WWF Italy - Mediterraneonew
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UN MARE RICCO DI STORIA E DI MINACCE

Il Mediterraneo è un delicato intreccio di storia, natura e culture: culla della civiltà, questo mare è stato protagonista da sempre di passaggi economici e sociali, di culture e di scoperte. Collante di tre continenti (Asia, Africa ed Europa), di tre religioni monoteiste, di guerre e di pace, di sintesi e di complessità insieme. Una complessità che si propaga a partire dagli aspetti strutturali (conformazione fisico/geografica del territorio) fino ad arrivare alla flora e alla fauna: abbiamo mare e abbiamo montagna, abbiamo neve e deserto, abbiamo una biodiversità unica.

E, in questo Mediterraneo, l’Italia è uno dei paesi più ricchi in Europa e del “Mare Nostrum” in termini di biodiversità marina: delle 8.750 specie elencate nelle checklist, il 10% è nota esclusivamente per i mari italiani, delle 10 specie di Cetacei presenti con popolazioni nel Mar Mediterraneo ben 8 possono essere considerate anche nelle acque italiane (balenottera comune, capodoglio, delfino, globicefalo, grampo, stenella, tursiope, zifio). I sistemi dunali di sabbia occupano più di 3mila km di costa.
Dunque il valore naturalistico dei mari italiani è molto elevato e va preservato. 

IL PROGETTO MEDTRENDS


Il  progetto MedTrends   ha l’obiettivo di valutare la blue growth, (o “crescita blu”) nel mediterraneo individuando  le pressioni ambientali prodotte dalle attività umane e i conflitti intersettoriali che si prospettano  all’orizzonte.

Realizzato dal WWF attraverso il suo programma Mediterranean Marine Initiative, lo studio fornisce un quadro globale della crescita delle attività economiche marittime nel Mediterraneo, con risultati impressionanti, perché le attività vengono guardate per la prima volta nel loro insieme e in sovrapposizione l’una con l’altra.

Grazie all’analisi di 10 settori economici marittimi chiave, (attività militari, attività di dragaggio, attività estrattive in mare, estrazione di petrolio e gas, trasporto marittimo, porti, maricoltura, energie rinnovabili marine, turismo, pesca professionale e ricreativa, nel loro stato attuale e nelle tendenze future di sviluppo), lo studio ci indica che sarà indispensabile  una gestione integrata dello spazio marittimo: per costruire un nuovo percorso di sostenibilità per l’economia del Mediterraneo, le industrie, i governi e  la  società civile devono costruire una visione in grado di riconciliare la crescita economica e la gestione delle risorse.


 Scarica il rapporto MedTrends
 
©: WWF Italia Francesca Aita
©: wwf italia

L’ULTIMA SPIAGGIA


Per salvare le coste ed i mari Italiani occorre agire subito : il WWF con il dossier   “L’ultima spiaggia – Lo screening dei mari e delle coste della Penisola”, ha individuato le aree sensibili da preservare e gli strumenti istituzionali da porre in essere per diminuire i fattori di pressione e promuovere una crescita blu sostenibile.
Nonostante nel bacino del Mediterraneo il 93% degli stock ittici siano già oggi in sovra sfruttamento,  il 25% della piattaforma continentale italiana sia interessate da attività estrattive  e l’Italia sia ai primi posti in Europa per traffico di merci trasportate via mare e  come meta per il turismo crocieristico, è possibile salvare la ricchezza dei nostri mari.

Anche nella nostra fascia costiera non bisogna ridursi all’ultima spiaggia. Negli ultimi 50 anni abbiamo registrato lungo tutta la Penisola e le due isole maggiori uno sviluppo lineare medio dell’urbanizzazione di 10 km l’anno, con una densità dell’urbanizzazione in una fascia di 1 km dalla linea di costa che è passata nella Penisola dal 10 al 21%, mentre in Sicilia ha raggiunto il 33% e in Sardegna il 25%.

Il WWF nel dossier ha individuato quindi le aree marine e costiere da tutelare per la loro importanza biologica e gli strumenti istituzionali da attivare ad iniziare da una moratoria della nuova edificazione nella fascia costiera, sino a quando non saranno approvati i piani paesaggistici in tutte le Regioni.


 Scarica il dossier: "Ultima Spiaggia"

 Scarica l'almanacco delle trasformazioni delle coste italiane

 Scarica il dossier: "Cemento coast to coast"


 

AREE MARINE PROTETTE

Nel Mediterraneo sono state istituite centina di Aree Marine Protette (MedPan) ma  c’è  ancora  molto  da  fare  per garantire la tutela di un patrimonio di biodiversità unico al mondo e raggiungere il 10% di superficie protetta come previsto dalla Convenzione sulla Diversità Biologica.
Il WWF è impegnato da anni per promuovere lo sviluppo di un sistema efficiente  di  aree  marine  protette nel Mediterraneo  lavorando in network attraverso la Mediterranean Iniziative, intervenendo in prima persona nella gestione di alcune aree, come quelle di Miramare e di Torre Guaceto, che negli anni sono diventati esempi virtuosi di gestione, ed impegnandosi per istituire nuove “Oasi blu WWF”.

Il WWF inoltre protegge 40 km di spiagge grazie alle Oasi di Burano, Orbetello, Dune di Tirrenia, Macchiagrande, Le Cesine, Torre Salsa, Capo Rama, Policoro e Valle Averto.
In Italia le aree marine protette sono 27, più i 2 parchi sommersi, che tutelano complessivamente circa 228 mila ettari di mare e circa 700 chilometri di costa, mentre altre 17 sono di prossima istituzione. Da ricordare inoltre Pelagos, il Santuario Internazionale dei Mammiferi Marini, che  si estende dall’Arcipelago Toscano a sud al Mar Ligure al Nordil WWF contribuì alla sua istituzione grazie ad un accordo transfrontaliero e oggi  si sta impegnando perché sia migliorata la governance dell’area protetta  che a distanza di anni  dalla sua nascita è ancora priva organi di gestione efficaci.
 
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Il WWF per le tartarughe marine

La tartaruga marina è da sempre la specie simbolo sulla quale si concentra l’impegno del WWF per il mare. Caretta caretta, Chelonia mydas e Dermochelys coriacea sono le tre specie che popolano le acque del Mediterraneo. La Caretta è però l’unica che depone le sue uova lungo le coste italiane ed i mari attorno alla penisola rivestono grande importanza per le popolazioni del bacino.
Le tartarughe marine sono oggi seriamente minacciate dall’uomo: la cementificazione, il degrado delle coste e dei litorali prescelti per la nidificazione e soprattutto l'impatto con i sistemi di pesca costituiscono le principali minacce per questa specie, basti pensare alle reti a strascico, agli ami dei palangari ed alle reti fisse, dalle quali un gran numero di tartarughe viene catturato accidentalmente, causando la morte di più di 40.000 tartarughe l'anno.
Il WWF svolge da anni attività finalizzate alla ricerca ed alla conservazione delle tartarughe marine tramite un network di operatori e di centri di recupero presenti in varie regioni italiane, la cui attività, regolarmente autorizzata dal Ministero dell’Ambiente, consiste nella riabilitazione di singoli individui recuperati, nella sensibilizzazione di categorie coinvolte nella salvaguardia di questi animali, nella marcatura degli esemplari rilasciati, nella salvaguardia dei siti di nidificazione.

Ogni anno sono oltre 500 le tartarughe marine curate presso i centri di recupero convenzionati con il WWF di Policoro, Molfetta, Lampedusa e Torre Guaceto e sono centinaia i volontari che partecipano ai campi estivi dedicati a monitoraggio e sorveglianza delle nidificazioni in Sicilia, Calabria e Puglia, nelle aree storicamente interessate dalle deposizioni. Attività di recupero e di studio delle tartarughe si svolgono anche in Friuli, coordinata dagli operatori dell’Oasi WWF di Miramare ed in Veneto.

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Progetto Fish Forward

PESCE SOSTENIBILE PER L’AMBIENTE, PER LE PERSONE E PER I PAESI IN VIA DI SVILUPPO

Nel 2015, WWF ha avviato un progetto ambizioso in 11 Stati membri dell’Unione europea: un progetto per aumentare la consapevolezza dei consumatori sulle possibili conseguenze ecologiche e sociali del consumo di pesce. Il problema di fondo è che i nostri mari sono sovrasfruttati.

Con una quota del 23%, l’Ue è la più grande importatrice al mondo di prodotti ittici. La metà di quanto viene importato proviene da Paesi in via di sviluppo. La pesca e l’allevamento ittico hanno effetti diretti sull’alleviamento della povertà e sulla sicurezza alimentare di più di 800 milioni di persone.
 




Una campagna di sensibilizzazione mostrerà come il nostro consumo di pesce sia in grado di cambiare il mondo, e come, attraverso l’acquisto indipendente e consapevole di prodotti sostenibili, ogni consumatore possa dare un contributo a un’economia globale più responsabile per gli esseri umani e per la natura.

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Grazie al WWF il Mediterraneo è più tutelato

©: FishForward

Si deve agli appelli e alle denunce del WWF già dal lontano 1968 se in Italia si è giunti al divieto di pesca subacquea con autorespiratore (che stava causando l’estinzione della cernia),assieme al divieto di uso di reti da parte dei privati. Un successo che diede un apporto decisivo alla tutela di tante specie legate al mare, dai delfini alle tartarughe marine, che solo grazie agli appelli del WWF furono finalmente inserite tra le specie protette.

Altro successo del WWF è stato quello di contribuire alla messa al bando delle spadare (reti killer per i cetacei e le tartarughe marine)   dall’Unione Europea e quindi dall’Italia che dopo anni   si è finalmente adeguata alle normative. Oggi, per avere una tutela ancora più efficace, il WWF si sta adoperando per ottenere il divieto in sede europea di tutte le reti derivanti, ovverosia quelle reti che non essendo fissate al fondo costituiscono un pericolo per molte specie protette.

Anche grazie agli appelli del WWF  inoltre è stato posto il divieto di transito delle petroliere e di altre navi adibite al trasporto di sostanze pericolose nelle Bocche di Bonifacio, area tanto ricca di specie quanto sensibile e vulnerabile.

La foca monaca sta tornando e nel Mediterraneo gli avvistamenti sono sempre più frequenti. Negli anni ‘70 il WWF lanciò una campagna per salvare il raro pinnipede, commissionando indagini e censimenti subacquei in Sardegna. 
La nascita del Gruppo Foca Monaca, su iniziativa del WWF, ha contribuito a sensibilizzare pescatori, turisti e amministratori. La specie di foca monaca del Mediterraneo è inserita dall'Unione internazionale per la conservazione della natura nella categoria di minaccia Cr - Critically endangered, gravemente minacciata: attualmente la stima è di 300 esemplari, prevalentemente tra le isole greche e turche.

Uno degli ultimi avvistamenti in Italia è avvenuto proprio nei pressi di un’oasi del WWF, quella del Bosco di Policoro in Basilicata, da parte di due pescatori che collaborano con il WWF.

Le abitudini di vita della foca monaca del Mediterraneo sono ancora poco conosciute. Non frequenta esclusivamente i bassi fondali in prossimità della costa ma è in grado di compiere per nutrirsi grandi spostamenti lunghi anche decine di chilometri. Inoltre, si immerge continuamente raggiungendo una profondità di 90 metri.
I maschi adulti per alcuni mesi all'anno sono territoriali, difendendo tratti di scogliera e non tollerando la presenza di altri maschi. Le femmine adulte, con un ciclo riproduttivo di poco superiore ai 12 mesi, generano in media un cucciolo all'anno. Quando il mare è agitato si immerge e si adagia sul fondo.

Il tonno rosso, animale simbolo del Mediterraneo, spinto ad un passo dell’estinzione commerciale da una pesca distruttiva, è stato salvato dopo anni di battaglie sui tavoli della Commissione Europea e dell’ICCAT, la Commissione internazionale per la conservazione dei tunnidi dell'Atlantico, che   ne stabilisce la quantità pescabile. Grazie a politiche più  attente alle esigenze della conservazione del tonno rosso,  dal 2013 infatti sono stati registrati i primi incoraggianti segni di recupero della specie.

Il futuro del tonno è ora nelle mani di pescatori, industria, commercianti, rivenditori e consumatori: solo con il loro aiuto   si potrà assicurare il recupero a lungo termine dello stock. Il WWF  è impegnato anche per fare adottare la certificazione MSC (Marine Stewardship Council) che è il metodo più sicuro per certificare la provenienza sostenibile del pescato.

Il WWF è sempre stato in prima linea per   limitare la diffusione delle trivellazioni petrolifere, con azioni legali e di pressione, petizioni, manifestazioni e sensibilizzazione del pubblico, da Pantelleria alle coste adriatiche. Oltre ad aver impedito la realizzazione di alcuni pozzi ha anche contribuito a far si che il governo italiano abbia posto dal 2012 il divieto di attività petrolifere entro le 12 miglia dalla linea di costa.
Il settore delle  ricerche di idrocarburi  in mare infatti è fortemente impattante sugli ecosistemi marini in tutte le sue fasi (perforazione, estrazione, trasporto, ma già dalla ricerca, che avviene con la tecnica dell’air gun dannosa soprattutto per i cetacei ) e costituisce un fattore di rischio in caso di incidenti alle piattaforme che un mare chiuso e vulnerabile come quello del Mediterraneo non può sostenere.
Il settore inoltre, come emerso recentemente anche dal rapporto “Medtrands”, è quello che anche in futuro rischia di creare più conflitti con le altre attività e pregiudicare una gestione sostenibile del bacino.
Per queste ragioni il WWF di recente ha presentato anche una diffida al Ministero dello Sviluppo economico con lo scopo di far cessare le attività di estrazione di ben 16 concessioni che risultano scadute o non produttive.  
Per approfondimenti: Un mare di si

Dopo esattamente 38 anni dalla storica campagna di sensibilizzazione sul Mediterraneo “Il Mare deve Vivere” i volontari del WWF sono nuovamente saliti a bordo della nave scuola Amerigo Vespucci per la nuova campagna a difesa del Mare Nostrum voluta dal WWF e dalla Marina Militare.

L’iniziativa si è svolta dall’inizio di maggio ai primi di luglio quando la storica nave, che quest’anno compie 85 anni, ha compiuto un periplo di 8.000 chilometri di coste fermandosi nei porti di La Spezia, Cagliari , Trieste, Venezia, Bari, Ancona, Messina, Trapani, Genova, Napoli e Livorno.

Nei moli di attracco è stato allestito uno stand dai volontari del WWF con materiali informativi sulle attività dell’associazione in difesa della biodiversità nel Mediterraneo per far conoscere meglio, amare e difendere il mare alle decine di migliaia di cittadini che hanno visitato il veliero.

In ogni tappa infatti, appassionati, famiglie, semplici curiosi hanno compostamente “preso d’assalto” la nave, aspettando talvolta anche ore per salire a bordo, a dimostrazione non solo del fascino della Vespucci, ma anche dell’accresciuta consapevolezza dell’esigenza di tutelare i nostri mari.
 

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