habitat critici e la cattura accidentale di specie minacciate e di giovanili di specie  target.

Nel Mediterraneo la situazione non è da meno, con il  93% degli stock valutati soggetti a  sovrasfruttamento.

Gli esempi più evidenti sono quelli delle acciughe in Adriatico, dei pesci demersali (nasello, triglia, gambero rosa e gambero rosso) nel Canale di Sicilia e del pesce spada: la biomassa dello stock riproduttore per questa specie simbolo del Mediterraneo è circa il 90% inferiore rispetto ai livelli necessari per preservare lo stock.

Attualmente la popolazione mediterranea di pesce spada è soggetta a una mortalità da pesca quasi doppia rispetto a quella che garantirebbe uno sfruttamento sostenibile.

Il problema è urgente e necessita una trasformazione della gestione della pesca, che riduca significativamente la pressione di pesca.  

Il Mediterraneo è un sistema complesso su cui si affacciano più di  21 paesi. E’ fondamentale quindi un approccio regionale alla gestione della pesca che costruisca una strada verso la sostenibilità del settore.

E’ essenziale sviluppare nel settore della pesca una cultura di responsabilità e conformità alle regole e migliorare la raccolta di dati sullo sforzo di pesca e le valutazioni scientifiche sullo stato degli stock ittici. Imprese del settore della pesca,  governi, società civile e tutti gli attori coinvolti devono lavorare insieme e costruire una visione che riconcili la crescita economica con la salvaguardia delle risorse marine.


Pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata (INN)

La pesca illegale è una minaccia complessa e dilagante per gli stock ittici mondiali e per le comunità che dipendono dagli stessi.  Ogni anno, in tutto il mondo vengono pescate illegalmente tra 11 e 26 tonnellate di pesce con perdite annuali totali tra i 10 e i 23,5 miliardi di dollari.

Le stime indicano che le catture INN globali corrispondano a un valore che oscilla tra il 13 e 31 % della produzione ittica dichiarata.  In alcune regioni, questa percentuale arriva addirittura al 40%.

Le disparità e la debolezza dei controlli sulle importazioni in alcuni dei maggiori Stati membri dell’Unione Europea fanno sì che le catture illegali riescano ancora a infilarsi tra le maglie del sistema e a entrare nella filiera UE. Sono queste le conclusioni alle quali è giunta un’analisi condotta dalla  Environmental Justice Foundation, Oceana, The Pew Charitable Trusts e WWF.


Quale futuro per le attività di pesca? 

Riteniamo che, per superare lo stato di declino del Mediterraneo e garantire il futuro della sua attività di pesca, occorre affrontare urgentemente una serie di priorità di governance e di conservazione, quali:
  • Ridurre la mortalità da pesca
  • Regolare lo sforzo di pesca per rispettare la maturità sessuale dei pesci
  • Evitare la cattura di specie indesiderate
  • Includere la pesca ricreativa nelle valutazioni sullo sfruttamento degli stock ittici
  • Migliorare la conoscenza sullo stato degli stock ittici
  • Implementare operazioni di sorveglianza e controllo efficaci
  • Implementare piani di gestione pluriennali basati sull'ecosistema
  • Co-gestione: coinvolgere le parti interessate nel processo decisionale. 

 

Pesca eccessiva in numeri

  • il 31% degli stock ittici globali è sfruttato al di sopra del livello di sostenibilità
  • il 61% degli stock ittici globali è sfruttato a pieno regime;
  • il 93% degli stock valutati nel Mediterraneo è soggetto a sovrasfruttamento.

Pesca illegale in numeri

  • Ogni anno in tutto il mondo vengono pescate illegalmente tra 11 e 26 tonnellate di pesce; 
  • La perdita annuale dovuta alla pesca illegale è calcolabile tra 10 e 23,5 miliardi di dollari; 
  • La pesca illegale corrisponde ad un valore che varia tra il 13 e il 31% della produzione ittica dichiarata; 

La situazione in Italia

L’Italia è il settimo maggiore importatore di pesce e di prodotti ittici, con un tasso di crescita medio annuale pari al 4.7% per il periodo 2004-2014.  A tutt’oggi, si riscontra però una carenza di informazioni relative alle procedure di controllo delle informazioni messe in atto dall’Italia  in virtù del Regolamento INN.

Importiamo circa 350.000 tonnellate all’anno di prodotti ittici seguendo le procedure dal Regolamento INN, piazzandoci in quarta posizione tra i Paesi UE.  

Il Paese terzo dal quale importiamo più prodotti è la Thailandia,  che, nell’aprile 2015, aveva ricevuto un avvertimento da parte della Commissione Europea per il mancato rispetto degli obblighi internazionali  nella lotta contro la pesca INN in qualità di stato bandiera e di lavorazione.  

Stando ad alcuni indicatori chiave, le procedure attuali appaiono inadeguate per identificare e bloccare i prodotti illegali alla frontiera italiana. Nel 2012-2013, l’Italia ha inviato due richieste di verifiche a paesi terzi (non-UE), pari allo 0,003% dei CC di importazione ricevuti.

Diventa quindi necessario armonizzare e rendere più rigorose le procedure di verifica così come l’informatizzazione - entro la fine del 2017 - dei dati contenuti nei certificati di cattura all’interno della UE, per garantire che operatori senza scrupoli non tentino di far passare le loro catture attraverso i porti nei quali i controlli sono meno stringenti.

Le importazioni che entrano nella UE via container sono particolarmente a rischio per le autorità perché le procedure a queste relative non prevedono degli standard sufficientemente rigorosi.