Minacce | WWF Italy

Minacce

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La caccia è una delle più grandi minacce per la sopravvivenza delle tigri
© Jeff Foott / WWF

Un animale in estinzione

Da secoli il felino più grande del mondo viene costantemente minacciato dall’uomo. Le tigri sono cacciate per sport, per paura, per superstizione: secondo alcune culture le ossa tritate rendono più forti, secondo altre gli organi genitali aiutano la virilità. Gli occhi curano le malattie della vista. La pelliccia è merce pregiata, simbolo ambito di lusso e potere. I cuccioli vengono rivenduti come animali da compagnia. È così che le tigri scompaiono giorno dopo giorno, e con esse viene danneggiato anche il loro habitat.
Sempre di più le tigri devono quindi lottare per la loro sopravvivenza.
Molti paesi non hanno la capacità e le risorse per fronteggiare queste minacce e monitorare le popolazioni di tigri in modo adeguato. Per questo nella maggior parte dei casi mancano politiche di governo per assicurare la sopravvivenza a lungo termine delle tigri. E anche dove tali politiche esistono, la loro implementazione è spesso inefficace.


I numeri

Le stime non possono essere accurate, ma sono comunque preoccupanti. Secondo gli esperti sono rimaste solo 3.200 tigri in natura, oltre il 95% in meno rispetto alla fine del secolo scorso. Un dato che mostra un declino costante: solo nel 2006, il numero di tigri rimaste era circa 7.000.

Le popolazioni di tigri stanno quindi correndo un serio rischio. Dal 1940 al 1980 tre sottospecie si sono già estinte: le tigri di Bali, di Java e del Caspio.
E in India, da sempre considerata patria principale delle tigri, una recente stima del governo ha mostrato che probabilmente sono rimasti soltanto 1.400 esemplari.

Quale sarà il prossimo Paese a perdere le sue tigri? Al momento si giocano il triste primato Cina, Cambogia, Laos e Vietnam, con circa 30 esemplari rimasti su tutto il territorio. A seguire il Nepal, dove ci sono 120 tigri; in Tailandia ne sono rimaste 200-300, mentre Indonesia e Russia ne contano rispettivamente 400 e 420. La Malesia è il Paese che ospita più tigri dopo l’India, ma ne ha solo 500.

Le minacce di ieri…

Per oltre un migliaio di anni, la caccia alle tigri ha rappresentato una sorta di attività simbolo. Il risultato erano decorazioni per ricoprire muri e pavimenti, rari souvenir, oggetti preziosi. Persino medicine tradizionali: tra il 1940 e la fine del 1980, il commercio delle ossa a scopo “terapeutico” ha portato all’uccisione di centinaia di tigri.

In generale, la caccia per sport ha probabilmente causato il più grande declino delle popolazioni di tigri a partire dal 1930. E in alcuni casi sterminarle era considerata addirittura una missione: in diverse aree le tigri erano viste come animali pericolosi da eliminare.
 

…e le minacce di oggi

Due sono le cause principali della continua decimazione delle tigri in tutto il mondo:

• Il bracconaggio: viene praticato su ricompensa, e include il commercio illegale di pelli, oggetti o medicinali fatti con parti del corpo delle tigri.
• La perdita dell’habitat: è il risultato della deforestazione illegale e dell’utilizzo delle piantagioni a scopi commerciali.

A questo va aggiunto che le antiche minacce non sono state affatto superate: il commercio di derivati animali come pelli, pellicce, avorio e coralli per la fabbricazione di articoli di vestiario, scarpe, borse e oggetti ornamentali è una pratica ancora molto diffusa. Un giro d'affari enorme, stimato oltre 100 miliardi di euro annui.