Rischi per la sopravvivenza | WWF Italy

Rischi per la sopravvivenza

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Orso Bruno Marsicano, 2x50
© Andrea Benvenuti

Caccia, frammentazione dell'habitat, disboscamento e infrastrutture

Per tutelare gli orsi basterebbe garantire tre condizioni basilari alla sopravvivenza di qualsiasi essere vivente: poter avere a disposizione un territorio abbastanza vasto da poter garantire la sopravvivenza delle sue popolazioni (connessioni demografiche e scambi genetici tra individui distanti), poter vivere indisturbato nei pochi habitat ancora idonei (foreste e pascoli di montagna) alle esigenze della specie e con cibo a sufficienza omogeneamente distribuito sul suo territorio. Queste condizioni sono venute a mancare negli ultimi decenni.

I principali fattori responsabili della quasi totale scomparsa dell’orso dalle Alpi sono da individuarsi nella persecuzione diretta operata dall’uomo (caccia) e, in minor misura, nella graduale riduzione e frammentazione degli habitat idonei, conseguente ai disboscamenti, nell’utilizzo e trasformazione degli ambienti montani, nella costruzione di strade, ecc.

Nelle Alpi, in una prima fase conclusasi tra il XVIII e il XIX secolo, si è avuta innanzitutto una persecuzione diretta sempre più accanita e dotata di mezzi tecnicamente sempre più evoluti, ma anche una drastica riduzione dell’habitat idoneo per l’orso e, quindi, dell’areale distributivo della specie. Ciò a causa delle mutate condizioni socio-ambientali conseguenti, essenzialmente, ai vasti disboscamenti, realizzati per aumentare la disponibilità di pascolo per il bestiame domestico e al progressivo capillare utilizzo degli ambienti montani.

In Appennino centroale, tra il 1994 e il 2018, abbiamo perso 43 Orsi Bruni Marsicani e, di questi, 63% è morto per colpa dell'uomo: lacci, veleni, pallottole, nel 40% dei casi, gli esemplari sono morti per bracconaggio, mentre il restante 23% è morto vittima di incidenti stradali o legati ad attività umane. ,
Le attività zootecniche, invece, risultano non influenti come fattore di disturbo. Inoltre l’Appennino centrale, limitato in termini di vastità e di territorio a basso livello di antropizzazione, rischia di divenire inospitale a causa dell’infrastrutturazione del territorio montano principalmente a causa del turismo invernale sciistico e dell’industria energetica e dell’infrastrutturazione di altipiani e fondovalle a causa della realizzazione di strade, svincoli, capannoni. Diventa perciò fondamentale conoscere bene questa specie per poter pianificare e programmare l’utilizzo di un territorio, avendo ben presente le conseguenze e gli effetti che si rischiano di originare.

Un’altra importante causa di sofferenza per la popolazione di orso è da imputarsi all’abbandono dell’attività agro-pastorale tradizionale per i cambiamenti socio-economici verificatisi a seguito dello sviluppo degli anni '60-'70. Le pratiche agricole e zootecniche degli ambienti montani hanno contribuito a rendere maggiormente problematico il rapporto orso-uomo per i danni economici e a rendere più efficace l’opera di persecuzione cui la specie veniva sottoposta, incentivata anche a più riprese dal pagamento di taglie per gli orsi uccisi ma a ridurre anche le opportunità alimentari costituite dalle erbe dei pascoli, dalla frutta coltivata, dalle arnie e da qualche animale d’allevamento.
 
orso bruno

Le minacce

Considerata specie in via di estinzione, l’orso bruno è vittima del bracconaggio e della frammentazione del suo ambiente naturale.
Questa specie è fondamentale perché la sua presenza può essere un
efficace indicatore dello stato di salute e conservazione degli ambienti in cui è presente: l’orso è il simbolo dei boschi della nostra penisola.
Nonostante la sua grande capacità di muoversi sul territorio, strade, centri
abitati, ferrovie e diverse altre infrastrutture sottraggono spazio all’ambiente in cui vive; senza contare che sul suo cammino ci sono a volte trappole, tagliole, bocconi avvelenati.
 
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L'orso M14 è stato investito da un automobile ad Aprile 2012.
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