Ambiente, flora e fauna | WWF Italy

Ambiente, flora e fauna

Ambiente

L’Oasi del Bosco di San Silvestro si trova nel comune di Caserta in località San Leucio sulle due colline contigue di Montemaiulo e Montebriano da cui sgorga la cascata che anima con le sue acque le fontane del Parco Vanvitelliano della Reggia.

Situato a Nord del Complesso Vanvitelliano ad una quota altimetrica variabile dai 143 ai 310 m. s.l.m. con pendenza del 70%, è costituito da una fitta vegetazione ad alto fusto formata in gran parte da lecci che si estende su una superficie di oltre 760.00 mq.

L’intera area rientra nella zona pedemontana di raccordo tra i versanti orientali del Monte di San Leucio (466 m) e quelli orientali e sud orientali dei rilievi di Castel Morrone (392 m), ed è caratterizzata da zone con pendenze dolci a cui si alternano altre piuttosto ripide. In questi punti, nei periodi dell'anno in cui le precipitazioni sono più copiose, si formano dei veri e propri canali a carattere torrentizio 

Curiosità

 
	© F. Paolella
 

Flora e fauna

I terreni calcarei su cui sorge l’Oasi del Bosco di San Silvestro ospitano una fitta vegetazione ad alto fusto formata in gran parte da una macchia a leccio che si configura come una macchia alta di origine secondaria nella quale, al leccio dominante, si accompagnano, nelle zone fresche più elevate, il corbezzolo (Arbutus unedo), mentre la fillirea (Phillyrea latifoglia) è più frequente nelle stazioni ventose

Nel bosco, oltre al leccio, si incontrano altre essenze arboree quali il cerro (Quercus cerris), il carpino nero (Ostrya carpinifolia), il castagno (Castanea sativa), l’acero (Acer pseudoplatanus), il ciliegio (Prunus avium), l’ippocastano (Aesculus hippocastanum), e diverse conifere (alcune introdotte) come il pino d’Aleppo (Pinus halepensis), l’oleandro (Nerium oleander) e il fico (Ficus carica).

Nelle zone più calde, il leccio si dirada e lascia spazio ad alberi di ulivo (Olea europea) ed altre piante della macchia mediterranea come il viburno (Viburnum tinus) e l’alaterno (Rhamnus alaternus), il mirto (Myrtus communis), il lentisco (Pistacia lentiscus) ed altri cespugli e piante erbacee.
L’aspetto del bosco non muta mai in maniera significativa nei vari periodi dell’anno.

In passato, buona parte degli arbusti insieme all’intero sottobosco sono andati distrutti a causa di una introduzione impropria di daini che, in assenza di antagonisti naturali, erano diventati sempre più numerosi fino a superare la capacità biotica del bosco. E’ per questo motivo che la gran parte degli individui, con un grande impegno di risorse umane ed economiche, sono stati trasferiti in aree idonee indicate di volta in volta dalla Provincia. Questa operazione sta permettendo la ricrescita del sottobosco.

Nelle radure dominate da menta selvatica, nella stagione primaverile fioriscono molte specie di orchidee, come l’Ophris apifera, che deve il suo nome alla somiglianza del suo fiore con l’ape. Inoltre, vi si trovano l’Orchis italica e l’Epipactis microphylla: quest’ultima orchidea rappresenta una vera eccezione e rarità, in quanto relitto botanico post glaciale ancora presente sul nostro territorio pur appartenendo ad un orizzonte botanico di media montagna.

Due sono gli habitat di interesse comunitario riconosciuti nell’Oasi tra le Foreste sclerofille mediterranee, cioè le Foreste di Olea e Ceratonia e le Foreste di Quercus ilex e Quercus rotundifolia. Numerose sono anche le varietà di funghi presenti nel bosco.

La fauna che caratterizza l’Oasi è composta da un gran numero di specie di uccelli che presentano un’alternanza di comunità nelle varie stagioni. Diverse tra le specie presenti sono classificate tra quelle di interesse comunitario per quanto attiene l'importanza della loro conservazione. In inverno sono presenti specie svernanti provenienti dal Nord Europa o comunque da posti più freddi che ripartono in primavera mentre giungono, per la riproduzione, quelle che hanno trascorso l’inverno a Sud del Sahara.

Le colline casertane, infatti, si trovano a metà strada tra la dorsale appenninica (il Matese) ed il mare, in linea con le correnti migratrici di molte specie di uccelli. A ciò si aggiunge la vicinanza del fiume Volturno che, come tutti i corsi d’acqua, rappresenta un punto di riferimento importante per l’insediamento e spostamento dell’avifauna

Tra i nidificanti troviamo l’upupa,(Upupa epops) la tortora comune (Streptopelia decaocto), il colombaccio (Columba palumbus), l’averla piccola (Lanius collurio), il pigliamosche (Muscicapa striata), il codibugnolo (Aegiphalos caudatus), l’usignolo (Luscinia megarhinchos), il rigogolo (Oriolus oriolus), il tordo bottaccio (Turdus philomelos) e il cuculo (Cuculus canorus).

Gli svernanti sono rappresentati dalla ballerina bianca (Motacilla alba), la ballerina gialla (Motacilla cinerea), il fiorrancino (Regulus ignicapillus), il luì piccolo (Phylloscopus collybita), il lucherino (Carduelis spinus), il torcicollo (Jynx torquilla), il pettirosso (Erithacus rubecola), il codirosso spazzacamino (Phoenicurus ochruros), la beccaccia (Scolopax rusticola)

Gli stanziali: il picchio rosso maggiore (Dentrocopos major), picchio verde (Picus viridis), la capinera (Sylvia atricapilla), la cinciallegra (Parus major), la cinciarella (Parus Caeruleus), il cardellino (Carduelis carduelis), lo scricciolo (Troglodytes troglodites), il merlo (Turdus merula), il fringuello (Frigilla coelebs), e la ghiandaia (Garrulus glandarius).

Tra i rapaci: il gheppio (Falco tinnunculus) e la poiana (Buteo buteo), lo sparviero (Accipiter nisus) e tra i notturni la civetta (Athene noctua), il barbagianni (Tyto alba), l’allocco (Stryx aluco), l’assiolo (Asio otus).

Notevole anche la presenza di rettili come il biacco (Coluber viridiflavus) e il cervone (Elaphe quatuorlineata), la natrice dal collare (Natrix natrix).

Tra i mammiferi: il tasso (Meles meles), la volpe (Vulpes vulpes), il riccio (Erinaceus europaeus), la faina (Martes foina), la donnola (Mustela nivalis), il ghiro (Glis glis), il moscardino (Muscardinus avellanarius) .E’ presente qualche esemplare di daino (Dama dama) introdotto negli anni 70.

Tra i numerosi chirotteri sono state rilevate specie di interesse comunitario quali il vespertilio maggiore (Myotis myotis), il ferro di cavallo maggiore o rinolfo maggiore (Rhinolophus ferrumequinum) e il raro ferro di cavallo minore (Rhinolophus hipposideros), inserito nel “Libro Rosso” degli animali in via di estinzione.

Specie Simbolo

 
	© F. Cianchi