Sicurezza alimentare a rischio | WWF Italy

Sicurezza alimentare a rischio

Guardando alle sfide dal lato dell’offerta, l’erosione dei suoli sta attualmente intaccando la produttività di circa il 30% delle terre coltivabili. In alcuni paesi, come il Lesotho o la Mongolia, la perdita di suolo è arrivata a dimezzare la produzione di cereali nell’arco di trent’anni. In Kazakistan, il luogo scelto mezzo secolo fa per il progetto sovietico delle Terre Vergini (Soviet Virgin Lands), il 40% dei campi è stato abbandonato a partire dal 1980. Le gigantesche tempeste di polvere (foto) che prendono origine dall’Africa subsahariana, dal nord della Cina, dalla Mongolia occidentale e dall’Asia Centrale testimoniano che sono sempre più numerose le aree del pianeta che stanno perdendo la componente organica del suolo.8

Mentre il fenomeno della riduzione dello strato superficiale di terreno produttivo è nato con le prime coltivazioni di grano e orzo, il trend dell’abbassamento delle falde acquifere è storicamente recente, dato che la tecnologia necessaria a pompare acqua dal sottosuolo ha appena qualche decennio. La conseguenza è il calo di livello delle falde idriche in paesi che, sommati insieme, ospitano la metà della popolazione mondiale. I pozzi si seccano mano a mano che gli acquiferi si esauriscono laddove si diffonde l’usanza di pompare acqua di falda in quantità eccessiva. L’Arabia Saudita ha comunicato che si sta prosciugando la propria falda acquifera principale di origine fossile e che pertanto il paese cesserà completamente la produzione di grano entro il 2016. Uno studio della Banca Mondiale dimostra che 175 milioni di persone in India sono nutrite grazie a falde sovrasfruttate, mentre per la Cina si parla di altri 130 milioni di persone.9

Anche i cambiamenti climatici minacciano la sicurezza alimentare. Da un certo punto in poi, l’aumento delle temperature rappresenta un problema per la produzione agricola. Ogni aumento di 1 grado Celsius durante la stagione vegetativa, può significare per i coltivatori una diminuzione del 10% dei raccolti di grano, riso e mais. Dal 1970 ad oggi, la temperatura superficiale media del pianeta è aumentata di 0,6 ºC. L’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change) prevede che la temperatura aumenterà di 6 ºC nell’arco di questo secolo.10

Al crescere della temperatura, i ghiacciai montani stanno fondendo in tutte le località del mondo. Il continente più colpito è l’Asia, poiché sono i ghiacciai della catena himalayana e dell’altopiano tibetano a rifornire d’acqua i grandi fiumi che attraversano India e Cina e dai quali sono alimentati i sistemi di irrigazione durante la stagione secca. In Asia, i campi di riso e di frumento dipendono da questi corsi fluviali. La Cina è il più grande produttore al mondo di frumento. L’India è il secondo. (Al terzo posto ci sono gli Stati Uniti). Gli stessi due paesi vantano i più grandi raccolti al mondo di riso. Qualunque cosa succeda alle produzioni di questa coppia di giganti demografici influenzerà il prezzo degli alimenti in tutto il mondo. Anzi, la prevista fusione dei ghiacciai da cui dipendono questi due paesi è probabilmente il più grave pericolo per la sicurezza alimentare mai affrontato dall’umanità.11

Le ultime informazioni disponibili sull’aumento del ritmo di fusione delle calotte polari in Groenlandia e nell’Antartico occidentale ci dicono che lo scioglimento dei ghiacci, in combinazione con l’espansione termica degli oceani, potrebbero far salire il livello del mare di quasi due metri nell’arco di questo secolo. Tutti i delta fluviali dell’Asia, zone di coltivazione del riso, sono minacciati dalla fusione delle calotte. Basterebbe un innalzamento di un metro per distruggere le risaie del delta del Mekong, corrispondente a più della metà del raccolto del riso vietnamita, che ne è il secondo esportatore al mondo. Una mappa elaborata dalla Banca Mondiale mostra che l’innalzamento dei mari di un metro inonderebbe la metà delle terre coltivate a riso in Bangladesh, dove abitano 160 milioni di persone. Il destino di centinaia di milioni di individui che dipendono dai raccolti delle risaie poste nei delta fluviali e nelle pianure alluvionali del continente asiatico è legato a doppio filo al destino delle due grandi calotte polari.12

Dopo la Seconda guerra mondiale, all’aumentare della richiesta di fonti di cibo, il mondo ha guardato agli oceani per rifornirsi di proteine animali. Dal 1950 al 1996 il pescato mondiale è passato da 19 milioni a 94 milioni di tonnellate annue. Ma da allora questa crescita ha subito una battuta di arresto. Siamo giunti al limite prima sul mare che sulla terra: dal 1996 in poi, se la fornitura di pesce, molluschi e crostacei è aumentata, è stato possibile grazie agli allevamenti, la cui crescente richiesta di mangimi, la maggior parte dei quali a base di soia e cereali, necessita di ulteriori risorse in termini di terre coltivabili e acqua.13

I deserti avanzano (a causa dello sfruttamento eccessivo delle terre per la pastorizia, dell’aratura troppo aggressiva e della deforestazione) e stringono d’assedio le terre coltivate nell’Africa sahariana, nel Medio Oriente, in Asia Centrale e in Cina. L’espansione dei deserti nel nord e nell’ovest della Cina ha costretto la popolazione ad abbandonare, completamente o in parte, oltre 24 mila villaggi con i relativi terreni. In Africa, il Sahara si estende verso sud, invadendo i campi della Nigeria, e verso nord, dove accerchia le zone di produzione del frumemto dell’Algeria e del Marocco.14

I contadini stanno perdendo le terre e l’acqua, che vengono invece destinate ad altri usi. La cementificazione è particolarmente allarmante in Cina, in India e negli Stati Uniti. La Cina, con i suoi imponenti progetti industriali ed edilizi, sta asfaltando centinaia di strade, autostrade e parcheggi per accogliere un parco macchine sempre più numeroso ed è forse lo stato in cui è più forte la perdita di terreno coltivabile. Negli Stati Uniti, l’espansione diffusa delle periferie (sprawl) copre vaste aree di quelli che un tempo erano terreni agricoli.

Dato che in molti paesi non è possibile ottenere ulteriori approvvigionamenti idrici, per soddisfarne la richiesta da parte delle città, viene sottratta acqua all’irrigazione. Migliaia di contadini della riarsa California trovano più conveniente cedere l’acqua alle metropoli di Los Angeles e San Diego piuttosto che destinarla agli usi irrigui, lasciando così le terre incolte. In India, i villaggi vendono l’acqua dei pozzi di irrigazione alle città vicine. Anche i contadini cinesi perdono i diritti di sfruttamento dell’acqua, che va a soddisfare le esigenze urbane.15

Sullo sfondo, poi, si staglia la prospettiva di una riduzione nell’uso del petrolio e degli idrocarburi, a causa o di un calo di produzione o degli impegni internazionali volti a ridurre le emissioni di anidride carbonica (o, più probabilmente, da una qualche combinazione delle due cose). Se i raccolti di grano sono triplicati negli ultimi cinquant’anni, questo è stato possibile anche grazie al petrolio che pervade l’economia agricola essendo impiegato per arare, irrigare e raccogliere. Al calare delle forniture, gli stati entreranno in competizione per l’accesso alle riserve petrolifere pur di mantenere l’attuale livello di produzione agricola. Non è stato in effetti molto difficile aumentare la produzione mondiale di cibo fintanto che il petrolio è stato abbondante e relativamente economico. Sarà molto più difficile farlo quando ne aumenterà il costo e ne diminuirà la disponibilità.16

Nonostante il bisogno crescente di nuove soluzioni per incrementare la produzione, non esistono molte nuove tecniche agricole da implementare. Nei paesi agricoli avanzati, i contadini stanno facendo uso di ogni tecnologia conosciuta per ottimizzare la produttività delle terre. Intanto, non sembra che i ricercatori stiano trovando molti modi nuovi di aumentare i raccolti. In Giappone, la prima nazione a realizzare in passato un significativo aumento nella produttività dei cereali per ettaro, la produttività del riso sostanzialmente è ferma da circa 14 anni. In Cina, la rapida impennata del rendimento delle risaie è ormai parte della storia. In Francia come in Egitto, i tassi di rendimento agricolo del grano, tra i più alti del mondo, sono in stallo da circa un decennio. Globalmente, il tasso di aumento nel rendimento delle terre coltivate a cereali è sceso dal 2,1% annuo del periodo 1950-1990 a un 1,3% nel periodo 1990-2008.17

Alcuni analisti suggeriscono che le coltivazioni di organismi geneticamente modificati potrebbero essere la soluzione al problema. Sfortunatamente, nessun nuovo prodotto di questo tipo ha dato risultati tali da far ritenere che si possano aumentare significativamente i raccolti. E non è probabile che accada in futuro: le tecniche tradizionali di selezione genetica hanno già sfruttato praticamente tutto il potenziale genetico esistente per accrescere la produttività di una specie.18

Non resta che concludere che il progresso scientifico in agricoltura trova sempre più difficile migliorarne il rendimento, dato che con le tecnologie già disponibili ci stiamo ormai avvicinando a quelli che sono i limiti intrinseci all’efficienza della fotosintesi. È un limite, questo, che stabilisce il confine della produttività biologica del pianeta e, di conseguenza, la capacità del pianeta di sostenere la popolazione umana.19

Mano a mano che contadini di tutto il mondo tentano di aumentare i raccolti, i fattori che condizionano negativamente la produzione controbilanciano in parte i progressi tecnici raggiunti. La domanda è quindi: i danni ambientali all’agricoltura globale potrebbero a un certo punto annullare i progressi dell’avanzamento tecnologico, come è già successo in Arabia Saudia e nello Yemen, a causa della scarsità idrica, o come in Lesotho e in Mongolia, per l’erosione del suolo?20

Il quesito da porsi, per il momento, non è se la produzione globale di cereali continuerà ad aumentare, ma se potrà farlo abbastanza in fretta da soddisfare una domanda costantemente in crescita.

Non è più possibile andare avanti come se nulla stesse cambiando. I livelli di sicurezza alimentare sono destinati a peggiorare, a meno che stati e popoli non si mobilitino per stabilizzare la popolazione, il clima, le falde idriche, preservare i terreni, proteggere i campi e limitare la destinazione dei cereali alla produzione di biocarburanti.
 

Note

8. Cropland losing topsoil is author’s estimate; USDA, op. cit. nota 6; FAO, The State of Food and Agriculture 1995 (Roma :1995), p. 175.

9. Lester R. Brown, Outgrowing the Earth, W.W. Norton & Company, New York 2004, pp. 101-02; Peter H. Gleick et al., The World’s Water 2004-2005, Island Press, Washington, DC,2004, p. 88; U.N. Population Division, op. cit. nota 5; Andrew England, “Saudis to Phase Out Wheat Production”, Financial Times, 10 aprile 2008; John Briscoe, India’s Water Economy: Bracing for a Turbulent Future (New Delhi: World Bank 2005); World Bank, China: Agenda for Water Sector Strategy for North China (Washington, DC: aprile 2001), pp. vii, xi.

10. Shaobing Peng et al., “Rice Yields Decline with Higher Night Temperature from Global Warming”, Proceedings of the National Academy of Sciences, 6 giugno 2004, pp. 9.971-75; J. Hansen, NASA’s Goddard Institute for Space Studies, “Global Temperature Anomalies in 0.1 C”, data.giss.nasa.gov/gistemp/tabledata/GLB.Ts.txt, aggiornato ad aprile 2009; “Summary for Policymakers”, in Intergovernmental Panel on Climate Change, Climate Change 2007: The Physical Science Basis. Contribution of Working Group I to the Fourth Assessment Report of the Intergovernmental Panel on Climate Change, Cambridge University Press, Cambridge U.K. 2007, p. 13.

11. U.N. Environment Programme, Global Outlook for Ice and Snow, Nairobi 2007; Lester R. Brown, “Melting Mountain Glaciers Will Shrink Grain Harvests in China and India”, Plan B Update (Washington, DC: Earth Policy Institute, 20 marzo 2008); USDA, op. cit. nota 6.

12. W.T. Pfeffer, J.T. Harper, S. O’Neel, “Kinematic Constraints on Glacier Contributions to 21st-Century Sea-Level Rise”, Science, vol. 321, 5 settembre 2008, pp. 1.340-43; James Hansen, “Scientific Reticence and Sea Level Rise”, Environmental Research Letters, vol. 2, 24 maggio 2007; Environmental Change and Forced Scenarios Project, “Preliminary Finds from the EACH-FOR Project on Environmentally Induced Migration”, settembre 2008, p. 16; U.N. Development Programme, Human Development Report 2007/2008, New York 2007, p. 100; World Bank, World Development Report 1999/2000, Oxford University Press, New York, settembre 1999; USDA, op. cit. nota 6; U.N. Population Division, op. cit. nota 5.

13. FAO, FISHSTAT Plus, www.fao.org, aggiornato a febbraio 2009.

14. Wang Tao, Cold and Arid Regions Environmental and Engineering Research Institute (CAREERI), Chinese Academy of Sciences, e-mail all’autore del 4 aprile 2004; Wang Tao, “The Process and Its Control of Sandy Desertification in Northern China”, CAREERI, Chinese Academy of Sciences, seminario sulla desertificazione, Lanzhou, Cina, maggio 2002; “Scientists Meeting in Tunis Called for Priority Activities to Curb Desertification”, UN News Service, 21 giugno 2006.

15. Noel Gollehon e William Quinby, “Irrigation in the American West: Area, Water and Economic Activity”, Water Resources Development, vol. 16, n. 2 (2000), pp. 187-95; Sandra Postel, Last Oasis, W.W. Norton & Company, New York 1997, p. 137; R. Srinivasan, “The Politics of Water”, Info Change Agenda, n. 3, ottobre 2005; Water Strategist, vari numeri, www.waterstrategist.com; “China Politics: Growing Tensions Over Scarce Water”, The Economist, 21 giugno 2004.

16. USDA, op. cit. nota 6; prima del 1960 dati da USDA, in Worldwatch Institute, Signposts 2001, CD-ROM, Washington, DC,2001.

17. USDA, op. cit. nota 6; prima del 1960 dati da USDA, op. cit. nota 16.

18. USDA, op. cit. nota 6; Kenneth G. Cassman et al., “Meeting Cereal Demand While Protecting Natural Resources and Improving Environmental Quality”, Annual Review of Environment and Resources, novembre 2003, pp. 322, 350; Thomas R. Sinclair, “Limits to Crop Yield?”, in American Society of Agronomy, Crop Science Society of America, and Soil Science Society of America, Physiology and Determination of Crop Yield, Madison WI 1994, pp. 509-32.

19. Peter M. Vitousek et al., “Human Appropriation of the Products of Photosynthesis”, BioScience, vol. 36, n. 6 (giugno 1986), pp. 368-73.

20. USDA, op. cit. nota 6; U.N. Population Division, op. cit. nota 5.