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Parchi Interrotti

Sospesi. Interrotti.Frammentati: la storia delle quattro aree naturali italiane che esistono solo sulla carta e di cui nessuno si è mai davvero occupato.

© Giancarlo MANCORI / WWF-Italy

L'Italia è uno dei Paesi europei più ricchi di biodiversità terrestre e marina eppure la gestione delle aree nazionali è spesso oscura e senza una governance chiara. 

È quanto accaduto ad esempio per i parchi Nazionali dello Stelvio, del Gennargentu, della Costa Teatina e del Delta del Po, istituiti, ma solo sulla carta e nei fatti mai gestiti secondo regole di tutela e conservazione della loro biodiversità. 

Parco Nazionale dello Stelvio

Il Parco nazionale dello Stelvio è uno dei cinque parchi nazionali storici istituiti in Italia per proteggere specie a rischio tutelate da convenzioni internazionali e dalle normative comunitarie come: aquile, stambecchi, camosci, lupi e orsi, gipeti, galli cedroni, pernici bianche.

Istituito nel 1935, per proteggere il gruppo montuoso Ortles-Cevedale e le vallate alpine della Lombardia, Trentino e Alto Adige, è anche uno dei parchi più antichi d’Europa ed il più esteso dell’arco alpino con oltre 130.000 ettari di territorio protetto, che vanno dai 650 metri s.l.m. fino ai 3.900 delle vette dei ghiacciai.
 
Il Parco ha sempre avuto una governance legata allo statuto speciale delle province autonome di Trento e Bolzano, fino alla costituzione di un appostito Consorzione di gestione tra lo Stato, le due Province e la Regione Lombardia, che ha una abbondante porzione di territorio.

Per decenni, la tutela dell’area è stata inerziale o discutibile, come nel caso degli interventi per ospitare nella parte lombarda dei mondiali di sci del 1985. Il Consorzio è stato poi sostituito da un Comitato nazionale, con  compiti solo di coordinamento e di indirizzo, mentre sono gli enti locali a redigere i regolamenti. Come ha sottolineato Dante Caserta, Vicepresidente del WWF Italia, "il rischio è che diverse aree, dello stesso parco vengano gestite in modo differente".


Il Parco del Golfo di Orosei e del Gennargentu  

Nonostante la Sardegna sia considerata una delle regioni a maggior ricchezza di biodiversità in Italia ed Europa, con il maggior numero di endemismi vegetali e animali, il Parco Nazionale del Golfo di Orosei e del Gennargentu, ancora non esiste.
 
La flora è formata da foreste di lecci e castagni e di tassi E poi maestosi esemplari delle essenze tipiche della macchia mediterranea. L’insularità e l’inaccessibilità dei luoghi hanno favorito una moltitudine di entità floristiche endemiche o rare.

Ma nel nostro Paese, tutto questo splendido patrimonio viene sostanzialmente trascurato. Il Parco Nazionale del Golfo di Orosei e del Gennargentu è formalmente istituito ma non è operativo, perchè gli organi non sono mai stati costituiti e la concreta applicazione della disciplina di tutela è stata rinviata a una nuova intesa tra Stato e Regione dalla legge 23 dicembre 2005 n. 266 - comma 573 .
Il Parco del Gennargentu sostanzialmente non esiste.  

Il Parco nazionale della Costa Teatina 

Il tratto di costa tra Ortona e Vasto è senza dubbio quello di maggior valenza naturalista nei circa 125 chilometri di fascia costiera abruzzese. L’area in poco più di 50 chilometri, presenta habitat e specie di interesse conservazionistico di portata europea e numerose sono le aree in cui si registra la presenza di specie vegetali in via d'estinzione e in lista rossa IUCN (International Union far Conservation of Nature). 

Il 1997 segna l'inizio della tormentata e ancora irrosolta storia del Parco nazionale della Costa Teatina, quando con la Legge n. 344, si inserisce tra le prioritarie aree di reperimento l’area costiera compresa tra Ortona e San Salvo, in provincia di Chieti”. Infine, con la Legge n. 93/2001 l’area, definita “Costa Teatina”, viene individuata come Parco nazionale.

Dopo tutti questi anni, il Parco non ha ancora visto la luce.  Nonostante  esista una perimetrazione predisposta ed è dal 2015 che la Presidenza avrebbe dovuto completare rapidamente l’iter istituivo per dare finalmente vita al Parco, ad oggi  non c’è ancor alcuna traccia del Decreto istitutivo del parco sulla Gazzetta Ufficiale.

 
 

Il Parco del Delta del Po

Il Delta del Po è una zona unica per biodiversità a livello europeo, in particolare per l’avifauna, e rappresenta il più vasto complesso di zone umide d’Italia. 

Ospita oltre 300 specie di uccelli, 40 specie di mammiferi e 25 tra anfibi e rettili, che vivono in maniera stabile nei suoi diversi habitat o che vi sostano durante le migrazioni, senza contare le diverse centinaia di specie di Invertebrati

La conservazione dell’ambiente naturale del Delta del Po fa oggi capo a due diversi parchi regionali: il parco regionale dell’Emilia Romagna e il parco regionale del Veneto. Nei decenni, nessuno dei due parchi, anche per scarsità di finanziamenti e di personale, ha saputo garantire una tutela effettiva e dinamica dell'area, consentendo ad esempio l’attività di caccia nelle aree contigue (ad esempio elle Valli di Comacchio) e non riuscendo a contrastare il bracconaggio venatorio e ittico. 

Invece di lavorare affinché il Delta del Po diventi un parco di rilevanza nazionale, ad oggi, si sta invece lavorando, anche nella proposta di legge in discussione alla Camera, per una delega del Governo alle Regioni, con la costituzione di un parco interregionale, meno tutelato e con più possibilità di  inserire deroghe alla tutela della natura.

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