Carlo Petrini: WWF, perdiamo il visionario che ha insegnato a rallentare per cambiare il mondo

Con Carlo Petrini se ne va una voce libera, straordinaria. Resta però il solco profondo che ha tracciato

La scomparsa di Carlo Petrini lascia un vuoto profondo non solo nel mondo dell’enogastronomia, ma nel pensiero culturale, sociale e ambientale del nostro Paese. Petrini è stato molto più del fondatore di Slow Food: è stato un costruttore di futuro, un visionario capace di anticipare i tempi e di dare forma concreta a un’idea rivoluzionaria di rapporto tra cibo, natura, comunità e giustizia sociale.

“Carlo aveva una capacità rarissima: ogni incontro con lui generava idee nuove”, ricorda Gianfranco Bologna, presidente onorario della Comunità scientifica del WWF. “Quando lo invitavi a una chiacchierata sapevi che ne saresti uscito con uno sguardo diverso sul futuro. Era una figura che vedeva avanti, che tratteggiava scenari, anche scomodi, ma sempre necessari”.

La grande intuizione di Petrini è stata quella di trasformare il cibo in una metafora potente: Slow Food non come semplice contrapposizione al fast food, ma come invito a rallentare, a riflettere sulle origini delle cose, sui processi produttivi, sui valori che tengono insieme le comunità. Un pensiero che ha messo al centro la biodiversità alimentare, agricola e zootecnica, salvando dall’oblio varietà locali di piante e razze animali, patrimoni culturali e naturali che il modello produttivista stava cancellando.

“Petrini ha restituito dignità a una biodiversità agroalimentare che stavamo perdendo – continua Bologna – quella che racconta i territori, la storia delle comunità, le tradizioni. È stato un lavoro straordinario, culturale prima ancora che agricolo”.

Il suo percorso si è intrecciato negli anni con i grandi temi globali: dallo sviluppo sostenibile al futuro del pianeta, dal dialogo con il Club di Roma fino all’incontro con Papa Francesco, da cui è nato un confronto profondo e sui temi della Laudato si’, trasformato poi in reti di comunità attive in tutto il mondo. Petrini sapeva tenere insieme mondi diversi, parlando con la stessa autorevolezza ai contadini, agli scienziati, ai leader internazionali.

“L’Italia perde una figura di grande visione”, conclude Bologna. “Perde un uomo capace di unire pensiero e azione, critica e proposta. Un visionario, sì, ma soprattutto qualcuno che ha saputo costruire, passo dopo passo, alternative concrete come dimostra la creazione la della prima Università di scienze gastronomiche in Italia a Pollenzo”.


Con Carlo Petrini se ne va una voce libera, straordinaria. Resta però il solco profondo che ha tracciato: nelle comunità che ha fatto nascere, nelle idee che ha seminato, nel futuro che ha aiutato a immaginare

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