I motivi della campagna | WWF Italy

I motivi della campagna

I segni del passato nell’Italia di oggi
PENSA insediamenti industriali non più utilizzati E IMMAGINA strutture di utilità sociale. TROVA zone commerciali sovradimensionate e semivuote E CREA nuove destinazioni d’uso a misura d'uomo. INDIVIDUA aree e infrastrutture inutili E PROGETTA zone pedonali, aree verdi e parchi giochi.

WWF con RiutilizziAMO l’Italia mira a suscitare un movimento culturale e sociale che serva a reinventare il nostro territorio, riducendo il consumo del suolo. In un nuovo quadro di sviluppo sostenibile, il recupero e riutilizzo delle aree in disuso o degradate può partire dal basso e da iniziative spontanee, e potrebbe avere grandi effetti di incentivazione dell’occupazione giovanile e di freno all’irrazionale e bulimico consumo del suolo che ha caratterizzato lo sviluppo del nostro Paese negli ultimi 50 anni.

Abbiamo bisogno delle tue idee, della creatività delle comunità locali. RiutilizziAMO L'ITALIA è l'occasione per riappropriarti del tuo territorio. Per scegliere e ricostruire lo spazio in cui vivi. Ogni giorno.

Oggi è necessario un cambiamento che serva a recuperare, per quanto possibile, quella identità del paesaggio, quella qualità dell’ambiente, quel benessere sociale, da tutti auspicato e malamente perseguito, attraverso un grande progetto di carattere culturale, economico, sociale e ambientale.

Il grande progetto di recupero dei centri storici

Il nostro Paese ha già dimostrato di essere capace di attivare un progetto di conservazione a grande scala. Pur tra mille contraddizioni, siamo stati e siamo, infatti, i più grandi conservatori e restauratori di beni culturali: da quelli considerati minori, sino ai centri storici più noti. In questa azione di conservazione abbiamo inteso mantenere non le singole opere ma i tessuti insediativi, intervenendo anche sui manufatti di minore valore.

Bisogna ricordare che ciò è successo mentre negli anni ’60, ’70 e ‘80 la cementificazione cresceva paurosamente. Nonostante questa tendenza dominante, dissipatrice del territorio, campagne culturali e sociali posero al centro dell’attenzione il tema dei beni culturali e questo indubbiamente consentì di porre quegli argini entro i quali ancor oggi sopravvivono incredibilmente tratti del “Bel Paese”. E’ stata questa un’idea vincente: per i positivi effetti sulle comunità insediate che si identificano con i contesti storico-ambientali, e quindi culturali, dei loro territori; per l’eccezionalità del patrimonio oggi disponibile; per i posti di lavoro che in modo diretto o indiretto la conservazione di questi beni ha garantito e garantisce.

Il bilancio complessivo che si può trarre oggi di quella esperienza è infatti positivo, non solo perché nella conservazione dei centri storici ha lavorato un rilevante numero di persone (manodopera specializzata, piccole, medie, grandi imprese, progettisti e amministratori), ma perché intere comunità si sono poste l’obiettivo di una gestione diversa e spesso produttiva del patrimonio esistente che a quel tempo era degradato e che da più parti era considerato obsoleto e sostituibile.

Oggi, la sensibilità ambientale, certamente più diffusa che in passato, e un’accresciuta attenzione ai temi della conservazione - anche alla luce di nuove conoscenze e consapevolezze scientifiche - fa ritenere possibile il convergere di idee e di energie nella definizione e realizzazione del più grande progetto di riqualificazione che potrà essere realizzato in Italia, dopo quello per il recupero dei centri storici.

Si tratta di lavorare su quanto di approssimativo e sbagliato è stato fatto, cercando di recuperare quell’energia utilizzata per costruire che è oggi racchiusa nei manufatti, di dare un senso a quelle opere che un senso non lo hanno o lo hanno perso, di ricomporre un paesaggio oggi dequalificato. Ma anche di aumentare la naturalità e quindi la piacevolezza del nostro territorio, eliminando quello che effettivamente non serve, dando spazio ad attività agricole, sociali, e alla natura, ovunque ciò si possa realizzare. 

Riqualificare il nostro territorio: la Campagna RiutilizziAMO l’Italia

La Campagna “RiutilizziAMO l’Italia” vuole contribuire alla realizzazione di un progetto che susciti una diffusa partecipazione popolare ed un movimento culturale in cui le comunità divengano parte attiva a difesa dei beni comuni (ambiente, salute, paesaggio).
Infatti, in un momento di crisi è necessario impiegare al meglio tutte le risorse disponibili, per aiutarci a mantenere e creare posti di lavoro, avviando attività utili per il Paese, attività che rispondano alle necessità delle comunità e che per questo in parte si autofinanzino. Per questo la campagna “RiutilizziAMO l’Italia” vuole contribuire a definire anche un progetto utile alla nostra economia.

Questa enorme quantità di edificato, inutilizzato e sottoutilizzato, che attualmente pesa negativamente sulle potenzialità della nostra comunità nazionale, può rappresentare una risorsa, se viene avviato appunto un grande progetto di recupero e riqualificazione. Una risorsa che può e deve essere valutata in termini energetici (energia grigia), di potenzialità connesse al riuso produttivo o residenziale, di qualità ambientale e culturale.

La Campagna “RiutilizziAMO l’Italia” sollecita la segnalazione di proposte e di progetti creativi che consentano, da un lato, di non riproporre modelli sbagliati e, dall’altro, di interpretare adeguatamente e correttamente i desideri e le necessità delle comunità, promuovendo operazioni che abbiano la capacità di portare risultati concreti anche in termini di incremento di lavoro stabile, oltre che di tutela o incremento della naturalità.

Non è possibile insistere su criteri di crescita materiale, né su industrializzazioni assistite, né su diffuse terziarizzazioni. E’ opportuno compiere una provocazione culturale che permetta di individuare quelle potenzialità creative ed economiche autonome che ogni individuo ed ogni comunità hanno al loro interno e che per troppo tempo sono state umiliate o soffocate da percorsi decisionali e modelli culturali demagogici, dirigistici, speculativi.

Si tratta di stimolare la fantasia, perseguire soluzioni che riconducano all’unità dell’abitare (in cui produzione e residenza sono connessi), trovare soluzioni che possano essere gestite direttamente dalle comunità e che puntino ad una loro autonomia economica, all’aumento della naturalità, al riequilibrio tra popolazione e risorse. 

Un progetto culturale e sociale per il rilancio del Paese

Si tratta di contribuire a promuovere un progetto culturale ricco per quantità e qualità delle proposte, per capacità ideativa, per passione. Un progetto che susciti interesse e che ponga al centro del dibattito l’attenzione a questi temi.
Il territorio del nostro Paese ha subito un modello che purtroppo ha fatto scuola fuori dai nostri confini nazionali: un modello frutto di un percorso di profonda trasfigurazione del territorio, di degrado della natura, di offesa alle comunità locali. L’Italia è l’esempio tipico di cosa possa succedere applicando in maniera sconsiderata un modello economico insidioso e non sempre capace di raggiungere la qualità e l’auspicato benessere. Alte densità insediative, grandi consumi, ingiustificata e caotica mobilità, industrializzazione diffusa sono l’esito di scelte succubi di un’idea di sviluppo che ha messo a dura prova le risorse naturali ed umane.

La Campagna “RiutilizziAMO l’Italia” può essere lo strumento per sperimentare il recupero di un’enorme quantità di manufatti inutilizzati, per perseguire una maggiore naturalità e una migliore qualità del paesaggio, valorizzando nel contempo la comune identità sociale, produttiva e culturale.

Il WWF vuole così contribuire a dare vita ad un progetto culturale organico che consideri complessivamente le disponibilità, le potenzialità del territorio e le progettualità locali creative e che detti le linee operative per il recupero sociale, produttivo, residenziale, naturale, marginalizzando le iniziative estemporanee spesso attivate dall’attesa di elevati profitti derivanti dal recupero di alcune aree e manufatti.

Un progetto strutturale in cui la componente speculativa che aggredisce il nostro territorio sia contrastata e contenuta da una diffusa partecipazione popolare. Da una partecipazione che si appropri e si riconosca nell’opportunità di un Paese riqualificato sul piano sociale ed ambientale e che consenta alle comunità locali di riprendere possesso del proprio territorio, della propria natura, del proprio futuro.