Caccia, gli italiani e la scienza si sono già espressi contro questa riforma

Il WWF Italia risponde alle parole rilasciate oggi dal ministro dell'Agricoltura Francesco Lollobrigida sul DDL caccia

WWF risponde al ministro Lollobrigida

“Gli italiani e la scienza hanno già bocciato la riforma sulla caccia voluta dal governo. Il testo non solo marginalizza l’ISPRA, vero organismo scientifico indipendente, a favore di una struttura controllata dal MASAF e dalle associazioni venatorie, ma è anche già stato condannato da 12 società scientifiche che hanno preso posizione contro questa misura pericolosa per la sicurezza degli animali e dei cittadini. Anche la volontà popolare è chiara come dimostrato dal recente sondaggio dalla ricerca Ipsos Doxa per Fondazione Capellino che ha rilevato come tre italiani su quattro siano contrari alla caccia e a questa riforma. Non a caso i firmatari della nostra petizione “Stop caccia selvaggia” sono quasi 500mila e hanno ormai superato il numero dei cacciatori”, così il WWF Italia risponde alle parole rilasciate oggi dal ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida dopo la notizia dell’aggressione, su cui sono ancora in corso accertamenti, a Massa Marittima di un branco di lupi a un’allevatrice toscana che è stata azzannata mentre cercava di difendere le sue pecore e i suoi cani.

Il ministro si è fatto portavoce solo delle istanze del mondo venatorio

Secondo l’associazione, questo evento non giustifica il declassamento dello status di protezione del lupo, considerato che situazioni particolari potevano essere affrontate anche con il regime precedente. Su questo tema come su quello della riforma della caccia, il WWF resta disponibile al dialogo a cui Lollobrigida fa appello, ma non può non ricordare che da quando è ministro, Lollobrigida non ha mai incontrato le associazioni ambientaliste per confrontarsi sulla caccia. Ha parlato a decine e decine di iniziative di associazioni venatorie, ma non ha mai trovato il tempo, in 4 anni, per ascoltare la voce delle associazioni ambientaliste o del mondo scientifico. Il suo mandato è consistito nel recepire le istanze dei cacciatori e trasformarle in leggi a senso unico.

Non a caso la riforma in discussione, sin dal suo avvio, è stata caratterizzata da forzature mirate a limitare o impedire il confronto e sacrifica gli obiettivi di protezione trasformando la fauna in un business e chi la protegge in un disturbo. Il testo infatti dimentica di investire seriamente nei controlli e nel contrasto agli illeciti contro la biodiversità ma prevede una sanzione amministrativa fino a 900 euro per chi protesta pacificamente contro l’attività venatoria. Una strana idea di democrazia che, a proposito di animali, ricorda una fattoria di orwelliana memoria.

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