La domanda umana e la capacità di carico del pianeta | WWF Italy

La domanda umana e la capacità di carico del pianeta

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Le iniziative globali del WWF lottano per un mondo sostenibile
© Francisco M·rquez / WWF-Spain
Gli ecosistemi e la biodiversità costituiscono la base per la nostra vita sulla Terra. La domanda umana deve adeguarsi alla capacità di carico del pianeta. Gli ecosistemi e la biodiversità costituiscono la base per la nostra vita sulla Terra.
Siamo noi stessi parte della Natura. Senza la costante fornitura di risorse naturali (come le materie prime, l’acqua, l’energia e il terreno fertile), né la nostra economia, né le nostre società potrebbero esistere e funzionare.

La natura fornisce agli esseri umani tutte le risorse necessarie per la vita: energia per riscaldarsi e muoversi; legno per mobili, carta, fibre per l'abbigliamento, materiali da costruzione per le nostre strade e case, cibo e acqua pulita.

L'umanità continua a crescere, abbiamo iniziato il secolo scorso con 1,6 miliardi di abitanti e lo abbiamo chiuso con oltre 6 miliardi di abitanti. Nel 2025 dovremmo raggiungere gli 8 miliardi e si prevede che sorpasseremo i 9 miliardi nel 2050.

Gli oltre 2,3 miliardi di abitanti che si aggiungeranno da qui al 2050, andranno ad ampliare la popolazione dei Paesi cosiddetti in via di sviluppo che si prevede cresceranno dai 5,6 miliardi del 2009 ai 7,9 miliardi del 2050.

La popolazione dei paesi sviluppati si modificherà, invece, in maniera minima passando dagli 1,23 miliardi agli 1,28 miliardi e potrebbe persino declinare a 1,15 miliardi ove, la prevista migrazione netta dai paesi in via di sviluppo (calcolata su una media di 2,4 milioni l’anno dal 2009 al 2050), non dovesse verificarsi.

Tra scienza e politica

Il divario che esiste tra conoscenza scientifica e consapevolezza di tali problemi da parte del mondo politico sembra aumentare sempre di più, nonostante l’avanzamento conoscitivo delle cosiddette scienze del sistema Terra che, negli ultimi decenni, è stato veramente ragguardevole, sia grazie all’utilizzo di raffinati sensori per i satelliti da telerilevamento sia per l’utilizzo di eccezionali megacomputer.

Il fatto che i grandi cambiamenti globali abbiamo sempre accompagnato la storia del nostro Pianeta, e il ruolo che la specie umana sta invece avendo nel causare un accelerato cambiamento ambientale globale, sono ancora mal percepiti e spesso confusi.
Esiste una vera e propria “industria professionale del negazionismo” che, per interessi di parte, tende a negare quanto la conoscenza scientifica ha sin qui raggiunto sull’analisi degli impatti che l’intervento umano ha provocato sui sistemi naturali e sugli effetti che tutto questo potrebbe avere in un futuro veramente molto ravvicinato. Si tratta di un movimento che ha responsabilità enormi nell’inazione politica dei governi di tutto il mondo.

 

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Città del Messico
© Edward Parker / WWF

La spinta del consumo

La crescita economica e lo sviluppo di moderne tecnologie, per molti decenni, hanno migliorato i nostri stili di vita. Questo ha determinato una sempre crescente domanda di prodotti e servizi che, a loro volta, hanno determinato, una crescente domanda di energia e risorse, oltre che una crescente produzione di rifiuti solidi, liquidi e gassosi compreso l’incremento delle emissioni di gas a effetto serra nonché un’eccessiva trasformazione del suolo.

Oggi, dominati dalla spinta del consumo, stiamo esercitando un’enorme pressione sul Pianeta, indebolendo i sistemi naturali e mettendo a rischio le basi stessa della nostra sopravvivenza (oltre a quella di milioni di specie viventi che, con noi, dividono questo meraviglioso Pianeta).

Si tratta di una situazione paradossale: sappiamo bene che non possiamo vivere al di fuori dei sistemi naturali dai quali direttamente deriviamo e dipendiamo, ma facciamo di tutto per renderli vulnerabili, compromettendone seriamente le capacità di recupero e rigenerazione. E' come se noi stessi operassimo per indebolire le capacità del nostro sistema immunitario, consentendo così alle situazioni patologiche di avere la meglio.

Estendere il modello economico e i livelli di consumo europei o degli altri paesi ricchi a tutti gli ormai 7 miliardi di persone che oggi vivono sul pianeta, o ai 9 e più miliardi previsti per la metà del secolo, non è attuabile né dal punto di vista ambientale, né può essere economicamente e socialmente sostenibile.

Questa forte disparità è aggravata dal fatto che i Paesi che consumano meno sono di gran lunga i più popolati. Inoltre secondo le previsioni ONU nei prossimi 30 anni dovranno avere accesso all’energia altri 2,5 miliardi di persone.

 

Lo sai che?

Un cittadino degli Stati Uniti consuma oggi energia come 2 europei, 6 cinesi, 22 indiani o 70 keniani.