Zone umide, la nostra difesa contro i disastri climatici | WWF Italy

Zone umide, la nostra difesa contro i disastri climatici

Notizie pubblicate su 02 February 2017
Fenicotteri a Coto Doñana, Andalusia, Spagna
© WWF
Laghi, fiumi e lagune in buona salute ci difendono da inquinamenti e dissesto idrogeologico, mitigando gli effetti del cambiamento climatico
Tra le richieste del WWF: istituire il Parco Nazionale del Delta del Po, zona unica per biodiversità su scala europea

Riducono il rischio idrogeologico, raccogliendo le acque durante le piene, diluendo inquinanti e rallentando il deflusso delle acque, riducendo il rischio di alluvioni; sono “depuratori naturali”, in grado di creare condizioni favorevoli per la decomposizione microbica delle sostanze organiche; sono serbatoi di biodiversità essendo, a livello mondiale, gli habitat più importanti per la conservazione di piante e animali; ricoprono grande importanza per l’ittiocoltura o la molluschicoltura, e sono utilizzate per svariate attività tra cui il birdwatching. Nelle sole Oasi WWF i birdwatchers si contano in migliaia ogni anno. Infine, sono "palestre" per lo studio e l'attività di ricerca. Stime svolte nel mondo sul valore economico delle zone umide ne quantificano il “capitale naturale” fino a 104.000 dollari/ettaro/anno per quelle interne.
Le zone umide - lagune, acquitrini e stagni, paludi e torbiere - per decenni bistrattate se non addirittura "bonificate" sono oggi invece rivalutate per le loro funzioni ecologiche. La quindicesima Giornata mondiale delle zone umide (come ogni anno il 2 febbraio) è dedicata alla riduzione del rischio da calamità, per sensibilizzare ed evidenziare il ruolo vitale di queste aree nel ridurre gli impatti di eventi estremi, come inondazioni, siccità e cicloni sulle comunità, e nel favorire il ripristino di una naturale resilienza del territorio.
Il WWF le celebra con un report in cui si evidenzia la funzione insostituibile di queste zone "tampone" tra terra e mare. “Le zone umide d’importanza internazionale riconosciute nel nostro Paese e inserite nell’elenco  della Convenzione di Ramsar sono ad oggi 52, distribuite in 15 Regioni, per un totale di 58.356 ettari – si legge nel dossier “World Wetland Day 2017 le zone umide per la riduzione del rischio idrogeologico” - . Il WWF, grazie al Sistema delle Oasi,  gestisce direttamente o in collaborazione con altri enti la rete di aree umide più diffuso in Italia: circa 50 aree, 10 delle quali sono Zone Umide d’importanza internazionale ai sensi della Convenzione di Ramsar”, dal nome della città iraniana dove fu stipulata, nel lontano 1971, la convenzione.
Per celebrare il World Wetlands Day sabato 4 e domenica 5 febbraio le Oasi WWF che proteggono stagni e paludi saranno aperte gratuitamente al pubblico, con iniziative a supporto della scoperta delle zone umide e dei suoi abitanti. I programmi nel dettaglio su www.wwf.it/oasi
Le Oasi aperte:
-    Laguna di Orbetello
-    Lago di Burano
-    Valle Averto
-    Le Cesine
-    Oasi di Persano
-    Padule Orti Bottagone
-    Lago di Alviano

Le minacce. In molti paesi europei si è registrata nel XX secolo una perdita di oltre il 50% della superficie originaria di zone umide. In Italia una recente indagine dell'ISPRA ha evidenziato come il 47,6% di questi ambienti sia in “cattivo” stato di conservazione,  il 31,7 “inadeguato” e solo il 4,7% è in uno stato “favorevole”. Le cause sono da ricercare nello sviluppo urbano, nell’agricoltura intensiva, nell’inquinamento, nelle modificazioni del regime idrogeologico, nell’introduzione di specie invasive e nei cambiamenti climatici, che agiscono in sinergia e su scale diverse, causando effetti assai rilevanti sugli ecosistemi. Le conseguenze sono evidenti su animali e piante legate agli ambienti acquatici, in primis gli anfibi, seguiti dai pesci d'acqua dolce. In Italia il 10% degli anfibi (44 specie, un terzo delle quali endemiche) è minacciata e il 26% è vulnerabile.

"La rete di zone umide che abbraccia il nostro territorio è un vero e proprio sistema linfatico che ci protegge e ci difende da scompensi e aggressioni - ha detto Isabella Pratesi,  Direttore Conservazione WWF Italia - Fiumi, laghi, acquitrini, paludi, stagni sono i vasi e i gangli che possono aumentare la nostra resistenza agli effetti del cambiamento climatico. Proprio in questi giorni la Commissione Europea ha dimostrato, studi alla mano, che le alluvioni prodotte dal cambiamento climatico costeranno all’Europa, Italia in testa, un conto estremamente salato quantificabile solo per l’Italia in 5 miliardi di euro all’anno.  Una rete di zone umide ben gestite e protette è una protezione cruciale dal rischio alluvioni: un insieme di piccoli e grandi capillari capaci di assorbire e distribuire efficacemente il carico d’acqua, mitigando gli effetti nefasti delle alluvioni”.

Le 6 richieste del WWF

1.         Applicare correttamente e in modo integrato le direttive europee “Acque” (2000/60/CE), e “Habitat” (43/92/CEE) e “Uccelli” (2009/147/CE)
2.         Avviare una diffusa azione di rinaturazione volta al recupero delle zone umide, in particolare a quelle lungo i fiumi
3.         Migliorare la conoscenza dello stato complessivo dei sistemi acquatici, per comprendere gli effetti degli impatti derivanti dalle attività umane e dai cambiamenti climatici
4.         Promuovere Piani di adattamento ai cambiamenti climatici a livello di bacino idrografico volte a ridurre l‘impatto dei cambiamenti climatici sulle specie e gli habitat legati all‘ambiente acquatico.
5.         Bloccare il consumo del suolo lungo le aste fluviali  
6.  Procedere finalmente all’istituzione del Parco Nazionale del Delta del Po che, con oltre 300 specie di uccelli, 40 specie di mammiferi e 25 tra anfibi e rettili è una zona unica per biodiversità su scala europea, in particolare per l’avifauna, e rappresenta il più vasto complesso di zone umide d’Italia.
Fenicotteri a Coto Doñana, Andalusia, Spagna
© WWF Enlarge
Lago di Penne
© Archivio Cogecstre Enlarge
Stagni di Focognano
Stagni di Focognano
© Algor7 (Licenza CC-BY_SA 3.0) Enlarge
bracconaggio, delta del po, italia
bracconaggio, delta del po, italia
© L. Biancatelli Enlarge