Pesca e consumo sostenibile | WWF Italy
mare, mediterraneo 
	© Leonardo Gonzalez / shutterstock.com

Pesca sostenibile

Siamo impegnati per garantire una pesca sostenibile che rispetti le risorse ittiche, l'ambiente e le persone.

Una pesca senza scarti

Il problema della sovra-pesca non colpisce soltanto le specie di maggiore interesse commerciale (specie target), ma anche tutte quelle specie che vengono catturate accidentalmente da attrezzi di pesca poco selettivi. La cattura di specie non desiderate è uno dei problemi più gravi ed insoluti della pesca in tutto il mondo.

Nel Mediterraneo, la percentuale scartata può arrivare fino al 70 % della cattura ed interessa sia le specie prive di valore commerciale sul mercato sia gli individui di specie target sotto la taglia minima di conservazione (che non hanno ancora avuto tempo di riprodursi) . Lo scarto ha un impatto sia sugli stock di interesse commerciale, perché colpisce i giovanili prima che abbiano raggiunto l’età riproduttiva, riducendo drasticamente la produttività degli stock stessi, sia sull’ecosistema, perché interi habitat marini vengono danneggiati e le reti trofiche sono alterate. Inoltre, specie minacciate come mammiferi marini o tartarughe marine vengono spesso catturate accidentalmente (bycatch). 

Ma la riduzione dello scarto della pesca è fondamentale anche per l’economia dei pescatori.
Secondo la recente riforma della Politica Comune della Pesca, da Gennaio 2017, per le principali specie demersali, gli individui sotto la taglia minima di conservazione catturati accidentalmente devono essere sbarcati, ma non possono essere venduti per il consumo umano.  Queste catture occupano quindi un ingente spazio a bordo a discapito dello spazio disponibile per pesce commerciabile: sono gli stessi pescatori che hanno interesse a evitare la cattura di tali individui. 

Il progetto MINOUW (Minimizing unwanted catches in European fisheries) nato dalla collaborazione di oltre 15 diversi istituti e organismi scientifici marittimi provenienti da tutta Europa, mira a incoraggiare l'adozione di tecnologie e pratiche di pesca che riducono le catture indesiderate e contribuiscano alla possibile eliminazione dei rigetti nella pesca europea. 

Pesca sostenibile nel Mediterraneo 

La gestione della pesca dovrebbe riguardare l'intero ecosistema da cui le specie pescate dipendono. Per mantenere lo sfruttamento degli stock ittici a livelli sostenibili è fondamentale preservare il funzionamento delle comunità e degli habitat da cui queste specie dipendono, per la loro crescita e riproduzione, secondo un approccio ecosistemico alla gestione della pesca.

La protezione delle zone di crescita e di riproduzione delle specie target della pesca è essenziale al fine di proteggere gli habitat e le comunità marine e garantire un rifornimento costante di individui alle popolazioni ittiche oggetto di pesca.

A tal fine, i progetti SafeNet (Sustainable fisheries in EU Mediterranean waters through network of MPAs) e Mantis (Marine protected Areas Network Towards Sustainable fisheries in the Central Mediterranean) si prefiggono di identificare una rete coerente di Aree Marine Protette (AMP) e di norme di gestione spaziale della pesca (ad esempio chiusure temporanee), i cui effetti sinergici possono aiutare a raggiungere gli obiettivi di pesca sostenibile e a massimizzare a lungo termine i benefici socio-economici per i pescatori e tutte le parti interessate nel Mar Mediterraneo.

 

Consumo sostenibile 

Oggi il consumo di pesce nel nostro e negli altri Paesi europei che si affacciano sul Mediterraneo, è costituito in buona parte da prodotti distribuiti dal commercio internazionale come, ad esempio, cozze cilene, calamari argentini, gamberi tropicali, gamberetti boreali, naselli senegalesi, pesci gatto vietnamiti, merluzzi dell’Alaska.
Ciò è in parte dovuto alla carente presenza di prodotto Mediterraneo sul mercato nazionale, a sua volta dipendente dal fatto il 93% degli stock ittici mediterranei per i quali sia disponibile una valutazione (ma che riguarda un numero minimo di specie) è ritenuto
sovr-sfruttato.

I Paesi europei del Mediterraneo sono i maggiori consumatori di prodotti ittici al mondo, ma più dei 2/3 del prodotto consumato proviene dall’Atlantico e dai Paesi in via di sviluppo, con  conseguenze ambientali, economiche e sociali. Spesso infatti questo prodotto alieutico importato non sempre è stato pescato o allevato in modo sostenibile.

Per promuovere un consumo di prodotti del mare più ecologico, sociale ed economicamente sostenibile, nel 2015, il network WWF ha dato vita al progetto FishForward  in 11 Stati membri dell'Unione Europea. 

Il progetto MINOUW:

Il progetto MINOUW è composto da oltre 15 diversi istituti e organismi scientifici marittimi provenienti da tutta Europa e riunisce scienziati, pescatori, ONG e responsabili politici.
Il progetto ha lo scopo di favorire l'implementazione di tecnologie e pratiche di pesca che riducono le catture indesiderate e contribuiscano alla possibile eliminazione dei rigetti nella pesca europea.
Chiave del progetto sono tecnologia, innovazione e coinvolgimento diretto dei pescatori. I pescatori vengono ingaggiati nell’ideazione e sviluppo di soluzioni tecniche e tecnologiche per evitare i rigetti nei diversi tipi di pesca praticati nel Mediterraneo e in Europa. Le soluzioni vengono testate in 11 casi studio, e le migliori pratiche vengono diffuse attraverso degli scambi tra pescatori di diversi  paesi. (es. pescatori siciliani in Norvegia a studiare  l’utilizzo di strumenti selettivi per evitare lo scarto nella pesca a strascico, pescatori greci in portogallo per la pesca ai piccoli pelagici e spagnoli in Italia per la pesca artigianale con le reti da posta).

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Safenet e Mantis: scopri i progetti

Il progetto Safenet coinvolge il Mar Mediterraneo nord-occidentale, mentre il progetto Mantis focalizza il suo lavoro sul Mar Adriatico e sul Canale di Sicilia (Mediterraneo Centrale).
I progetti applicano l'approccio ecosistemico alla gestione della pesca su larga e piccola scala. I risultati saranno cruciali per ottenere:
  • un buono stato ecologico (GES, obiettivo principale della direttiva quadro sulla strategia marina, MSFD);
  • la sostenibilità ambientale, economica e sociale della pesca (come dettato dalla politica comune della pesca, CFP)
La chiave dei progetti è la raccolta e integrazione di dati della pesca (industriale nel progetto Mantis, anche artigianale e ricreativa nel progetto Safenet), ecologici e socio-economici, ma anche il coinvolgimento degli attori interessati (pescatori, direttori e staff di aree marine protette, ONG, rappresentanti della pesca e autorità) chiamati a condividere le loro tradizionali conoscenze dell’ecosistema marino e i loro suggerimenti di gestione. L’integrazione di queste informazioni attraverso modelli ecosistemici permetterà di identificare gli scenari di gestione più appropriati per garantire la conservazione della biodiversità e la sostenibilità ambientale, sociale ed economica della pesca nel Mar Mediterraneo Nord-Occidentale e Centrale. 

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Fish Forward: per un consumo sostenibile

La pesca nel Mediterraneo, soprattutto quella artigianale, stenta a sopravvivere a causa della concorrenza sleale della pesca illegale, della scarsità di risorse disponibili, oltre che delle scelte di consumo che si orientano sulle poche specie pregiate, trascurandone molte altre meno conosciute, ma certamente buone da mangiare e a minor rischio di sovra sfruttamento.
Il progetto FishForward  promuove un consumo di prodotti del mare  più ecologico, sociale ed economicamente sostenibile e responsabilizza i consumatori ad avere un ruolo più attivo nella gestione delle risorse marine da cui l’umanità tutta dipende.

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Il progetto Minouw

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il progetto Mantis

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Il progetto Safenet

  • Il progetto Safenet