Pandanews

Il 2 febbraio è la Giornata Mondiale delle Zone umide

Fiumi, laghi, paludi, torbiere e corsi d’acqua sono ecosistemi fondamentali per la conservazione della biodiversità e per mitigare la crisi climatica

Allarme WWF: il 40% sono a rischio

Sono paludi, torbiere, lagune e corsi d’acqua: aree importantissime per l’ambiente e per l’economia, ma ancora oggi, a causa delle attività umane, in grave declino. In occasione della Giornata mondiale delle zone umide (World Wetlands Day) il 2 febbraio, il WWF lancia l’allarme sul loro stato di conservazione nel nostro Paese. Questa ricorrenza coincide anche con un doppio anniversario: i 50 anni della ratifica italiana della Convenzione di Ramsar (che raggruppa le zone umide d’importanza internazionale) e i 60 anni del WWF Italia. La storia della nostra associazione nasce proprio dalla volontà di proteggere un’area umida minacciata, il Lago di Burano in Toscana: la prima Oasi creata dal WWF.

Secondo i dati più recenti del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE), in Italia sono 61 i siti Ramsar, 66 se si considerano anche quelli per cui è stato avviato il processo di riconoscimento e 11 di questi si trovano in Oasi del WWF. Si tratta solo di una frazione del complesso delle zone umide italiane, dato che molte zone umide di piccole e medie dimensioni non sono incluse nell’elenco Ramsar pur svolgendo un ruolo ecologico rilevante.

In Italia il 40% degli habitat d’acqua dolce non se la passa bene

In Italia, secondo le analisi riportate, circa il 75% di quelli storicamente presenti è andato perduto, mentre quasi il 40% degli habitat di acqua dolce e salmastra versa in uno stato di conservazione “inadeguato”. Le criticità sono spesso legate ad alterazioni idriche, frammentazione degli habitat, antropizzazione del territorio e gestione idraulica non sostenibile. Un quadro reso ancora più allarmante dal declino delle specie: il 53% delle specie terrestri e delle acque interne tutelate dalla Direttiva Habitat è in stato sfavorevole, con picchi critici per anfibi (38% delle specie italiane è minacciato), pesci d’acqua dolce (48% a rischio) e uccelli, dove oltre il 20% delle specie nidificanti nelle aree umide in Italia è minacciato.

Oasi WWF Orti Bottagone in Toscana

Altre pressioni, come l’inquinamento diffuso, l’alterazione dei regimi idrici e la presenza di specie aliene invasive, contribuiscono alla progressiva perdita di funzionalità ecologica. Persistono, inoltre, minacce evitabili come il saturnismo, l’avvelenamento da piombo legato alla dispersione di munizioni nei territori di caccia. I Centri di Recupero animali selvatici continuano a documentare casi di avifauna intossicata. L’Italia non ha infatti adottato misure idonee a garantire il divieto sancito da un apposito regolamento europeo e questo, oltre a mettere a rischio la salute di tutti, ha portato all’apertura di una procedura d’infrazione. Un problema per il quale il WWF è attivamente impegnato a livello istituzionale e legale per ottenere il rispetto della legalità e un bando totale del piombo.

L’importanza di laghi, fiumi e paludi

Dal punto di vista ecologico, le zone umide, insieme alle barriere coralline e alle foreste tropicali, sono tra gli ecosistemi con maggiore biodiversità del pianeta: ospitano un’elevata ricchezza di specie sia vegetali che animali e sono habitat essenziali per molte specie di uccelli, soprattutto migratori. Queste sono aree chiave anche per la sicurezza alimentare, sostenendo attività come la pesca, l’itticoltura e la mitilicoltura. Inoltre, offrono importanti servizi svolgendo funzioni fondamentali di regolazione dei processi idrologici e climatici. Agiscono come sistemi naturali di mitigazione delle piene, riducendo il rischio di alluvioni, rallentando il deflusso delle acque e favorendo la ricarica delle falde acquifere. Le torbiere e zone umide costiere sono tra i principali serbatoi di carbonio, contribuendo in modo significativo alla mitigazione del cambiamento climatico.

L’impegno WWF per le aree umide

La difesa delle zone umide è una costante della storia del WWF Italia. L’associazione nasce nel 1966 grazie alla volontà di proteggere il Lago di Burano, un’area di straordinaria importanza naturalistica allora in pericolo. Da quel primo intervento, l’area è diventata la prima Oasi WWF italiana, oggi sito Ramsar e Riserva Naturale dello Stato, con oltre 500 specie vegetali e più di 300 specie di uccelli.

Lontra, Oasi WWF di Persano

Analogamente, la storia di Valle Averto, nel cuore della Laguna di Venezia, dimostra come la gestione di un’area possa evolvere da zona minacciata a modello di conservazione riconosciuto a livello europeo. In 60 anni di attività, il WWF Italia è stato protagonista di mobilitazioni storiche, come il lancio in Italia della campagna “One Million Ponds”, ispirata all’iniziativa internazionale per valorizzare e tutelare i piccoli stagni e zone umide diffuse sul territorio, che ha permesso di censire migliaia di piccole zone umide in collaborazione con volontari e partner locali e sensibilizzare cittadini e istituzioni sull’importanza di questi micro-ecosistemi per la biodiversità e i servizi ecosistemici.

Il WWF Italia ha promosso la creazione di oltre 100 Oasi, molte delle quali ospitano o comprendono ambienti umidi di grande valore, fra cui ben 11 siti Ramsar. Qui l’associazione porta avanti progetti di rigenerazione e, monitoraggi, interventi di rinaturalizzazione e attività di citizen science che coinvolgono cittadini, scuole e volontari. Parallelamente, il WWF continua a svolgere un ruolo chiave nelle politiche ambientali, spingendo affinché le zone umide siano incluse nelle strategie nazionali di adattamento climatico, nella gestione sostenibile dei bacini idrografici e nelle misure di tutela previste dalle direttive europee.

La sfida della Nature Restoration Law

È necessario proteggere gli ecosistemi delle acque interne, contrastandone il degrado e la perdita di biodiversità e, laddove possibile, promuoverne il ripristino, per garantirne vitalità e funzionalità e la produzione dei servizi ecosistemici che da essi derivano. In questo quadro, l’adozione della Nature Restoration Law dell’Unione Europea rappresenta un passaggio chiave e un’importante opportunità anche per gli ambienti d’acqua dolce. Questo testo introduce per la prima volta obiettivi giuridicamente vincolanti di ripristino ecologico, imponendo agli Stati membri di avviare interventi di recupero su una quota significativa di ecosistemi degradati entro il 2030, con traguardi progressivi al 2040 e 2050. Le zone umide, le torbiere, i fiumi e gli ecosistemi d’acqua dolce rientrano tra le priorità esplicite del regolamento.

Lago di Burano

Per l’Italia la Restoration Law rappresenta un cambio di paradigma: dal solo obiettivo di tutela e gestione si passa a una logica di ripristino attivo, orientata al recupero delle funzioni ecologiche. La Restoration Law offre anche l’opportunità di rafforzare il coordinamento tra strumenti esistenti, come la Direttiva Habitat, la Direttiva Uccelli, la Direttiva Quadro sulle Acque e la pianificazione territoriale e agricola. Per l’Italia, una sfida centrale sarà tradurre gli obiettivi europei in piani nazionali e regionali di ripristino e adattamento ai cambiamenti climatici, capaci di coinvolgere enti gestori, autorità di bacino, mondo agricolo e comunità locali, superando approcci settoriali che in passato hanno limitato l’efficacia delle azioni di conservazione. Il WWF Italia è pronto, come sempre, a fare la sua parte.

  • Gli appuntamenti nelle Oasi
    Gli appuntamenti nelle Oasi

    Tutti gli appuntamenti nelle Oasi WWF per la Giornata mondiale delle zone umide

GLI APPUNTAMENTI NELLE OASI WWF
In occasione della Giornata Internazionale delle Zone Umide il prossimo sarà un lungo week end di appuntamenti. In Toscana, Lombardi e Abruzzo.

La natura chiama. E a volte scrive anche. Iscriviti alla newsletter WWF

Utilizziamo cookie tecnici, indispensabili per permettere la corretta navigazione e fruizione del sito nonché, previo consenso dell’utente, cookie analitici e di profilazione propri e di terze parti, che sono finalizzati a mostrare messaggi pubblicitari collegati alle preferenze degli utenti, a partire dalle loro abitudini di navigazione e dal loro profilo. È possibile configurare o rifiutare i cookie facendo clic su “Configurazione dei cookie”. Inoltre, gli utenti possono accettare tutti i cookie premendo il pulsante “Accetta tutti i cookie”. Per ulteriori informazioni, è possibile consultare la nostra cookies policy.