Concessioni alle spiagge per 30 anni | WWF Italy

Concessioni alle spiagge per 30 anni

Notizie pubblicate su 30 November 2012   |  
L'unico Ponte che vogliamo
© WWF Italia foto Anna Giordano
“Un inciucio bipartisan che potrebbe far slittare le concessioni degli stabilimenti balneari di altri 30 anni, dal 2015 al 2045, in piena violazione degli obblighi comunitari fissati dalla cosiddetta Direttiva Bolkestein sulla concorrenza”.
Così il WWF Italia commenta l’emendamento proposto, in commissione Industria al Senato, dai relatori Simona Vicari (Pdl) e Filippo Bubbico (Pd), al provvedimento che converte in legge il D.l. Sviluppo che propone di prorogare le concessioni demaniali fino al 2045.

“Il rischio di prolungare di altri 30 anni il termine di scadenza delle concessioni, fissato attualmente al 31 dicembre 2015, diventerebbe realtà se la settimana prossima l’Aula del Senato dovesse confermare l’emendamento. E, poiché il provvedimento dovrà essere convertito entro il prossimo 17 dicembre, pena il suo decadimento, il passaggio alla Camera non permetterà ulteriori modifiche che poi comporterebbero un nuovo passaggio al Senato reso impossibile dai tempi”.

“I senatori Vicari (Pdl) e  Bubbico (Pd), promotori della norma ‘salva-concessioni’, hanno fatto finta di dimenticare che questa legislatura aveva già visto tentativi analoghi, tutti falliti proprio perché, in palese violazione degli obblighi comunitari, avrebbero comportato automaticamente l’apertura di una procedura d’infrazione nei confronti dell’Italia producendo l’obbligo di ritirare il provvedimento. Falliti anche i tentativi di aggirare la direttiva, come nel caso del  Decreto Sviluppo 2011 (n.70 30 maggio 2011),  con cui si prevedeva una norma che introduceva un diritto di superficie in favore dei titolari delle concessioni demaniali : anche tale norma non è mai stata varata proprio  per  contrasti sia con l’ordinamento giuridico italiano che, soprattutto, con la cosiddetta direttiva Bolkestein (direttiva 2006/123/CE, relativa ai “servizi del mercato interno”), recepita in Italia con il decreto legislativo n. 59 del 26 marzo 2010”.

“C’è dunque una classe politica che continua ad illudere le migliaia d’imprenditori balneari che potranno trovare le proprie garanzie solo all’interno del quadro comunitario. In questo senso il WWF ritiene che per salvaguardare le imprese familiari ed il loro legame con il territorio, occorre individuare una forma di applicazione della Direttiva Bolkestein dove l’elemento  di valutazione, ai fini dell’assegnazione di un area demaniale, non può essere la sola offerta economica,  ma la scelta di un progetto di gestione indirizzato ispirato a criteri di sostenibilità, salvaguardia, promozione territoriale, qualità dei servizi, legame dell’impresa col territorio”.

“Una soluzione potrà essere dunque trovata solo vedendo con realismo il profilo giuridico della questione e comprendendo, soprattutto da parte dei gestori degli stabilimenti,  che le concessioni ultradecennali, che di fatto trasformano i beni demaniali in beni di proprietà degli assegnatari, non sono previste neppure dal nostro ordinamento. Se il Parlamento dovesse insistere sulla strada sbagliata, assunta dalla Commissione industria di Palazzo Madama, sarebbe inevitabile l’azione dell’Unione Europea e la conseguente penosa retromarcia che poi l’Italia dovrebbe fare dopo l’ennesima falsa promessa fatta dalla politica senza che questa possa essere mantenuta”.  

Secondo il dossier WWF Italia  “Spiagge d’Italia: bene comune, affari per pochi” – un viaggio lungo le rive di 15 regioni costiere grazie all’aiuto dei volontari WWF - sui nostri litorali ci sono 12mila stabilimenti balneari (erano 5368 nel 2001), uno ogni 350 metri, per un totale di almeno 18.000.000 metri quadri e 900 km occupati – ovvero quasi un quarto della costa idonea alla balneazione (lo sono 4.000 km sugli 8.000 km di coste italiane). Un giro di affari che interessa 30.000 aziende e circa 600.000 operatori (indotto compreso), con canoni spesso irrisori rispetto ai reali profitti delle strutture attuali (un tempo valevano per l’affitto di sdraio e ombrelloni, ora per ‘cittadelle permanenti’ di servizi commerciali, piscine, negozi…), favorito da un’applicazione normativa sulle aree demaniali che ha travalicato lo spirito della legge.
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