Vittime della caccia, WWF scrive al ministro Minniti | WWF Italy

Vittime della caccia, WWF scrive al ministro Minniti

Notizie pubblicate su 21 November 2017
Una doppietta
© Nanopress
17 morti e 27 feriti in meno di 3 mesi dall’apertura della caccia. Questo il bilancio della prima parte della stagione venatoria in corso che emerge dai dati dell’Associazione vittime della caccia. Un numero preoccupante che coinvolge sia cacciatori sia persone del tutto estranee all’attività venatoria. Il WWF ha così deciso di scrivere al ministro dell’interno, Marco Minniti, sottolineando l’urgenza del problema e la necessità di intervenire con una serie di misure. Non si tratta di fatalità, come spesso si legge dalle cronache dei giornali locali, ma di incidenti tutt’altro che inevitabili e spesso  causati da una " aperta violazione della Legge quadro nazionale (Legge n.157/1992) e delle Leggi regionali di settore” come si legge nella lettera a firma del Vice Presidente dell’Associazione, Dante Caserta.
Secondo il WWF i comportamenti più pericolosi alla base di questa “escalation” (erano state 16 le vittime della caccia in tutta la stagione 2016-2017) sono:  il mancato rispetto delle distanze minime da strade e centri abitati; una tendenza a sparare senza inquadrare il “bersaglio”; la cattiva abitudine di accompagnare le battute di caccia , soprattutto quella al cinghiale,  con  “colazioni”, spesso  comprensive di vino e altri alcolici .  A  tutti questi fattori negativi  si aggiunge  l’elevata età media dei possessori di licenza di caccia.  In particolare il mancato rispetto della distanza di sicurezza da abitazioni e centri abitati aumenta di molto il rischio di provocare incidenti: non sono mancati episodi nei quali i pallini da caccia hanno centrato cortili o abitazioni.
“A tali comportamenti – si legge nella lettera WWF indirizzata al ministro dell’Interno - si accompagna la possibilità per un cacciatore alla prima licenza di caccia (18 anni) di detenere e utilizzare un numero illimitato di fucili da caccia, anche a lunga gittata”.
Queste e altre cause, rintracciabili anche nei rapporti delle guardie volontarie WWF, aumentano di numero se si considera la caccia al cinghiale, tra le più cruente. La cosiddetta “braccata” infatti, è un tipo di caccia complessa, che richiede un grado di perizia maggiore e un’ottima conoscenza dell’habitat circostante. Una pratica di questo tipo dunque, può risultare ancora più rischiosa se praticata in zone frequentate da “civili”.
Spesso con fucili da caccia regolarmente registrati si sono commessi anche omicidi. Questo aspetto, unito al problema dell’uso di alcol, fa sorgere legittimi dubbi sull’accuratezza delle verifiche psicologiche a cui vengono sottoposti i cacciatori, prima di consegnare loro armi estremamente pericolose.
Alla luce di queste osservazioni, il WWF Italia ha proposto alcune misure preventive da mettere in atto il prima possibile per evitare che il numero di vittime innocenti continui ad aumentare. Tra queste:
 
  1.     incrementare l’attività di vigilanza e rendere molto più severi gli esami per la licenza di caccia;
  2.    limitare l’uso di armi a canna rigata, in grado di sparare a 4 km di distanza; 
  3.    effettuare maggiori controlli sulle licenze di caccia, vietare l’assunzione e la detenzione di sostanze alcoliche. 
  4.    Prendere  in seria considerazione  anche il divieto  di caccia nei giorni festivi nelle aree altamente frequentate da sportivi ed escursionisti. La maggior parte delle giornate di caccia si svolgono infatti il sabato e la domenica, nei quali i cacciatori si trovano a occupare spazi sottraendo, con l’esercizio dell’attività venatoria, tranquillità e serenità a famiglie e amanti della natura
  5.    Infine il WWF chiede al ministro Minniti di agevolare la nomina di nuove guardie volontarie delle associazioni di protezione ambientale, favorendone altresì quanto più possibile le attività, oggi ostacolate e comunque caricate di un gravame burocratico eccessivo non adatto ad un’attività di volontariato svolta a favore della collettività.