Il Piano B | WWF Italy

Il Piano B

Il Piano B è l'alternativa al Businnes as Usual, al mantenimento di questo modello contemporaneo come se nulla stesse accadendo. Il suo obiettivo consiste nell'indirizzare il mondo da un cammino diretto verso il declino ed il collasso verso un nuovo scenario in cui la sicurezza alimentare possa essere ritrovata, e la civiltà possa sostenersi nel tempo.

Così come le cause che sottendono l'attuale crisi alimentare vanno ben al di là del sistema agricolo, lo stesso dovrà essere anche per una risposta. In passato, il Ministero dell'Agricoltura poteva da solo essere responsabile della ricerca agronomica, offrire credito ai contadini, e seguire tutte quelle altre attività che immaginiamo essere legate alle competenze di questo ente. Oggigiorno, invece, per assicurare la sicurezza alimentare dovremo mobilitare ogni parte della nostra società.

Per questo motivo, il Piano B è molto più ambizioso di qualunque altra cosa l'umanità abbia fatto fino ad oggi, un'iniziativa senza precedenti né per dimensione, né per urgenza ed importanza. Si divide in quattro obiettivi: abbassare le emissioni nette di CO2 dell'80% entro il 2020, stabilizzare la popolazione mondiale al di sotto degli 8 miliardi, sconfiggere la povertà e ripristinare lo stato di salute degli ecosistemi, includendo in questa definizione terreni, falde acquifere, foreste, praterie e zone di pesca. Questo piano è ambizioso perché non è basato su ciò che è politicamente realizzabile, ma sulla realtà scientifica.

Il progetto di tagliare drasticamente le emissioni implica un radicale miglioramento dell'efficienza energetica a livello globale, investimenti massicci nello sviluppo delle energie rinnovabili, il blocco della deforestazione e miliardi di nuovi alberi da piantare. Il Piano B delinea, essenzialmente, una transizione da un'economia fondata sul petrolio, il carbone ed il gas naturale a una basata sull'energia eolica, solare e geotermica.

L'obiettivo del Piano B in termini demografici è stabilizzare la popolazione verso gli 8 miliardi di persone od al di sotto. Ma non perché io creda che la popolazione globale raggiungerà mai i 9,2 miliardi e mezzo nel 2050 come previsto dalle Nazioni Unite. La maggior parte di quei 2,4 miliardi di persone in più sono destinate a nascere in paesi in via di sviluppo, luoghi in cui le risorse fondamentali quali terra e risorse idriche, sono già in condizioni critiche e la fame sta aumentando. Molti dei sistemi che sostentano la vita umana in questi paesi sono avviati al declino, se non al collasso. La domanda non è quindi se la crescita demografica sia destinata ad arrestarsi prima di arrivare a 9 miliardi e due, bensì se si arresterà perché verrà programmata a livello mondiale una rapida diminuzione del numero di persone per nucleo famigliare o se si lascerà all'aumento della mortalità, il compito di limitare la crescita demografica. Il Piano B abbraccia la scelta che prevede una diminuzione della fertilità.

Eradicare la povertà è un obiettivo prioritario per tre motivi. In primo luogo è la chiave per accelerare la transizione globale verso famiglie meno numerose, permettendo l'accesso a tutte le donne in età fertile ed in ogni angolo del mondo, a cure sanitarie, assistenza e servizi di pianificazione famigliare. Inoltre, contribuisce a riportare i paesi poveri in seno alla comunità internazionale, permettendo loro di fornire il loro contributo alle questioni globali come la stabilizzazione del clima. Quando le persone non sanno se avranno da mangiare il giorno dopo, è ben difficile che dedichino tempo ed energie al cambiamento climatico. In terzo luogo, combattere la povertà è un gesto umano e umanitario. Una società civile si riconosce anche dalla sua capacità di prendersi cura degli altri.

Il quarto aspetto del Piano B si occupa di risanare e proteggere gli ecosistemi naturali che permettono l'esistenza della razza umana. Questo implica la tutela dei suoli dall'erosione, il divieto di deforestazione, la promozione del rimboschimento, la rigenerazione delle riserve ittiche e la messa in campo di uno sforzo globale per proteggere le falde acquifere migliorando l'efficienza d'uso delle risorse idriche. Fino a quando non saremo in grado di invertire il degrado di questi ecosistemi è assai improbabile che riusciremo a impedire l'avanzare della fame.

Il Piano B è un piano integrato con quattro obiettivi interdipendenti fra loro. Non riusciremo, ad esempio, a stabilizzare la popolazione senza eradicare la povertà. Allo stesso tempo, non potremo risanare gli ecosistemi del pianeta senza stabilizzare sia la popolazione che il clima, e non stabilizzeremo il clima senza il riequilibrio della crescita demografica. Né potremmo mai sconfiggere la povertà senza risanare gli ecosistemi terrestri. Il nostro piano per salvare la civiltà è tanto ambizioso quanto urgente.

Siamo davanti ad una sfida straordinaria, ma possiamo permetterci di essere ottimisti. Tutti i problemi che dobbiamo affrontare possono essere risolti con le tecnologie esistenti. E quasi tutto ciò che è possibile fare per traslare un economia mondiale in declino nella direzione di un percorso sostenibile, è già stato realizzato in uno o più paesi. Per esempio, sono più di 30 le nazioni che hanno praticamente stabilizzato la propria crescita demografica.

Troviamo elementi del Piano B in tecnologie già presenti sul mercato. Relativamente all'energia per esempio, possiamo ottenerne di più da una turbina eolica di ultima generazione che da un vecchio pozzo di petrolio. I nuovi veicoli ibridi plug-in che stanno per essere lanciati sul mercato, come la Chevrolet Volt, possono percorrere fino a 240 km con meno di 4 litri di benzina. Nell'economia energetica prevista per il 2020 dal Piano B, la maggior parte delle auto in circolazione negli Stati Uniti saranno ibridi plug-in o auto completamente elettriche e ad alimentarle sarà principalmente l'elettricità generata da impianti eolici per un costo inferiore ad un dollaro al gallone di benzina.

Il mondo sta muovendo i primi passi verso una rivoluzione nell'illuminotecnica. Pochi anni fa abbiamo capito che una lampada fluorescente compatta poteva dare la stessa quantità di luce delle vecchie lampadine a incandescenza, usando appena un quarto dell'energia. Una gran bella notizia. Ora, stiamo imparando ad usare una tecnologia ancora più avanzata – i LED, i diodi ad emissione luminosa che illuminano usando appena il 15% dell'energia necessaria ad una lampadina ad incandescenza. Inoltre, i sensori di movimento possono spegnere le luci dove non servono, mentre altri sensori sono in grado di adattare l'emissione luminosa in risposta alla presenza o assenza di luce solare. Passare dalle lampadine a incandescenza ai LED e installare sensori di movimento e luci fotosensibili può ridurre la quantità di elettricità usata per l'illuminazione fino oltre il 90%.

In quanto all'esistenza di modelli Piano B a livello nazionale, la Danimarca oggi ottiene oltre il 20% della sua elettricità dal vento e prevede di arrivare a oltre il 50%. Sono settantacinque milioni gli Europei le cui case sono alimentate dall'energia eolica. 27 milioni di case cinesi hanno l'acqua calda grazie a impianti solari termici sul tetto. L'Islanda, paese in cui il 90% delle case sono riscaldate grazie all'energia geotermica, ha praticamente eliminato il carbone dal sistema di riscaldamento domestico. Nelle Filippine, il 26% dell'energia proviene da impianti geotermici.

La sfida non consiste solo nella costruzione di una nuova economia, ma nel farlo con una rapidità paragonabile ad uno sforzo bellico. E' necessario evitare di superare i punti di non ritorno degli ecosistemi prima che il modello economico attuale cominci a collassare irreversibilmente. Partecipare alla realizzazione di un'economia mondiale più stabile è una sfida straordinaria, come straordinaria sarà la qualità della vita che potremo ottenere. Un mondo in cui si sia arrestata la crescita demografica, le foreste abbiano ripreso ad espandersi ed i livelli delle emissioni di carbonio siano in diminuzione, è nelle nostre possibilità. 

Il Piano B: un piano per salvare la civiltà

 
	© WWF
di Lester Brown

Lo sai che?

Il mondo dopo il Piano B potrebbe assomigliare
alle montagne riforestate della Corea del Sud. Qui il 65% del territorio, un tempo terra spoglia e deserta, praticamente priva di alberi, è stata riforestata con successo. Alluvioni ed erosione del suolo sono solo un ricordo, con le campagne coreane restituite all'equilibrio ed alla stabilità ambientale. Negli Stati Uniti durante gli ultimi 25 anni è stato deciso di diminuire l'estensione dei campi coltivati, in gran parte a forte rischio di erosione, del 10%, destinando parte della restante percentuale a pratiche di aratura meno aggressive: il risultato è per ora una riduzione dell'erosione del 40% e nello stesso tempo un incremento del raccolto di cereali di circa un quinto.

Alcuni degli esempi di leadership più innovativi vengono dalle città. Curitiba, in Brasile, ha avviato una trasformazione del sistema dei trasporti nel 1974: nei vent'anni seguenti, il traffico automobilistico è calato del 30% mentre il numero di abitanti è addirittura raddoppiato. Amsterdam ha un sistema di trasporti diversificato in cui circa il 40% di tutti gli spostamenti urbani vengono effettuati in bicicletta. A Parigi, il piano di diversificazione dei trasporti, che assegna un ruolo di punta alla bicicletta, promette di ridurre il traffico di automobili del 40%. A Londra le macchine che vogliono entrare in centro devono pagare una tassa, i cui proventi sono reinvestiti nel potenziamento dei trasporti pubblici.

Il successo dipende dalla nostra capacità di agire

Con una rapidità paragonabile solo alle emergenze belliche, riconvertendo il sistema energetico globale come fu per il sistema industriale degli Stati Uniti nel 1942, dopo l'attacco a Pearl Harbor.
Nell'arco di pochi mesi, gli Stati Uniti si trasformarono da un paese produttore di automobili in una gigantesca fabbrica di aeroplani, carri armati e navi da guerra. La riconversione di cui abbiamo bisogno non può prescindere da un radicale cambiamento nel nostro sistema di priorità e valori. E ciò non potrà avvenire senza sacrifici. Va ricordato che nel 1942 la chiave del successo della conversione industriale fu il divieto mantenuto per quasi tre anni della vendita di automobili nuove.