La fusione dei ghiacci | WWF Italy

La fusione dei ghiacci

Verso la fine dell'estate 2007, sono giunte ad un ritmo frenetico le notizie relative all’accelerazione dello scioglimento dei ghiacci. Agli inizi di settembre, il giornale londinese The Guardian ha scritto: “Quest’estate la calotta artica si è ridotta ad un ritmo senza precedenti e lo spessore della banchisa polare è ai minimi storici”. Gli esperti sono rimasti sbalorditi dalla fusione in una sola settimana di un’area ghiacciata pari a quasi due volte l’estensione della Gran Bretagna.

Mark Serreze, un vecchio studioso del Polo Artico, membro dell’U.S National Snow and Ice Data Center ha detto: “E’incredibile. Se mi aveste chiesto un paio di anni fa quando il Polo Artico si sarebbe completamente fuso, avrei risposto nel 2100, forse nel 2070. Ma ora penso che il 2030 sia una stima ragionevole”.Alcuni giorni dopo, The Guardian, citando un convegno tenutosi a Ilulissat in Groenlandia, ha riportato che la calotta di ghiaccio della Groenlandia si sta fondendo così velocemente causando scosse telluriche allorquando pezzi di ghiaccio del peso di parecchi miliardi di tonnellate, si staccano dalla calotta glaciale e scivolano in mare. Robert Corell, presidente dell’Arctic Climate Impact Assessment, ha affermato che “stiamo assistendo ad una massiccia accelerazione della velocità con la quale questi ghiacciai si stanno spostando in mare. Il ghiaccio si sta muovendo a 2 metri all’ora su un fronte di 5 chilometri di lunghezza e di 1.500 metri di profondità”.

Corell ha raccontato di aver visto, mentre volava sul ghiacciaio di Ilussat, “giganteschi mulinelli nei quali sprofondavano vorticosamente enormi masse di acqua che si scioglieva”. Il ghiaccio, diventando acqua, lubrifica la superficie tra il ghiacciaio e la terra sottostante, permettendo a quest’ultimo di scivolare più velocemente nel mare. Veli Kallio, uno scienziato finlandese che ha condotto l’analisi dei terremoti, afferma che questi sono una novità nel nord-est della Groenlandia ed hanno dimostrato la possibilità che l’intero manto di ghiaccio si frantumi e collassi. Corell ha sottolineato che l’innalzamento del livello del mare dai 18 ai 59 centimetri, previsto per questo secolo dall’ Intergovernmental Panel on Climate Change, è basato su dati vecchi di due anni ed ha comunicato che alcuni scienziati ritengono che si possano raggiungere anche i 2 metri.

Verso la fine di agosto, una nota dell’agenzia Reuters ha riportato quanto segue “uno dei massimi esperti afferma che la fusione del ghiaccio Antartico sta superando le stime dell’ U.N. climate panel e potrebbe nel peggiore dei casi innalzare il livello dei mari di tutto il mondo di 2 metri entro il 2100“. Il presidente del British Antarctic Survey, Chris Rapley, ha detto, “Il ghiaccio si sta muovendo più velocemente sia in Groenlandia, sia in Antartide, di quanto i glaciologi credevano ipotizzavano accadere. Parecchi mesi prima, alcuni scienziati hanno segnalato che il ghiacciaio di Gangotri, la principale fonte d’acqua del Gange, si sta fondendo ad una tale velocità che potrebbe sparire completamente nel corso dei prossimi decenni. Il Gange potrebbe diventare un fiume stagionale, che scorre solo durante la stagione dei monsoni.

I ghiacciai dell’altopiano del Tibet nella provincia cinese di Qinghai, i quali alimentano il Fiume Giallo e lo Yangtze, si riducono del 7% ogni anno. Yao Tandong, uno dei maggiori esperti glaciologi cinesi, è convinto che con questo ritmo i due terzi di questi ghiacciai potrebbero scomparire entro il 2060. I ghiacciai della catena dell’Himalaya e dell’altopiano del Tibet-Qinghai alimentano la maggior parte dei fiumi in Asia, inclusi l’Indo, il Gange, il Mekong, lo Yangtze ed il fiume Giallo. L'acqua di questi fiumi permette l’irrigazione dei campi di riso e di frumento della regione.

Stiamo oltrepassando dei confini naturali che non siamo in grado di vedere e violando dei limiti senza ritorno senza che ce ne accorgiamo. La natura governa il tempo, ma noi non riusciamo a vederne l’orologio. Tra gli altri fenomeni ambientali che minacciano il nostro futuro troviamo: la riduzione delle foreste, l’espansione dei deserti, le falde acquifere in calo, il collasso della riserve ittiche, l’estinzione di specie animali e vegetali e l’aumento delle temperature. L’incremento delle temperature è responsabile di ondate termiche che comportano devastazione dei raccolti, tempeste con maggiori danni, siccità più intensa, più incendi in boschi e foreste ed ovviamente la fusione dei ghiacci. Anche solamente dal ritmo della fusione dei ghiacci possiamo affermare che la nostra civiltà è in pericolo. Se la calotta artica della Groenlandia si dovesse fondere, il livello dei mari salirebbe di sette metri. Se la coltre glaciale dell’Antartico Occidentale si dovesse frantumare, e molti scienziati pensano che ciò possa accadere ancor prima che in Groenlandia, questo comporterebbe altri cinque metri di crescita del livello dei mari per un totale di 12 metri.

L’International Institute for Environment and Development ha analizzato i possibili effetti di un innalzamento di dieci metri. Il loro studio del 2007 prevede più di 600 milioni di profughi come conseguenza dell’innalzamento dei mari. Più gente di quella che attualmente vive negli Stati Uniti e nell’Europa Occidentale sarebbe costretta a migrare nell’entroterra per sfuggire all’innalzamento delle acque.

Ora, mentre stiamo riconoscendo in ritardo questi fenomeni e la necessità di invertirne la direzione, siamo stretti con i tempi. Siamo in gara tra il punto del non-ritorno del sistema naturale della Terra e quello del sistema politico. Quale cadrà per primo? Raggiungeremo il punto nel quale la fusione dei ghiacci della Groenlandia sarà irreversibile? Oppure opteremo abbastanza rapidamente per la dismissione delle centrali elettriche a carbone in modo da scongiurare l’intero scioglimento dei ghiacci? L’aumento della temperatura fino al punto di fusione delle calotte glaciali e dei ghiacciai di tutto il pianeta è solo uno dei tanti fenomeni ambientali cruciali che necessitano della nostra attenzione. Mentre la temperatura della terra è in crescita, le falde acquifere calano in tutti i continenti. In questo caso la sfida consiste nel migliorare l’efficienza nell’utilizzo delle risorse idriche e nello stabilizzare l’incremento demografico della popolazione prima che la scarsità dell’acqua diventi una problema che mette a rischio la sopravvivenza.

L’aumento della popolazione, che contribuisce ai problemi elencati finora, ha anch’esso il suo punto di non ritorno. Molti paesi si sono sviluppati economicamente in maniera sufficiente da poter ridurre drasticamente la mortalità, ma non abbastanza per contenere la fertilità. Questi paesi si trovano pertanto prigionieri in una trappola demografica, la rapida crescita della popolazione è causa di povertà e la povertà porta come conseguenza l’aumento delle nascite. In questa situazione prima o poi queste nazioni si rovesceranno in un modo o nell’altro. O troveranno il modo per interrompere questo circolo vizioso o crolleranno. Negli ultimi decenni, il mondo ha accumulato un crescente numero di problemi irrisolti, inclusi quelli appena menzionati. Per la somma delle tensioni che ne sono la conseguenza, i governi più deboli stanno cominciando a fare bancarotta, avviandosi ad entrare nel novero di quelli che sono comunemente definiti come paesi in via di regresso. I paesi in via di regresso sono il primo segno di una civiltà in declino. Le nazioni in cima alla lunga lista degli stati in decadenza non sono una sorpresa. Essi includono, per esempio, l’Iraq, il Sudan, la Somalia, il Ciad, l’Afghanistan, la Repubblica Democratica del Congo ed Haiti. La lista si allunga ogni anno e comporta una domanda inquietante: quanti nazioni crolleranno prima che fallisca la civiltà stessa? Nessuno conosce la risposta, ma è una domanda che dobbiamo porci.

Lester Brown
 

Stiamo oltrepassando dei confini naturali che non siamo in grado di vedere e violando dei limiti senza ritorno senza che ce ne accorgiamo

Lester Brown