COP18 la Polonia dovra' cambiare | WWF Italy

COP18 la Polonia dovra' cambiare

Notizie pubblicate su 29 November 2012   |  
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© T. Haugerveen WWF Norway
La scelta di Varsavia come città ospitante non è accettabile almeno fino a quando la Polonia stessa non modificherà il suo atteggiamento verso le politiche tese a fermare i cambiamenti climatici: proprio la Polonia, infatti, ha sistematicamente bloccato l'attuazione dell'energia sostenibile nell'Unione Europea.

"La Polonia ha contrastato ogni tentativo di tagliare del 30% i gas a effetto serra entro il 2020, ponendo il veto alle tabelle di marcia verso la  decarbonizzazione in Europa entro il 2050. E qui al Summit di Doha impedisce alla UE di prendere una posizione sull’esclusione dell'uso delle AAU (assigned amount units ovvero le quote assegnate a paesi dell’ex blocco sovietico, ma mai emesse – vedi nota in coda ) anche detta  'aria calda' in eccesso, nel Protocollo di Kyoto ", ha detto Mariagrazia Midulla, responsabile Clima e Energia del WWF Italia, che è a Doha per seguire i negoziati.

La Polonia deve ancora dimostrare il suo reale interesse a risolvere la crisi climatica a livello nazionale, comunitario o internazionale. 'Chiediamo  un cambiamento significativo di atteggiamento che si traduca in azioni da parte del governo polacco, smettendo di bloccare le proposte positive da parte della UE per  una riduzione significativa delle emissioni di carbonio. I polacchi hanno l'opportunità di reinventarsi come leader del clima e seguiremo da vicino le loro prossime scelte" conclude Midulla.

ARIA CALDA –AAU:

A causa di una contabilità difettosa e obiettivi estremamente deboli nel primo periodo di impegno del protocollo di Kyoto, ad alcuni Paesi dell’ex blocco sovietico (inclusa la Russia) sono state assegnate delle quote eccessive, essendo le loro economie precipitate in seguito al crollo dell’ex URSS. Oggi questi Paesi potrebbero usare o immettere sul mercato del carbonio i crediti derivanti da riduzioni mai effettuate, in qualche modo autorizzando nuove emissioni che di fatto annullerebbero tutti i benefici delle riduzioni effettuate sino a oggi, con le emissioni che crescono per via dello sviluppo di nuovi Paesi:  questo problema potrebbe compromettere seriamente l'efficacia delle azioni dopo il 2012 e oltre. Chiamati AAU (unità di quantità assegnate) o " aria calda ", questi numeri non sono affatto piccole cose visto che arrivano fino a 13 GT di CO2. I negoziatori dovranno convenire se questo surplus di  "aria calda" potrà essere riportato nel periodo di impegno successivo. La Polonia è stata duramente attaccata su questo tema, con la conseguenza che ora la UE non ha una posizione comune su come affrontare questo problema.
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