Piccoli cambiamenti possono produrre grandi vantaggi
Ogni anno nel mondo vengono prodotti oltre 2 miliardi di tonnellate di rifiuti solidi urbani, una quantità destinata a crescere fino a quasi 4 miliardi di tonnellate all’anno entro il 2050 se non cambiano le nostre abitudini. Per quanto riguarda l’Europa, sono stati prodotti un totale di 230 milioni di tonnellate di rifiuti urbani, circa 511 kg di rifiuti pro capite per cittadino europeo (Eurostat, 2025).
Per quanto riguarda l’Italia, nel 2023 abbiamo prodotto quasi 30 milioni di tonnellate di rifiuti, poco meno di 500 kg a testa l’anno (Ispra, 2025). Nonostante la raccolta differenziata sia in crescita, attestandosi al 66%, e il tasso di riciclo abbia raggiunto il 52%, in aumento rispetto all’anno precedente (50,8%), nella giornata dello Zero Waste Day il WWF Italia invita a guardare il problema da una prospettiva più ampia: non solo come gestire i rifiuti una volta prodotti, ma soprattutto come prevenirne la produzione e ridurla alla fonte. Il report UNEP >
Il costo ambientale dei rifiuti, infatti, non inizia e non finisce nel momento in cui li gettiamo nel cestino. Comincia prima, con l’energia, l’acqua e le risorse naturali necessarie a produrre beni e imballaggi, e continua dopo, attraverso i processi di raccolta, trattamento, riciclo o smaltimento. È un doppio costo ambientale che paghiamo sia quando consumiamo, sia quando ciò che abbiamo consumato deve essere gestito.
Il caso dello smartphone
Un esempio concreto è quello dello smartphone, un oggetto ormai fondamentale nella vita quotidiana. In Italia uno smartphone su tre viene sostituito quando è ancora funzionante, spesso per motivi legati alla moda o a prestazioni percepite come superate. Eppure, nonostante la loro dimensione ridotta, l’impatto ambientale della produzione degli smartphone è particolarmente alto. La produzione di un singolo smartphone, infatti, richiede l’estrazione e la lavorazione di materiali critici come litio, cobalto, oro, rame e terre rare, risorse la cui estrazione può causare distruzione di habitat, inquinamento delle acque, emissioni di gas serra e spesso gravi problemi sociali nelle aree di origine
Dal punto di vista climatico, la produzione di un nuovo smartphone genera circa 85 kg di CO₂ o più, soprattutto nella fase di fabbricazione e nell’estrazione delle materie prime, a cui si aggiungono ulteriori emissioni legate all’imballaggio, al trasporto e all’utilizzo nel corso della sua vita.
Anche lo smaltimento è spesso problematico: gli smartphone possono contenere sostanze chimiche pericolose, come il piombo, il mercurio e bromo che se non gestite correttamente possono contaminare suolo e acqua, e gran parte dei dispositivi non viene smaltita o riciclata in modo adeguato.
Per ridurre enormemente il nostro impatto sull’ambiente, una delle azioni più efficaci è prolungare la vita dei dispositivi. Resistere alla tentazione di acquistare sempre l’ultimo modello, scegliere dispositivi ricondizionati o preferire modelli modulari e facilmente riparabili significa ridurre drasticamente la necessità di nuova produzione, e quindi anche le emissioni e l’estrazione di risorse. Riparazione e ricondizionamento, inoltre, aiutano a diminuire la quantità di rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE) e il carico ambientale legato alla loro gestione.

La nostra giornata produce rifiuti
Questo stesso approccio può essere esteso a molti degli oggetti che usiamo ogni giorno. Osservare i propri rifiuti quotidiani è già un primo passo: quanti sono davvero inevitabili? Quanti avremmo potuto evitare? Bastano poche domande per iniziare a fare scelte più consapevoli e ridurre concretamente il proprio impatto sull’ambiente.
Acquistare beni sfusi, a cominciare da saponi e detersivi, scegliere prodotti alimentari freschi , che non si portano dietro voluminosi imballaggi, recuperare e riutilizzare gli oggetti quotidiani, che spesso possono avere una seconda vita, sono solo alcuni esempi virtuosi che aiuterebbero a ridurre drasticamente la nostra produzione di rifiuti domestici.
L’articolo di Eurostat sull’andamento della produzione dei rifiuti >