A tu per tu con le Guardie | WWF Italy

A tu per tu con le Guardie

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Le sanzioni per il bracconaggio sono davvero ridicole di fronte ai possibili guadagni che si ricavano nella vendita della fauna uccisa o catturata viva,  la maggior parte dei reati si estinguono con il pagamento di un’oblazione (somma di denaro) e la fedina penale resta pulita. La confisca dell’arma è prevista per pochi reati e l’arresto solo per la detenzione o porto di un’arma clandestina. La fauna, patrimonio dello Stato e della comunità internazionale, non trova quindi un’adeguata tutela nella normativa attuale.

Antonio delle Monache

Intervista ad Antonio Delle Monache, guardia WWF in Lombardia

BRACCONAGGIO: DANNO ENORME, RISCHIO RISIBILE
"Bisogna capire che essere un bracconiere  non è un fatto accidentale. Sparare ad una specie protetta “per sbaglio” è quasi impossibile, specie se parliamo di rapaci o peggio ancora di orsi, lupi, ungulati. Così come non si abbattono decine di piccoli uccelli per errore. E’ quasi una costante ripescare lo stesso bracconiere più di una volta con le “mani nel sacco”. Sono quasi tutti recidivi anche perché le sanzioni sono davvero ridicole di fronte ai possibili guadagni che si ricavano nella vendita della fauna uccisa o catturata viva, la maggior parte dei reati si estinguono con il pagamento di un’oblazione (somma di denaro) e la fedina penale resta pulita. La confisca dell’arma è prevista per pochi reati e l’arresto solo per la detenzione o porto di un’arma clandestina. La fauna, patrimonio dello Stato e della Comunità Internazionale, non trova quindi un’adeguata tutela nella normativa attuale. Le sanzioni sono risibili e il danno che può provocare un solo bracconiere alla fauna è enorme! Il 90% di coloro che sorprendiamo con fauna protetta o con mezzi vietati di caccia ha regolare licenza di porto fucile uso caccia. Non parliamo quindi di persone prive di titoli per esercitare l’attività venatoria, ma di persone che conoscono la normativa ma decidono deliberatamente di infrangerla”.

Antonio Delle Monache è il coordinatore regionale delle Guardie volontarie venatorie WWF, 35 guardie divise in 6 nuclei provinciali; a Brescia opera  un gruppo di 15 volontari che opera in una delle aree a più alta “densità” di bracconaggio. Le Guardie WWF affrontano una realtà dove i cacciatori sono diminuiti, ma le violazioni penali e amministrative alla normativa rimangono sempre diffuse. Coloro che infrangono la legge si avvalgono poi delle nuove tecnologie: smartphones che riproducono i canti per attirare la fauna o richiami elettroacustici dotati di telecomando per eludere la vigilanza.

Ricevete spesso minacce o intimidazioni?
“Intimidazioni tante. Ad Ischia , dove svolgiamo un campo antibracconaggio primaverile abbiamo rischiato di rimanere feriti da un grande masso lanciato dall’alto sulla nostra macchina. In Val Trompia hanno sabotato i freni della vettura di servizio: solo per un miracolo le guardie non sono finite in un burrone con la macchina! Poi insulti, minacce verbali e con le armi. Capita di tutto. Di fronte a questo però non perdiamo mai la calma: la nostra capacità di dialogo e soprattutto l’approccio con cui avviciniamo i cacciatori durante i controlli è fondamentale. Cerchiamo sempre un rapporto di equilibrio e di dialogo. Siamo dotati di computer e tablet e utilizziamo software che ci permettono di conoscere con esattezza la nostra ubicazione; ovviamente lavoriamo in continuo contatto con le forze dell’ordine e sotto le direttive impartiteci dalle Procure della Repubblica competenti. Ci stiamo dotando via via delle più moderne tecnologie: metal detectors per la ricerca di armi occultate (utilizzati per la prima volta quest’anno ad Ischia), alcune Guardie stanno affrontando i corsi previsti per Legge per l’utilizzo di droni, che possono essere molto utili nella ricerca delle reti da uccellagione e delle trappole”.

L’episodio più clamoroso che ti è capitato in questi anni?
“Nel 2006 durante un normale controllo antibracconaggio abbiamo scoperto che il cacciatore sorpreso ad abbattere specie protette era in realtà un incallito trafficante di animali rari: durante la perquisizione domiciliare è stato rinvenuto un freezer contenente due aquile reali appena uccise ed un'altra imbalsamata nel salotto. Di recente abbiamo scoperto nella pianura bresciana l’esistenza di decine di impianti di cattura per anatre, attivi tutto l’anno anche a caccia chiusa e nessuno se ne era mai accorto! Impianti enormi con centinaia di anatre catturate anche appartenenti a specie minacciate come la moretta tabaccata. Per finire nel 2012 in provincia di Pavia, circa 5 ettari di splendida campagna era stata trasformata in un enorme impianto di cattura illegale per uccelli. Al suo interno sono state rinvenute e sequestrati quasi 2 km di rete! Inutile sottolineare che gli animali catturati erano destinati al mercato dei richiami vivi bresciano”.

Ci sono segnali positivi?
"Nella Provincia di Brescia, ad esempio, un tempo riuscivamo a disinnescare in un giorno 2.000 archetti, quelli usati per catturare uccelli di pochi grammi, destinati alla polenta e osei: oggi lo stesso numero lo recuperiamo in un’intera stagione! Una forte diminuzione dopo vent’anni di vigilanza, ma in compenso sono aumentate esponenzialmente le reti da uccellagione! Sempre diffusissimo l’uso di richiami acustici e della loro evoluzione (telefonini con files mp3) e l’abbattimento di specie protette. Una vera e propria piaga e un danno enorme per la piccola fauna, dato che le nostre valli sono uno dei punti di passaggio principali  per gli uccelli migratori. Di positivo l’aumentata sensibilità della popolazione verso l’ambiente e la natura. Tanti ex cacciatori ci chiamano per farci segnalazioni soprattutto da Brescia, alcuni si dicono disgustati per quello che vedono. Abbiamo attivato una telefono antibracconaggio e di soccorso fauna selvatica in difficoltà (328. 7308288)  a cui arrivano centinaia di segnalazioni, talvolta anche da fuori regione (recentemente il delfino con la coda spezzata in Calabria) segnalazioni che giriamo eventualmente alle competenti forze di Polizia”.
Delle Monache ci tiene a denunciare una piaga che è il frutto delle politiche venatorie assoggettate al volere delle frange più estremiste del mondo venatorio: le deroghe: “Negli ultimi anni con l’approvazione della caccia in deroga si sono compiuti veri e propri massacri: parliamo di centinaia di fringillidi abbattuti da un singolo cacciatore in una sola giornata, soprattutto nelle zone di passo più favorevoli. Il meccanismo era consentire la caccia a uccelli altrimenti protetti in piccole quantità giornaliere: peccato che gli  animali uccisi andavano segnati sul tesserino venatorio a fine giornata, rendendo controlli impossibili. Chi come noi era sul campo ha verificato l’impatto micidiale delle deroghe. Grazie al lavoro delle associazioni ambientaliste la caccia in deroga ai piccoli uccelli è stata definitivamente fermata. L’Unione Europea ha capito che non si trattava di una deroga ma della caccia mascherata a specie protette”.
 
 
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Intervista ad Antonella Di Rosa

La mamma che si fece Guardia
"Sono figlia di un carabiniere, il rispetto per le regole per me è sempre stato fondamentale. Ho sempre amato gli animali, ma la molla per diventare Guardia mi scattò qualche anno fa, quando mia figlia mi disse: "mamma, voglio diventare vegana".
Antonella Di Rosa, 44 anni, di Torre del Greco, è Guardia volontaria da tre anni: fa parte del nucleo Guardie WWF di Salerno e ha partecipato alle ultime tre edizioni del Campo antibracconaggio che l'Associazione organizza ogni anno, a maggio, in provincia di Salerno, a difesa del “popolo migratore”. "Il WWF per me è sempre stato: un nome, una garanzia".

Il fenomeno è ancora così diffuso in Campania? "Inizialmente non avevo la percezione del livello del fenomeno bracconaggio, che da noi è davvero allarmante. La cosa che stupisce è che purtroppo ci sono ancora giovani e giovanissimi che seguono l'esempio di genitori o nonni..La mia provincia poi, che vanta molte aree naturali, anche protette, si presta paradossalmente per questa piaga più della provincia di Napoli, molto più urbanizzata, dove peraltro è diffuso il commercio illegale dei piccoli uccelli".

Raccontaci un episodio che ricordi di questi tre anni..
"Premetto che in questo gruppo eccezionale non ho mai avuto paura, ma mi piace ricordare un episodio che considero importante per il mio apprendistato. Ero ancora volontaria e c'era bisogno di aiuto per recuperare una grande voliera piena di allodole che doveva essere sequestrata ad un negozio che deteneva illegalmente i piccoli uccelli. Chiesero chi voleva entrare e io mi feci avanti. Difficile descrivere la scena che mi trovai di fronte.  Hai presente il film Uccelli di Hitchcock? In questa grande voliera erano tenute tantissime allodole. Le povere bestiole, spaventatissime al nostro ingresso in quella che era stata da tempo la loro prigione si dibattevano impazzite e io ho contribuito, entrandovi, a recuperarle. Lo considero un vero e proprio "battesimo di fuoco".

E in famiglia, gli amici, che cosa ti dicono?
"Spesso mi considerano strana, magari per il fatto che esco di notte per la nostra attività, ma ho avuto anche soddisfazioni di colleghe che mi chiedevano informazioni, perché interessate. Credo che il nostro esempio alla fine sia la cosa più importante. In quanto a mio marito.. ora sta facendo il corso per diventare Guardia pure lui!"

L'episodio più triste?
“Esperienza choccante è vedere i bufalini maschi che nelle aziende vengono lasciati morire perché non servono né per la carne né per il latte. Allontanati presto dalla mamma e senza speranza: un crimine, contro l’umanità e contro la legge”.

Soddisfazioni?
“La grande emozione che provo ogni volta che qualche volatile tenuto in cattività o ferito e poi riabilitato viene restituito al cielo, la sua casa. La liberazione è uno dei momenti più emozionanti in assoluto”.

Lucio Biancatelli