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Clima, specie e consumo di suolo: il 2026 è davvero il nuovo 2016?

Dalle azioni per il clima al consumo di suolo, dallo status di conservazione di specie iconiche come la tigre, fino all’impegno del WWF Italia per proteggere il Pianeta

In questo inizio di nuovo anno sui social è andato virale un nuovo trend: il 2026 è di nuovo il 2016? Un’ottima occasione per capire se anche nel mondo della difesa dell’ambiente e della natura qualcosa è davvero cambiato rispetto a dieci anni fa (in meglio e/o in peggio). Dalle azioni per il clima al consumo di suolo, dallo status di conservazione di specie iconiche come la tigre, fino all’impegno del WWF Italia per proteggere il Pianeta, che non si è mai fermato. 

La speranza dell’Accordo di Parigi 2016 

Il 2016 è stato un anno storico per la lotta alla crisi climatica. Nel novembre di quell’anno è infatti entrato in vigore L’Accordo di Parigi. Questo trattato internazionale vincola giuridicamente i suoi firmatari affinché agiscano per combattere il cambiamento climatico. In particolare, tutti i Paesi firmatari hanno accettato di contribuire a limitare l’aumento della temperatura media globale entro un 1,5°C rispetto al periodo pre-industriale, e comunque ben al di sotto dei 2°C. L’entrata in vigore di questo accordo ha rappresentato una grande speranza nella lotta alla crisi climatica.  

Oggi sono passati dieci anni e la cooperazione internazionale anche su questo problema vitale per tutti è messa in discussione, in primis dalla decisione degli Stati Uniti, sotto la presidenza di Donald Trump, di uscire dall’Accordo di Parigi e da altre importanti istituzioni come la Convenzione Quadro sul Cambiamento Climatico (UNFCCC) e il Panel Scientifico ONU sul Cambiamento Climatico (IPCC). I governi hanno anche difficoltà a trovare la strada per rimuovere le cause del problema, a cominciare dal porre fine all’uso dei combustibili fossili. Al tempo stesso ci sono anche segnali di speranza: l’utilizzo delle rinnovabili continua a crescere non solo nei Paesi occidentali, ma anche in India e Cina. A dimostrazione che questa lotta, se accompagnata dalla collaborazione internazionale in cui il WWF è da tempo impegnato, può portare a vincere tutti insieme, non a perdere tutti come rischiamo di fare. 

Direttiva Habitat – ritorno al futuro? 

Nel 2016 il WWF, insieme alle altre associazioni ambientaliste attive a Bruxelles, aveva incassato il 7 dicembre la decisione finale della Commissione Europea che ha confermato la validità e richiesto la piena attuazione delle Direttive comunitarie Habitat e Uccelli e l’effettiva tutela della Rete Natura 2000.

La rete di aree protette più estesa al mondo che su scala comunitaria tutela il 18% del territorio europeo e 1 milione di chilometri quadrati e in Italia il 19% del nostro Paese e il 4% delle nostre acque territoriali. La decisione era arrivata dopo due anni di mobilitazione su scala europea e nazionale in difesa della natura e una consultazione che aveva visto oltre 500mila cittadini europei (70mila dei quali italiani) sostenere le posizioni degli ambientalisti. All’epoca si trattava di un obiettivo tutt’altro che scontato. All’inizio del suo mandato l’allora presidente della Commissione Europea Jean Claude Junker, si era infatti ripromesso di depotenziare le due Direttive. 

Oggi questa direttiva rischia di tornare nel mirino di una parte della politica europea. Lo dimostra la decisione della Commissione europea di declassare lo status di protezione del Lupo da specie “rigorosamente protetta” a semplicemente “protetta” nel quadro della Direttiva Habitat. Questo intervento rischia di aprire la strada a nuovi attacchi alla Direttiva Habitat. Il 2016 ci ha però dimostrato che se cittadini, associazioni e politica si uniscono è ancora possibile invertire la rotta e salvare una norma che tutela non solo l’ambiente, ma anche chi lo abita, a iniziare dagli esseri umani.  

La chimera della legge sul consumo di suolo 

Il 2016 è tristemente ricordato anche come l’anno del terremoto di Amatrice. Una tragedia che ci ricorda l’importanza della lotta per mettere in sicurezza il nostro suolo. Proprio le aree sismiche sono infatti tra le più vulnerabili al consumo di suolo. Il 12 maggio 2016 la Camera aveva approvato un disegno di legge sul tema. Ancora una volta però l’iter si era poi interrotto e purtroppo ancora oggi siamo in attesa di una legge quadro su questo tema fondamentale per la sicurezza di tutti.  

Nel frattempo, gli ultimi dati raccontano una realtà drammatica: secondo il report ISPRA-SNPA “Consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici”, nel 2024 sono stati trasformati in superfici artificiali quasi 84 km², con un consumo netto superiore a 78 km², il valore più alto dell’ultimo decennio e un incremento del 15,6% rispetto al 2023. Oggi le coperture artificiali occupano oltre 21.500 km², pari al 7,17% del territorio nazionale, contro una media europea del 4,4%. Serve un cambio di rotta immediato. 

Numero di tigri in miglioramento 

In dieci anni si può crescere in fretta. È il caso della tigre: nel 2016 questa specie iniziava a riprendersi. Dai 3.200 individui registrati a livello globale nel 2010 si passava a 3.890.  

Da allora il numero di tigri al mondo è aumentato notevolmente. Le stime più aggiornate, quelle al 2023, indicano una popolazione selvatica che conta poco più di 5.500 individui. Si tratta di un risultato figlio di sforzi di conservazione a livello internazionale e che hanno visto impegnato anche il WWF. Certo, c’è ancora molto da fare. La distribuzione attuale della tigre è oggi ristretta a dieci Paesi (ovvero India, Russia, Nepal, Bhutan, Cina, Thailandia, Indonesia, Myanmar, Bangladesh e Malesia). Inoltre questo animale occupa meno dell’8% del suo areale storico. Alcune notizie però, come il record di tigri dell’Amur in unico scatto in Cina, indicano che il percorso è quello giusto. Sperando di avere notizie ancora più positive nel 2036. 

WWF Italia, da 50 a 60! 

In questi dieci anni tante cose sono cambiate per l’ambiente e la natura. Alcune sfide sono state vinte, altre sono diventate più difficili, altre ancora sono tutte da combattere. Anche il WWF Italia è cresciuto. Nel 2016 festeggiavamo 50 anni, quest’anno la nostra organizzazione spegne la sua sessantesima candelina. E anche se gli anni passano, il nostro obiettivo resta sempre lo stesso: proteggere l’ambiente. Per farlo in questi anni abbiamo lottato per la sopravvivenza delle specie a rischio di estinzione, per il ripristino degli habitat, per il contrasto al bracconaggio e per un mondo capace di affrontare davvero la crisi climatica. Insomma, se c’è una cosa che sicuramente non è cambiata negli ultimi dieci anni è questa: il WWF Italia è sempre in prima linea per la natura e per il futuro di tutte le specie, compresa la nostra! 

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