A Halloween non giochiamo con le paure del Pianeta | WWF Italy

A Halloween non giochiamo con le paure del Pianeta

Notizie pubblicate su 26 October 2018
Il leopardo delle nevi è adattato a vivere in habitat di alta montagna, il suo areale si estende fino alle vette himalayane
© WWF Russia
Halloween è la festa che “gioca” non le nostre paure. Un’occasione per travestirsi da mostri o fantasmi, vedere film horror, “spaventare” gli amici con qualche scherzo e decorare i locali con zucche dai volti spaventosi, candele, ragnatele o immagini di animali che ci spaventano. Quella di Halloween è la notte del brivido provocato da una stanza buia, da un volto mascherato o dall’incontro con una natura che non conosciamo.
Esistono, però, anche altre paure, più difficili da percepire, ma che, in realtà, sono capaci di terrorizzare e minacciare il Pianeta ogni giorno.
Il WWF non le racconta per spaventarci, ma per sollecitare tutti noi ad unire le forze e combatterle.

La prima è il cambiamento climatico che è la causa di fenomeni atmosferici di frequenza e intensità inimmaginabili fino a pochi anni fa. Fenomeni che provocano sofferenze, morte, sconvolgimento degli ecosistemi. Il rapporto IPCC delle Nazioni Unite ha di recente dimostrato che dobbiamo agire ora per mantenere il riscaldamento globale entro 1,5 °C: un aumento della temperatura globale di solo mezzo grado in più avrebbe conseguenze devastanti. L'innalzamento del livello del mare, la desertificazione di molti territori, la perdita di habitat e specie naturali e la diminuzione delle calotte glaciali sono scenari molto più spaventosi di un film horror, ma che possiamo evitare solo smettendo di bruciare combustibili fossili - per primo il carbone - di produrre cibo in modo insostenibile o distruggere foreste.
 La perdita e il degrado delle foreste sono un’altra spaventosa realtà da fermare: le foreste tropicali ospitano almeno la metà delle specie terrestri e l'eliminazione di circa 17 milioni di ettari ogni anno è una perdita drammatica.
Gorilla, tigri, leoni, elefanti e leopardi delle nevi sono solo alcune delle grandi specie animali in pericolo, che oltre ad essere minacciate da cambiamenti climatici e dalla distruzione degli habitat, sono vittime di bracconieri. “Mostri” in carne ed ossa, criminali di natura, che con fucili e trappole uccidono gli animali per rivenderne i resti in un commercio illegale e spietato. Con il tuo aiuto il WWF vuole rafforzare gli interventi di controllo e sorveglianza sulle aree protette, munendo le guardie e i ranger di attrezzature idonee a difendere la natura dai bracconieri; ma allo stesso tempo educare e sensibilizzare. Come quella sulla terra ferma, anche la natura dei mari ha paura.
Esiste un nemico spietato, poi, che spesso abbiamo sotto gli occhi e che sta progressivamente occupando i nostri mari: è la plastica. Ogni anno 8 milioni di tonnellate di rifiuti plastici finiscono in mare: se non facciamo presto qualcosa, nel 2050 negli oceani ci sarà più plastica che pesce. La plastica in mare non scompare: i pezzi più grandi si frammentano e entrano nella catena alimentare, finendo poi nei nostri piatti.
Infine proprio in tema di “fantasmi” è giusto parlare delle gostnet (le reti fantasma) ossia gli strumenti da pesca abbandonati che compiono una strage silenziosa: sono 135 le specie segnalate come le vittime delle reti fantasma.
 
Questa realtà fa molta più paura di una qualunque storia dell’orrore, ma la differenza è che ognuno di noi può fare qualcosa per cambiare il finale. La plastica, ad esempio, si può combattere eliminando gli oggetti usa e getta come piatti e bicchieri: un divieto che l’UE ha già previsto per il 2021, ma davvero vogliamo ancora aspettare?
Il leopardo delle nevi è adattato a vivere in habitat di alta montagna, il suo areale si estende fino alle vette himalayane
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Fermiamo il cambiamento climatico
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PIU’ PLASTICA CHE PESCI? La produzione mondiale di plastica è passata dai 15 milioni del 1964 agli oltre 310 milioni attuali. Ogni anno almeno 8 milioni di tonnellate di plastica finiscono negli oceani del mondo e, ad oggi, si stima che via siano più di 150 milioni di tonnellate di plastica negli oceani. Se non si agisce per invertire la tendenza e si continua con uno scenario BAU (Business As Usual, fare come se niente fosse) gli oceani potranno avere nel 2025 una proporzione di 1 tonnellate di plastica per ogni 3 tonnellate di pesce mentre nel 2050 avremo, in peso, negli oceani del mondo più plastica che pesci.
© Global Warming Images / WWF Enlarge