WWF risponde a Survival | WWF Italy

WWF risponde a Survival

Notizie pubblicate su 08 October 2014   |  
Repubblica Centro Africana, ai confini con il Camerun, Isabella Pratesi con alcuni rappresentanti delle popolazioni Baka
© Laura Berti
Premessa
Il popolo Baka è il primo a subire discriminazioni
e patire gli effetti di una  legislazione nazionale sulle foreste. Il WWF in Camerun lavora sul campo fin dal 2000 per contrastare il bracconaggio, in parte attraverso il sostegno al lavoro delle guardie governative. Il WWF ha lavorato in maniera costruttiva per proteggere e rafforzare i diritti dei Baka sulle aree di foresta e i diritti di accesso e sostiene le popolazioni Baka. I bracconieri sfruttano le conoscenze dei Baka sugli animali e le foreste native usandoli come guide, trascinandoli così in un’attività illegale che li porta  irrimediabilmente a contatto con le autorità di controllo governative. Il WWF ha sempre considerate le illazioni sugli abusi come il risultato di tali contatti.  Nel marzo scorso il WWF ha immediatamente segnalato che avrebbe fornito tutta l’assistenza necessaria per un’indagine indipendente sulle accuse di abuso che sono in possesso di Survival International e a luglio il WWF ha accettato di farlo in un ambito che Survival stesso avrebbe potuto scegliere. A oggi, 8 ottobre, la Commissione dei Diritti Umani del Camerun  ha informato il WWF di non aver ancora ricevuto alcuna richiesta di inchiesta da parte di Survival International, che dichiara invece di aver avanzato. 

Il WWF ha il sospetto che  si stiano strumentalizzando gli interessi dei Baka per attaccare il WWF e le organizzazioni partner che stanno lavorando  sul territorio per proteggere i Baka in Camerun. Survival International deve concretamente avviare la sua inchiesta e lavorare per ottenere un risultato efficace, cosa che non sta accadendo vista la loro reticenza a condividere le informazioni o collaborare.

“Nell’esprimere indignazione sulla modalità che Survival International ha deciso di seguire per "sensibilizzare il pubblico" su una faccenda di estrema serietà riteniamo necessario che venga resa pubblica la situazione nella sua interezza affinché  tutti i cittadini siano informati correttamente  del lavoro del WWF e di quanto la nostra azione sul territorio con le popolazioni Baka sia diametralmente opposta e lontana dalle accuse che ci vengono rivolte”.
In questi giorni è in corso un attacco denigratorio da parte di Survival International che utilizza strumentalmente anche gli organi di informazione. L’accusa che viene rivolta al WWF è di  finanziare tramite il Ministero delle Foreste del Camerun guardie antibracconaggio che, nello svolgere la propria attività, ledono i fondamentali diritti umani della popolazione indigena dei Baka.
“L’esperienza del WWF di collaborazione con le popolazioni locali, dall’Amazzonia al bacino del Congo e riconosciuta al livello mondiale e ha prodotto risultati tangibili e verificabili. Per sgombrare il campo da inutili illazioni abbiamo pubblicato l’intera cronologia della vicenda, i nostri progetti in quei territori e le risposte alle accuse che ci vengono rivolte. Ci auguriamo che Survival cresca negli obiettivi da perseguire e negli strumenti da utilizzare nelle proprie campagne e impari a guardare negli occhi i poteri forti che stanno sottraendo futuro ai pigmei come a tutti noi – dichiara il WWF – Invitiamo anche tutti i cittadini a farsi questa domanda: a cosa serve puntare il dito contro il WWF che conduce da anni una strenua battaglia contro i crimini di natura e sempre a fianco delle popolazioni locali in tutto il mondo e che proprio in questi giorni ha rilanciato il tema con una grande campagna e mobilitazione?

Dal nostro dossier Natura Connection sottolineiamo con forza come il crimine di natura porti come conseguenza principale la sofferenza e strumentalizzazione delle comunità indigene. Ci aspettavamo la ritorsione di chi opera nel settore del crimine e dell’illegalità ma non certo quella di un’organizzazione che dichiara di battersi per i diritti delle comunità locali. Come dichiarano nel proprio sito Survival non conduce alcun progetto sul campo, né si occupa di cooperazione per le comunità indigene, ma lavora da uffici remoti e principalmente a tavolino e non ha mai fatto nulla per affiancarci sul campo nel difendere in prima persona le comunità indigene. Al contrario il WWF agisce da anni con centinaia di progetti di sostegno allo sviluppo sostenibile in tutto il mondo mettendo a rischio le sue stesse persone sul campo.

Un esempio per tutti è la realtà dell’area protetta Dzanga-Sangha al confine tra Camerun e Repubblica centro africana: in queste foreste all’arrivo dei genocidi dei Seleka l’unica organizzazione rimasta a fianco di questi popoli è stato il WWF. Perché Survival non c’era? Sulla vicenda in Camerun abbiamo chiesto per primi che fosse fatta un’indagine seria ed esterna sui fatti denunciati. In questi giorni invece Survival ha deciso di operare strumentalmente per farsi pubblicità e rasenta con questa operazione l’assurdo puntando il dito contro l’obiettivo sbagliato. Siamo abituati a difenderci da tanti nemici e soprattutto dai poteri forti mondiali, ma ci lascia esterrefatti questa modalità che stavolta proviene da una Onlus che dovrebbe operare per i diritti umani e nell’interesse delle comunità locali. Come pensa Survival che questa azione contro il WWF possa veramente aiutare quelle popolazioni? “





 
Repubblica Centro Africana, ai confini con il Camerun, Isabella Pratesi con alcuni rappresentanti delle popolazioni Baka
© Laura Berti Enlarge

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