L’enorme fallimento del mercato | WWF Italy

L’enorme fallimento del mercato

Il mercato non prende in considerazione molti beni e servizi, creando una distorsione dell'economia
Quando Nicholas Stern, che è stato il responsabile economico della Banca Mondiale, alla fine del 2006 , ha pubblicato il suo studio sui futuri costi dovuti agli effetti dei cambiamenti climatici in atto, ha parlato di un imponente fallimento del mercato. Egli si riferiva al fallimento del mercato, in relazione all’esigenza di tener conto dei costi dei cambiamenti climatici causati dall’uso dei combustibili fossili. Questi costi sarebbero nell’ordine di grandezza di migliaia di miliardi di dollari. Appare enorme la differenza tra i prezzi di mercato dei combustibili fossili e i prezzi che invece tengono anche conto dei costi ambientali per la società enorme per la società.
Le radici di questo attuale dilemma si affondano nella crescita smisurata delle attività umane nell’ultimo secolo. A partire dal 1900 l’economia mondiale si è moltiplicata per 20 mentre la popolazione mondiale si è moltiplicata per 4. Sebbene nel 1900 ci fossero luoghi in cui la domanda locale superava la capacità offerta dalla naturale produzione locale, questo tuttavia non avveniva su scala globale. Venne praticata qualche deforestazione in alcune zone, ma il sovrasfruttamento delle falde idriche è stato praticamente impercettibile, la pesca praticata in maniera insostenibile infrequente, le emissioni di gas serra così esigue da non comportare effetti visibili sul clima. I costi indiretti di questi eccessi dei primi tempi sono stati sottovalutati.

Ora, in un sistema economico vasto come quello attuale, i costi reali conseguenti all'utilizzo del carbone (inquinamento atmosferico, piogge acide, devastazione degli ecosistemi ed alterazione del clima) possono eccedere i costi diretti, legati solamente alla sua estrazione ed al trasporto agli impianti di produzione di energia. Come risultato del non aver tenuto conto dei costi indiretti, il mercato non prende in considerazione molti beni e servizi, creando una distorsione dell'economia.
I cosidetti “decisori economici, che siano essi consumatori, pianificatori aziendali, uomini di governo od investitori del credito, tutti dipendono dai meccanismi del mercato, per le informazioni che possono indirizzare le proprie scelte. Per farlo funzionare senza distorsioni ed affinchè gli operatori economici possano prendere decisioni su basi reali, è il mercato stesso a doverci fornire le esatte informazioni, includendo il vero costo dei prodotti che andiamo ad acquistare. Poiché ci sta fornendo cattive informazioni, di conseguenza noi tutti stiamo prendendo decisioni talmente sbagliate da minacciare la stessa civiltà.
Il mercato è per molti versi un’incredibile istituzione. Riesce sia a stanziare risorse con un'efficienza tale che nessun sistema di pianificazione centralizzato potrebbe eguagliare, sia a mantenersi facilmente in equilibrio tra l’offerta e la domanda. Nonostante ciò è affetto da una debolezza fondamentale poichè non incorpora nei prezzi i costi indiretti della produzione delle merci. Non valutando in modo appropriato le esigenze ambientali, non rispettando la soglia sostenibile dei sistemi naturali e privilegiando il breve termine rispetto al lungo termine, il mercato mostra poco interesse per le generazioni future.

Un’altro fenomeno di distorsione indotto dal mercato si è reso chiaramente evidente quando in Cina, nell’estate del 1998, la valle del fiume Yangtze, abitata da circa 400 milioni di persone, fu devastata da una delle più terribili inondazioni della storia. I danni ammontarono a 30 miliardi di dollari, un valore superiore a quello dell’annuale raccolta di riso del paese.
Dopo svariate settimane di inondazione, il Governo di Pechino proibì il taglio degli alberi nel bacino del fiume e giustificò questa disposizione facendo presente che la conservazione degli alberi ha un valore economico tre volte superiore al loro abbattimento: la prevenzione delle inondazioni, garantita dalla presenza delle foreste, ha un valore di gran lunga superiore al legname ricavato dagli alberi.

Questa situazione ha occasionali analogie nel mondo commerciale. Negli ultimi anni del 1990, la Enron, una società texana del settore energetico, è comparsa sulla copertina delle riviste economiche più di ogni altra azienda statunitense. Agli inizi del 2001 era una società di straordinario successo, in testa nelle quotazioni di Wall Street, la settima per importanza negli Stati Uniti. Sfortunatamente, quando alla fine dello stesso anno, revisori di conti indipendenti iniziarono ad esaminare la Enron attentamente, scoprirono che la società aveva omesso di includere alcuni costi nei libri contabili. Quando questi vennero calcolati, la Enron perse ogni valore e le sue azioni, che avevano raggiunto una quotazione massima di 90 dollari, furono improvvisamente scambiate per pochi spiccioli. La Enron fece bancarotta crollando completamente. La Enron oggi non esiste più.

Oggi ci stiamo comportando esattamente come la Enron. Omettiamo di mettere in conto alcuni dei costi, ma su una scala molto più vasta. Ci concentriamo su indicatori economici chiave come la crescita economica, lo sviluppo del commercio internazionale e degli investimenti e la situazione appare rassicurante. Ma se includiamo tutti i costi indiretti che il mercato omette quando stabilisce i prezzi, emerge un quadro molto diverso. Se continueremo a non includere i costi indiretti nei libri contabili subiremo la stessa sorte di Enron.

Oggi, molto più di prima, abbiamo bisogno di leader politici capaci di vedere il quadro nel suo insieme, che comprendano la relazione tra l’economia ed i suoi meccanismi di conservazione ambientale. E dal momento che i principali consiglieri dei governi sono economisti, abbiamo bisogno di economisti in grado di pensare come ecologisti. Purtroppo queste sono figure rare.

Lester Brown 

Approfondimento

Uno dei migliori esempi dell'enorme fallimento del mercato lo si riscontra negli U.S.A., dove il prezzo della benzina alla metà del 2007 era di 3 dollari a gallone (circa 0,8 dollari al litro). In questo prezzo è incluso solo il costo della ricerca, dell'estrazione e della raffinazione del petrolio e della consegna della benzina alle stazioni di servizio. Non si tiene conto del costo dei cambiamenti climatici, dei sussidi governativi alle industrie petrolifere sotto forma di sgravi per lo sfruttamento del petrolio, del proliferare delle spese militari per garantire l'accesso alle fonti petrolifere nell’instabile situazione politica del Medio Oriente, dei costi per la salute pubblica per la cura delle malattie respiratorie causate dall’inquinamento atmosferico.
Secondo uno studio condotto dall'International Center for Technology Assessment, questi costi corrispondono a quasi 12 dollari per ogni gallone di benzina che viene consumata negli Stati Uniti.

Se a questi si aggiungesse il costo attuale di 3 dollari per la sola benzina
, alla pompa gli automobilisti dovrebbero pagarla 15 dollari. Usare la benzina è in verità molto costoso, ma il mercato, affermandone sua convenienza, distorce in maniera grossolana la struttura dell’economia. La sfida che i governi devono affrontare è la ristrutturazione del sistema della tassazione, che dovrà incorporare sistematicamente i costi indiretti di cui sopra, affinchè sia certo che il prezzo della benzina rifletta integralmente il suo costo sociale e controbilanciando interventi di questo tipo con una riduzione delle tasse dirette sul reddito.

Noi continuiamo ad insegnare agli studenti di economia ad aver fiducia nella 'mano invisibile' del Mercato, quando la mano invisibile è chiaramente cieca di fronte ai costi indiretti ed ha a che fare con aiuti massicci, come una guerra per protegere il petrolio delle compagnie petrolifere, come se fossero sussidi dovuti. Davvero possiamo affidarci ad una mano cieca per stanziare le risorse in modo razionale?

Ray Anderson, fondatore e presidente dell'Atlanta based Interface, leader mondiale nella fabbricazione di tappeti industriali