La storia di Peppina | WWF Italy

Non una di meno

Perché salvare le femmine di orso bruno marsicano è così importante

La storia di Peppina

Poco più di venticinque. Sembra incredibile ma è a due cifre e molto basso il numero delle femmine di orso bruno marsicano ancora presenti sull’Appennino centrale e, quindi, nel mondo. 

Fra loro ce n’è una, Peppina, che è diventata “mascotte” per gli abitanti dei borghi attorno a cui si aggira e da poco più di un anno rappresenta un’importante speranza per la sopravvivenza dell’orso bruno marsicano, sottospecie iconica che rischiamo di perdere per sempre. 

Peppina è una femmina che a gennaio dello scorso anno ha dato alla luce tre cuccioli. Già il fatto che i piccoli fossero tre rappresenta un evento insolito per chi conosce e studia questo animale, ma a stupire ancora di più è che l’orsa abbia partorito in un territorio fra il Parco Nazionale della Majella e la Riserva Regionale Monte Genzana Alto Gizio, e che quindi sia stata una delle prime femmine ad essersi allontanata dal Parco d’Abruzzo, percorrendo una lunga distanza e ricolonizzando un nuovo territorio.

Peppina è stata avvistata insieme ai suoi tre piccoli
alla fine di aprile di questo anno
: la giovane orsa è riuscita ad affrontare l’inverno, a superare il periodo di ibernazione e oggi vive libera insieme ai suoi cuccioli!

Il futuro della specie 

Il futuro dell’orso bruno marsicano dipende in buona parte dalla sopravvivenza delle femmine in età riproduttiva e questo emerge anche da uno studio pubblicato dai ricercatori della Sapienza di Roma Paolo Ciucci e Vincenzo Gervasi: in caso di mortalità di una femmina adulta sono necessari più di 12 anni affinché un cucciolo di orsa possa prendere il suo posto.

Appena nati i cuccioli pesano meno di 500 grammi e dipendono dalla mamma. Grazie al suo latte, ricco di grassi, crescono in fretta e fra aprile e maggio sono pronti a uscire dalla tana. In primavera, infatti, i piccoli iniziano a muoversi ma sempre accompagnati dalla madre, che impiega quasi due anni per fargli conoscere le risorse e i pericoli del territorio.

Proprio perché le cure parentali durano così a lungo le orse si accoppiano solo ogni 2-3 anni. Questo spiega perché la riproduzione di questa specie sia così complessa e quanto sia importante la tutela delle femmine.

Solo nella seconda estate di vita i giovani orsi abbandonano la mamma e si avviano soli verso un’età più matura. I maschi adulti sono solitari e si avvicinano alle femmine solo durante il periodo riproduttivo.

Le minacce per la specie

Nonostante buoni tassi di natalità ed esempi importanti di speranza, come quello di Peppina, la mortalità degli orsi è ancora troppo elevata e non permette alla popolazione di riprendersi ed espandersi in nuove aree. Le uccisioni illegali e accidentali provocate dall’uomo sono ancora una grave minaccia: 15 femmine sono morte fra il 2007 e il 2018 e fra loro 10 erano in età riproduttiva. E i giovani orsi che sopravvivono, spesso non riescono a colonizzare nuovi territori, come ha fatto Peppina, per la presenza di troppe barriere tra le aree che usano per spostarsi.

Migliorare la connessione tra le diverse aree protette dell’Appennino centrale è la prima cosa da fare per garantire la sopravvivenza dell’orso marsicano. Per farlo non possiamo permetterci di perdere nemmeno una delle ultime femmine della popolazione residua, la più concreta speranza per il futuro di questa sottospecie unica al mondo.

Realizzare un progetto di conservazione che possa raddoppiare il numero degli orsi marsicani entro il 2050 è possibile, insieme.