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Puntando al 30% di territorio e mare protetti

Nel giorno in cui la legge quadro sui Parchi Nazionali compie 30 anni il nostro obiettivo per proteggere la natura

Unico obiettivo: proteggere la natura

Se è vero che la natura è la base ineludibile delle nostre vite va protetta, ovunque. È il principio dello sviluppo sostenibile che tutti gli strumenti e le raccomandazioni nazionali ed europei, dall’Agenda 2030 al Green Deal alla strategia sulla biodiversità, richiamano.

30 anni di legge per i Parchi

L’emergenza sanitaria che stiamo vivendo ha riscritto e rafforzato la relazione tra i sistemi naturali e la salute umana e le nostre aree protette, che sono state per anni la cassaforte del nostro capitale naturale, oggi, conquistano una funzione in più, quella di cassaforte del benessere e diventano il laboratorio, l’incubatone di buone pratiche e modelli virtuosi per avviare quella rivoluzione verde necessaria al rilancio del Paese. La legge quadro approvata nel 1991, dopo anni di accesi dibattiti e consultazioni – e che oggi compie trent’anni – ha certamente dato risultati eccellenti tutelando territori di grandissimo valore ambientale e naturalistico.

Affinché però il trentennale della legge quadro sui parchi non sia meramente celebrativo dell’innegabile risultato che ha dato, dobbiamo porci due domande.

  • Le aree protette operano nel miglior modo possibile per garantire il loro ruolo?
  • L’obiettivo europeo di avere il 30% del territorio e del mare efficacemente tutelato entro il 2030 è raggiungibile con l’impianto della legge quadro del 1991?

Un piano d’azione ambizioso

Per raggiungere gli obiettivi europei, che sono ambiziosi, è necessario un piano d’azione che metta in efficienza e completi quello che, oggi ancora impropriamente, viene definito ‘sistema dei parchi’. Poi bisogna dotarsi di una normativa in grado di conservare la natura che vada oltre alle sole aree protette.

La strategia nazionale per la biodiversità redatta nel 2010, rimasta in gran parte inascoltata, deve diventare un vero e proprio piano operativo di cui i parchi possono e devono essere attori protagonisti, affrancandoli da un approccio spesso forzatamente  localistico. Questo però può a avvenire a condizione che la gestione dei parchi sia innovativa, competente, coerente con le strategie e i nuovi obiettivi di conservazione, con al centro la natura e l’economia circolare, capace di sviluppare un nuovo patto socio economico con il territorio.

Da tanti anni si parla di rivedere la legge quadro sulle aree protette. Si dimentica però di dire che questa, rispetto al 1991, è stata ripetutamente cambiata e non sempre in meglio. In particolare senza una riforma organica è cambiata, di fatto, la governance dei parchi nazionali: la modifica della composizione dei consigli direttivi, le procedure di nomina di presidenti e direttori, sono tutti elementi che hanno spesso rallentato e ostacolato i processi di governance indebolito i parchi facendo spesso venire meno anche il senso dell’aggettivo “nazionali” che li accompagna.

Verso il 30% di terre e mari protetti

La legge quadro ha oggi  bisogno di qualcosa più che di un semplice “tagliando” di aggiornamento: andrebbe riscritta dandosi come obiettivo quello del 30 per cento di aree protette al 2030; andrebbe riformulata partendo da Rete Natura 2000 che non poteva essere considerata nel 1991 ed il cui sistema di aree non è tutto compreso all’interno del sistema dei parchi; andrebbe immaginata con un sistema di pianificazione più agile ed efficiente, più capace di garantire una programmazione dei territori che non comporti oltre un decennio di attesa per avere operativi un piano ed un regolamento.

Gli interventi urgenti

Ma se questo è l’obiettivo generale per il quale inevitabilmente dovremo aspettare la prossima legislatura, alcuni puntuali interventi sono comunque urgenti ed auspicabili.

Completare l’istituzione delle aree protette già individuate per legge dev’essere considerato un obbligo a cui lo Stato e Regioni sono tenuti. Mancano ancora all’appello i parchi nazionali delle Egadi, delle Eolie, dei Monti Iblei, della Costiera Teatina, del Matese; l’istituzione del parco nazionale di Portofino è in una fase di difficoltà, quella del Gennargentu sembra dimenticata, quella del Delta del Po è preda di un pasticcio istituzionale che non ha risolto il dualismo dei parchi regionali che si dividono un’area che dovrebbe essere gestita in modo unitario ed univoco.

Realizzare poi finalmente le aree pre-parco permetterebbe sistemi di connessione territoriale fondamentali per il superamento dei “parchi isola”. Rafforzare il sistema esistente anche al di ricomprendere meglio le aree d’interesse comunitario di Rete Natura 2000 rappresenta certamente un’opportunità.

Affrontare la sfida della tutela del mare, prendendo atto del fallimento del modello normativo che oggi vede le Aree Marine Protette parchi di serie B, spesso alle dirette dipendenze gestionali degli enti locali, superando la dicotomia tra Enti Parco terrestri e Parchi Marini.

Un regalo alle aree protette

Già oggi con pochi e mirati interventi oltre che con un po’ di determinazione potremmo aumentare il livello di tutela della nostra natura. Pensiamo a cosa potrebbe significare riperimetrare in modo estensivo le attuali Aree Marine Protette sulla base delle proposte già avanzate dagli stessi Enti gestori. Sarebbe possibile garantire una gestione integrata della fascia costiera estendendo a mare le competenze di Enti parco costieri già esistenti. Abbiamo poi conoscenze sufficienti per individuare aree offshore e tutelare finalmente ecosistemi marini vulnerabili tutelandoli con piani di gestioni condivisi e coordinati tra Ministero della Transizione Ecologica e Ministero delle Politiche Agricole e Forestali per quanto riguarda le competenze in materia di pesca. Darsi insomma una vera prospettiva di istituzione di veri parchi marini e terrestri.

Solo così si potranno raggiungere gli obiettivi al 2030 e rendere giustizia alla “piccola costituzione” dei parchi nazionali voluta dal legislatore nel 1991.

Se dunque c’è un quadro complessivo da ridisegnare, altrettanto ci sarebbe moltissimo da fare con gli attuali strumenti ed il più bel regalo che potrebbe essere fatto alle aree protette in occasione del loro trentennale e quello di restituire loro la dignità e la forza di ruolo per cui sono nate.

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