Deep Sea Mining: nuova guida WWF rivela i rischi finanziari legati agli investimeni

La guida evidenzia i rischi ambientali, normativi e finanziari associati alla nascente industria estrattiva dei fondali oceanici profondi

In occasione della seconda parte della 31 sessione dell’International Seabed Authority a Kingston, il WWF pubblica una nuova guida per gli istituti finanziari sull’estrazione mineraria dai fondali marini. La guida evidenzia i rischi ambientali, normativi e finanziari associati alla nascente industria estrattiva dei fondali oceanici profondi. Il messaggio alle istituzioni finanziarie è chiaro: evitare un investimento estremamente rischioso è la migliore scelta strategica.

Secondo il WWF, il modello di business promosso dalle aziende intenzionate a sviluppare l’estrazione mineraria dei fondali profondi (Deep Seabed Mining, DSM) non regge ad un’analisi approfondita. I sostenitori del settore affermano che i minerali estratti dai fondali saranno essenziali per lo sviluppo delle tecnologie necessarie alla transizione dai combustibili fossili all’energia pulita. Tuttavia, le recenti innovazioni nella tecnologia delle batterie hanno già ridotto drasticamente la domanda di nichel, cobalto e manganese, alcuni dei principali minerali di interesse economico che la DSM dovrebbe commercializzare. 

“La narrativa secondo cui la DSM sarebbe necessaria per la transizione verde è, nel migliore dei casi, fuorviante. L’incredibile gamma di rischi dovrebbe mettere in massima allerta qualsiasi investitore responsabile”, ha dichiarato Stefano Esposito, autore principale della guida per il WWF. 

Le più recenti ricerche esaminate nella guida mostrano che i finanziatori sarebbero esposti non solo a rischi ambientali e reputazionali, ma anche a una significativa incertezza economica. Diverse aziende attive nella DSM sono già fallite e un’asta per una licenza di estrazione mineraria dei fondali profondi in India non è riuscita ad attirare nemmeno una singola offerta. 

L’oceano profondo rimane uno degli ecosistemi meno esplorati e meno compresi del pianeta. L’estrazione mineraria in queste aree comporterebbe il raschiamento di vaste porzioni dei fragili fondali oceanici, con impatti irreversibili sulla biodiversità, sulla pesca, sulla sicurezza alimentare e sulle comunità costiere, oltre a indebolire la capacità degli oceani di regolare il clima proprio in un momento in cui questa funzione è già sottoposta a pressioni senza precedenti. Si tratta di un’attività così complessa e rischiosa che, ad oggi, non esistono operazioni commerciali di DSM in nessuna parte del mondo

“L’argomentazione secondo cui questi minerali sarebbero necessari si basa su una serie di presupposti errati e su una forte incertezza di mercato-ha aggiunto Esposito-. Anche il recente tentativo di presentare la DSM come necessaria per la sicurezza e l’indipendenza nazionale non regge, perché trascura il fatto che l’estrazione rappresenta solo una fase del processo, mentre la raffinazione costituisce un collo di bottiglia fondamentale, e perché l’attività estrattiva rischia di generare nuove vulnerabilità ecologiche, economiche e sociali”. 

Il WWF chiede al settore finanziario di adottare politiche esplicite sulla DSM, escludendo il finanziamento di aziende la cui attività prevalente sia l’estrazione mineraria dei fondali profondi e incoraggiando le altre imprese della catena di approvvigionamento a sostenere pubblicamente una moratoria globale sulla DSM. Le aziende possono farlo aderendo alla Business Coalition for a Pause on Deep Sea Mining, tra i cui firmatari figurano importanti società come Apple, Google, Philips, Samsung, Volvo e BMW, insieme a 18 istituzioni finanziarie. 

Questo messaggio è ancora più valido in questo momento in Italia, dove dal primo rapporto nazionale sulla  “dimensione subacquea” emerge un’attenzione sempre più crescente ad un settore estremamente rischioso, in cui la scienza non è ancora sufficientemente solida e per cui esistono ben più valide alternative, come lo sviluppo di strategie nazionali di economia circolare. 

“La vera scelta di sicurezza strategica è quella che protegge il nostro mare dal rischio di collasso ecosistemico, siamo ancora in tempo in questo caso”, conclude Giulia Prato, responsabile del Programma Mare per il WWF Italia. 

Ognuno può fare la propria parte per sospendere l’estrazione mineraria dei fondali, per questo il WWF invita le istituzioni finanziarie ad aderire alla Business Coalition for a Pause on Deep Seabed Mining sul sito https://www.stopdeepseabedmining.org/ e le persone a firmare la petizione “Difendi gli abissi”: https://attivati.wwf.it/difendi-gli-abissi   

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