L'impronta idrica | WWF Italy

L'impronta idrica

Quando mangiamo un uovo consumiamo 200 litri d'acqua, per un chilo di pasta i litri diventano 1.924

L'impronta idrica è un indicatore del volume totale di risorse idriche utilizzate da un paese per produrre i beni e i servizi consumati dagli abitanti della nazione stessa.Comprende l’acqua, prelevata da fiumi, laghi e falde acquifere (acque superficiali e sotterranee), impiegata nei settori agricolo, industriale e domestico e l’acqua delle precipitazioni piovose utilizzata in agricoltura.

L’Impronta idrica (water footprint) è analoga a quella ecologica: mentre quest’ultima calcola l’area totale di superficie produttiva necessaria a produrre beni e servizi consumati da una data popolazione, l’Impronta idrica calcola il volume totale di risorse idriche necessarie a produrre gli stessi beni e servizi.

L’Impronta idrica totale di una nazione è formata da due componenti: quella interna è la quantità di acqua necessaria a produrre beni e servizi prodotti e consumati internamente al Paese, quella esterna deriva dal consumo di merci importate. L’Impronta idrica di un prodotto è costituita dal volume totale, comprendente l’intera catena di produzione, di acqua dolce impiegata per produrre quel bene stesso.

È quindi interessante conoscere il fabbisogno idrico specifico di differenti beni di consumo, soprattutto per le merci che sono ad elevata intensità idrica, come prodotti alimentari e bevande. Questa informazione è rilevante non solo per i consumatori, ma anche per i produttori, i trasformatori, distributori, commercianti e altre imprese che svolgono un ruolo centrale nella fornitura di tali prodotti al consumatore.

Per esempio, quando indossiamo una T-shirt (che pesa circa 250 gr), in realtà stiamo indossando anche 2.700 litri (l) di acqua. Quando beviamo un bicchiere di vino, beviamo anche 120 l di acqua. Lo stesso per un hamburger, assieme alla carne abbiamo consumato anche 2.400 l di acqua.

Tradizionalmente le statistiche sull’uso idrico sono focalizzate sulla misurazione dell’uso diretto e raramente considerano la zona di provenienza di quel volume idrico. Molti problemi idrici dipendono invece dalla disponibilità locale della risorsa e, dunque, le informazioni sull’origine dell’acqua dolce sono essenziali per determinare la salute ambientale o umana e le implicazioni del suo utilizzo.

Dissipatori d'acqua

 
	© Chris Martin Bahr / WWF

L’abitante medio del pianeta consuma 1.240 m3 l’anno di acqua, l’italiano ogni giorno usa in media 380 litri di acqua solo per gli scopi domestici, quantitativo che aumenta di 17 volte se si considera anche l’acqua impiegata per produrre ciò che mangiamo e indossiamo. Si arriva a 6.400 litri a testa ogni giorno, 2.334 metri cubi l'anno, questa è la nostra "impronta idrica" che ci fa guadagnare il 4° posto per più elevato il consumo individuale, preceduto solo dagli abitanti di Usa, Grecia e Malesia.

Inoltre solo il 49% di quest’acqua proviene da risorse italiane: il 51% arriva dall’estero, incorporata nei prodotti che viaggiano sulle rotte del commercio internazionale.

Il nostro Paese è il quinto importatore d’acqua del pianeta il che vuol dire che sottraiamo acqua a paesi che ne hanno già poca. Quando mangiamo un uovo consumiamo 200 litri d'acqua, per un chilo di pasta i litri diventano 1924. Per indossare una maglietta di cotone ne abbiamo utilizzati 2700. E se per pranzo ordiniamo un hamburger da 150 grammi, dobbiamo sapere che è «costato» 2.400 litri. E' tutta l'acqua servita per far crescere la gallina, per coltivare il grano, il cotone, il foraggio, per sfamare e dissetare un manzo.
 

I problemi idrici sono spesso legati alla struttura dell'economia globale

L'impronta idrica dimostra i legami esistenti tra il consumo di acqua in un luogo e gli impatti sui sistemi di molti altri luoghi del Pianeta. Diversi paesi hanno, infatti, esternalizzato significativamente la propria domanda d’acqua con l'importazione di quei beni ad alta intensità idrica. Ciò determina forti pressioni nelle regioni esportatrici, in cui spesso mancano meccanismi di corretta gestione e conservazione delle risorse idriche.

Lo sai che?

Per calcolare l'impronta idrica
oltre all’acqua direttamente consumata per ottenere un prodotto (materia prima, merce, servizio), occorre considerare anche il volume di acqua necessario per rendere tale prodotto disponibile al consumo (dal reperimento delle materie prime alla loro trasformazione, all’imballaggio, al trasporto), ossia l’acqua virtuale, il flusso nascosto nell’intera catena di approvvigionamento.