Perchè è importante | WWF Italy

Perchè è importante

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Protea roupelliae Protea flower Fynbos species of Cape floral kingdom Republic of South Africa
© Martin Harvey / WWF
In vista del 2050 è necessario ridurre l’impronta globale dell'umanità entro la capacità dei sistemi naturali della Terra di sostenere la straordinaria presenza della vita e la sua naturale evoluzione.
Stiamo vivendo un’epoca molto particolare dove la presenza della nostra specie ha ormai profondamente modificato l’evoluzione della natura sulla Terra.

Per la prima volta, da quello che sappiamo, una singola specie ha profondamente alterato i sistemi naturali sin qui evolutisi, in una maniera tale da far paragonare la sua azione alle grandi forze della natura che, da sempre, hanno operato sul pianeta.

Si tratta di una situazione senza precedenti e su questa analisi concorda ormai tutta la comunità scientifica internazionale.

Questa consapevolezza deve quindi costituire la base di partenza per ogni iniziativa politica ed economica, resasi ormai necessaria per “cambiare rotta” ai nostri modelli di sviluppo socio-economico.

Il premio Nobel per la chimica, Paul Crutzen, ha chiaramente sottolineato l’eccezionalità dell’intervento umano sui sistemi naturali del pianeta proponendo, nel 2000, di definire l’epoca geologica che stiamo vivendo con il nome di Antropocene.

A differenza dell'Olocene, del Pleistocene, e di tutte le epoche geologiche precedenti, l’Antropocene è caratterizzata anzitutto dall’impatto dell’umanità sull’ambiente. La forza nuova siamo noi, capaci di spostare più materia di quanto facciano i vulcani e il vento messi insieme, di far degradare interi continenti, di alterare il ciclo dell’acqua, dell’azoto, del carbonio e di produrre l’impennata più brusca e marcata della quantità di gas serra in atmosfera negli ultimi 20 milioni di anni.

Inoltre, abbiamo costanti conferme del fatto che il nostro impatto sull’ambiente crescerà. Salvo catastrofi impreviste – e che nessuno si augura – la popolazione mondiale aumenterà ancora e le sue attività agricole e industriali occuperanno aree sempre più vaste. Nell’Antropocene siamo noi il singolo fattore che più incide sul cambiamento del clima e della superficie terrestre.

Non possiamo tornare indietro. Possiamo però studiare il processo di trasformazione in atto, imparare a controllarlo e tentare di gestirlo. Normalmente sono i primi anni dell’Ottocento ad esser indicati come l’avvio dell’Antropocene: la rivoluzione industriale e le sue macchine hanno reso molto più agevole lo sfruttamento delle risorse ambientali.

Una dimensione antropocenica è ben chiara a chiunque studi quotidianamente le dinamiche dei sistemi naturali e gli effetti dell’intervento e della pressione umana su di essi. Tale pressione, infatti, modifica profondamente le dinamiche naturali di tali sistemi, scompagina o forza i loro meccanismi evolutivi, modifica in maniera significativa i flussi di materia ed energia nei metabolismi naturali trasferendoli in quelli umani.

L’entità di questa pressione ha ormai raggiunto scale spaziali globali, che interessano l’intero pianeta, e non più soltanto singole scale locali, e agisce su scale temporali molto ristrette.