Ambiente, flora e fauna | WWF Italy

Ambiente, flora e fauna

L'area protetta si estende dal Castellaccio (nei pressi della Stazione di Corchiano, a 2500 m circa a Ovest dal Centro Storico) ai confini di Macchia Pargo (a 1000 m circa a Est dal Centro Storico). Si muove lungo il costone della forra del Rio Fratta ed è poco più a sud del MN di Pian Sant'Angelo a cui è collegato per mezzo della via Amerina.

Dal punto di vista geologico il territorio di Corchiano è interessato dall'attività vulcanica dei distretti Vicano e Cimino, che ne hanno definito dei caratteri paesaggistici e ambientali tramite la deposizione di prodott .Tale attività fu di tipo prevalentemente esplosivo e mise in posa materiali piroclastici diversi su una superficie originalmente movimentata da conche lacustri e valli fluviali, in particolare quella del Paleo-Tevere. Questi materiali, teneri e facilmente erodibili, furono ricoperti da colate piroclastiche prima e effusioni idromagmatiche poi. Le colate cancellarono quasi completamente i paleoalvei mettendo in posa tufi litoidi, come il Tufo Rosso a Scorie Nere.

Una volta cessata l'attività vulcanica, iniziarono la loro attività modellatrice i ghiacciai e i corsi d'acqua, scavando ed erodendo il tufo fino a raggiungere gli strati di roccia sottostante, in corrispondenza degli antichi rilievi: le acque scalzarono il fondamento del tufo formando dapprima caverne e causando poi il crollo o ribaltamento della roccia sovrastante. Si formò così il tipico paesaggio di forra con costoni tufacei sub alternati a pianori.

Il territorio di Corchiano si inserisce in un contesto climatico di transizione tra la regione a clima temperato, caratteristica della fascia preappenninica e appenninica, e la regione mediterranea che si estende lungo il versante tirrenico del Lazio.Le variazioni climatiche esistenti tra le due zone influenzano le associazioni vegetazionali e conseguentemente la biodiversità presente 

Curiosità

Forre di Corchiano 
	© Francesco Scirè (Licenza CC-BY_SA 3.0)
La Forra rappresenta un sistema ambientale molto particolare, caratterizzato da una notevole eterogeneità ambientale derivante dalla presenza di ecosistemi diversi (fluviale, rupestre, boschivo, agricolo) e da fenomeni di inversione termica, (la temperatura diminuisce man mano che si scende).

La Flora

Ai margini della forra sono presenti specie sempreverdi peculiari della macchia mediterranea, che occupano una fascia stretta in cui la presenza di suolo è quasi assente.
Il leccio (Quercus ilex) è la specie dominante, accompagnata da orniello (Fraxinus ornus), acero minore (Acer monspessulanum) e bagolaro o spaccasassi (Celtis australis). Lo strato arbustivo è formato da erica (Erica arborea), alaterno (Rhamnus alaternus), corbezzolo (Arbutus unedo), ginestra (Spartium junceum ) e alcune specie di cisto (Cistus spp).

La situazione all'interno della valle varia con l'inclinazione dei versanti: dove questa è maggiore, si trovano boschi misti mesofili a carpino bianco (Carpinus betulus) e nero (Ostrya carpinifolia), nocciolo (Corylus avellana) e corniolo (Cornus sanguinea) con presenza di specie con portamento rampicante e lianoso come l'edera (Hedera helix) e la vitalba (Clematis vitalba). Dove le pendenze raggiungono valori minori le specie presenti sono cerro (Quercus cerris), nocciolo e acero campestre (Acer campestre) con uno strato arbustivo formato da scopa dei carbonai (Cytisus scoparius), felce aquilina (Pteridium aquilinum) e pungitopo (Ruscus aculeatus).

Più in basso si raggiunge la vegetazione ripariale igrofila ad ontano nero (Alnus glutinosa), salice bianco (Salix alba), pioppo nero (Populus nigra), olmo (Ulmus minor) e pioppo bianco (Populus alba). Nello strato arbustivo si rinvengono, oltre ad alcune specie già citate, il sambuco nero (Sambucus nigra), il corniolo e il rovo (Rubus spp); le specie erbacee più rappresentative sono l'ortica (Urtica dioica) e la Plantago lanceolata.

Grazie alla costante umidità e alla scarsa esposizione al sole, sono presenti associazioni di felci comprensive di specie come la felce maschio (Dryopteris filixmas), la lingua cervina (Phyllitis scolopendrium) e l'equiseto (Equisetum arvense), mentre il capelvenere (Adiantum capillus-veneris) e l'asplenio (Asplenium trichomanes) si rinvengono su substrato roccioso.

Dove l'alveo si allarga, in corrispondenza di acque tranquille o a lento deflusso, sono frammentariamente presenti lembi di vegetazione elofitica (con apparato radicale sommerso e apparato riproduttore e vegetativo emerso) con presenza dominante di cannuccia di palude (Phragmites australis), carice (Carex pendula), sedanina d'acqua (Apium nodiflorum), crescione (Nasturtium officinale). Nel letto dei corsi d'acqua si rinviene una vegetazione acquatica composta da Potamogeton pectinatus e lenticchia d'acqua (Lemna minor).

La fauna

L'elevata eterogeneità ambientale della forra permette la presenza di una fauna ricca e diversificata, capace di utilizzare le numerose nicchie ecologiche fornite dal sistema. La Forra di Corchiano rappresenta un elemento rilevante per il mantenimento della funzionalità del territorio locale, poiché proprio per le sue peculiari caratteristiche ambientali può soddisfare le esigenze ecologiche di numerose specie.

All’interno della forra si possono incontrare il riccio (Erinaceus europaeus) legato a ecosistemi a mosaico, lo scoiattolo (Sciurus vulgaris) e il moscardino (Moscardinus avellanarius), l'istrice (Hystrix cristata), la martora (Martes martes) specie più legata agli ambenti boschivi, la faina (Martes foina) nelle zone di transizione tra la macchia e i coltivi, la donnola (Mustela nivalis), specie adattabile a diversi ambienti e assai comune, il tasso (Meles meles), la volpe (Vulpes vulpes) e il cinghiale (Sus scrofa).

Un gruppo faunistico estremamente diversificato nella forra è quello degli uccelli, che utilizzano questa rete di ecosistemi per svolgere numerose attività (nidificazione, alimentazione, caccia). Gli studi effettuati fino ad oggi hanno evidenziato la rilevanza dell’area per quanto concerne l’avifauna: sono infatti state segnalate ben 93 specie di uccelli, di cui almeno 72 nidificanti e 35 di interesse conservazionistico.
Il gheppio (Falco tinnunculus) e il falco pellegrino (Falco peregrinus), specie legata alle pareti tufacee per la nidificazione, la poiana (Buteo buteo), lo sparviere (Accipiter nisus) ed il falco pecchiaiolo (Pernis apivorus) legati invece ad ambienti boschivi, la civetta (Athene noctua), il barbagianni (Tyto alba) e il gufo comune (Asio otus), il torcicollo (Jynx torquilla), il picchio verde, il passero solitario (Monticola solitarius), anch’egli legato alle pareti rocciose ed il lucherino (Carduelis spinus), un piccolo passeriforme che vive nei boschi ripariali con presenza di ontano, delle cui bacche si nutre.

Tra i rettili risultano presenti la lucertola campestre (Podarcis sicula) e numerosi serpenti tra cui la vipera comune (Vipera aspis), il cervone (Elaphe quatuorlineata), serpente raro e localizzato, la natrice dal collare (Natrix natrix) e il biacco (Coluber viridiflavus).

Si registra la presenza di anfibi quali il rospo comune (Bufo bufo), ad alta valenza ecologica, la rana appenninica (Rana italica) legata ai boschi di latifoglie, nonché numerosi esemplari di rana verde ( Rana bergeri, Rana kl. hispanica ), ottimo bioindicatore della qualità delle acque superficiali. 
Riccio (Erinaceus europaeus) 
	© Olaf1541 (Licenza CC-BY_SA 3.0)
 Riccio Riccio (Erinaceus europaeus)
Foglie di nocciòlo 
	© Dam94 (Licenza CC-BY_SA 3.0)
Foglie di nocciòlo
 
	© A. Cambone
Falco pellegrino
Leccio (Quercus ilex) 
	© Archenzo (Licenza CC-BY_SA 3.0)
Leccio (Quercus ilex)