Vanzago, aquila salvata grazie al WWF | WWF Italy

Vanzago, aquila salvata grazie al WWF

Notizie pubblicate su 11 May 2018
L'aquila durante le cure nel CRAS di Vanzago
© Oasi WWF Vanzago

Per difendere le specie più delicate dal bracconaggio il WWF ha lanciato la Campagna “SOS Animali in trappola: attraverso il numero solidale 45590 fino al 20 maggio sarà possibile sostenere le attività antibracconaggio dell’associazione


Sono passati 10 mesi da quando, lo scorso, luglio, alcuni volontari hanno recuperato un’aquila reale (Aquila Chysaetos) nelle valli montane di Garzeno, vicino al lago di Como. Il rapace, in condizioni molto gravi, è stato immediatamente portato al Centro di recupero animali selvatici che opera nell’Oasi WWF di Vanzago alle porte di Milano, dove il personale specializzato e i volontari si sono subito messi a lavoro per salvare uno degli animali più protetti della nostra fauna.
L’animale, di circa un anno e mezzo, presentava un piumaggio seriamente compromesso, era disidratato e denutrito: in quelle condizioni non solo non avrebbe mai potuto volare ma sarebbe andato incontro a morte certa, facile preda di altri animali.
Con molta probabilità l’aquila è stata ‘rubata’ dal proprio nido quando era ancora un pulcino (pullo). Il furto di pulli è una delle tante forme di bracconaggio che affligge il nostro Paese e ha contribuito a decimare specie molto rare come l’aquila di Bonelli, il lanario o il capovaccaio che il WWF difende in Sicilia con il Progetto Life Con.RaSi. Nonostante il furto di rapaci dai nidi sia un crimine vero e proprio, sanzionato da più norme, come ad esempio la Legge sulla caccia (che vieta espressamente di prendere o detenere uova, nidi e piccoli appartenenti alla fauna selvatica) il traffico continua ad avere un lucroso mercato. In più occasioni WWF ha chiesto il rafforzamento della vigilanza contro le attività di bracconaggio e nella scorsa legislatura ha più volte ha esortato le Camere ad approvare una proposta di legge, elaborata anche con il contributo degli esperti dell’associazione, che inaspriva pene (oggi non adeguate) per chi uccide, cattura illegalmente, commercia illecitamente gli animali appartenenti a specie protette. Ora la palla passa al nuovo Parlamento che, si spera, non lasci in un cassetto tutto il lavoro fatto. 
Con molta probabilità, dopo essere stata sottratta al suo nido, la piccola aquila curata a Vanzago è stata costretta in una gabbia troppo piccola per ospitare un rapace delle sue dimensioni: questa potrebbe essere una delle cause per cui non riesce a volare.
La riabilitazione procede velocemente anche con l’ausilio di voliere speciali per permettere all’aquila di riacquistare i suoi comportamenti naturali in attesa di capire se riuscirà a riacquistare il cielo, il suo elemento naturale. I volontari del WWF, in tutto una cinquantina di persone che vanno da studenti a pensionati che, insieme ai veterinari, si alternano nelle cure agli animali ricoverati, ci credono. Limitano al minimo i contatti con l’animale in modo da evitare che si abitui alla presenza dell’uomo: una condizione indispensabile affinché una eventuale reintroduzione in natura possa avere successo. Lo sanno bene a Vanzago dove, ogni anno vengono ricoverati più di 3.500 animali (dalle rane ai cervi con prevalenza di uccelli) e dove oltre il 50% (alcuni anni anche fino al 60%) degli animali curati riacquista la libertà nel loro habitat naturale. Come è avvenuto lo scorso 25 aprile (simbolicamente nel giorno della Festa della Liberazione) quando sotto gli occhi di oltre 200 persone sono tornati in natura tre poiane, un gheppio e diversi passeriformi.
L'aquila durante le cure nel CRAS di Vanzago
© Oasi WWF Vanzago Enlarge
Il Cras di Vanzago opera all'interno dell'Oasi WWF e accoglie circa 3.500 animali l'anno
© A.Longo /WWF Enlarge