La Commissione von der Leyen ha presentato oggi l’Omnibus Ambiente e il Pacchetto Reti (Grid Package), che include la Direttiva per l’Accelerazione delle Energie Rinnovabili. Le proposte segnano l’ennesimo grave arretramento delle politiche ambientali dell’Unione europea e rischiano di demolire decenni di protezione della natura, con effetti immediati su aria, acqua, ecosistemi e salute pubblica.
Una mossa folle che fa parte di una strategia più ampia di deregolamentazione scriteriata che ha già colpito il Regolamento UE sulla deforestazione, la Politica Agricola Comune, le norme su sostanze chimiche e pesticidi e altri provvedimenti fondamentali per la tutela ambientale. Una deriva che non può che aumentare inquinamento e degrado ambientale, e che al contempo riduce la trasparenza del processo decisionale democratico.
Nonostante le continue sollecitazioni di cittadini, comunità scientifica e istituzioni, la Commissione ha scelto di non ascoltare e resta ferma nella sua opera demolitrice. La Mediatrice europea, che ha un ruolo di garante per la trasparenza e difesa dei diritti dei cittadini, ha già evidenziato criticità significative, segnalando casi di malagestione nella “semplificazione” della PAC e nel primo Omnibus dedicato al reporting di sostenibilità delle aziende. Quasi 200.000 persone hanno preso parte alla consultazione sull’Omnibus Ambiente per dire no alla deregolamentazione. Eppure, tutte queste voci sono rimaste senza risposta. La Commissione europea ha scelto di ignorarle.
La Commissione procede senza una vera valutazione di impatto. Parla solo di tagliare costi amministrativi e tace sui costi enormi che ricadono sulla collettività: più inquinamento, più spese sanitarie, più ecosistemi degradati, più alluvioni e frane per eventi climatici estremi. Secondo stime della stessa Commissione, la mancata applicazione delle leggi ambientali pesa 180 miliardi di euro l’anno in danni sanitari e ambientali.
Norme più deboli aggraveranno il degrado ambientale
Industria e sostanze chimiche
L’indebolimento della Direttiva sulle Emissioni Industriali e la cancellazione di SCIP – il database che raccoglie le informazioni sulle sostanze preoccupanti presenti negli articoli e nei prodotti complessi – determineranno la permanenza prolungata di molte emissioni tossiche in atmosfera, esponendo le comunità a seri rischi per la salute.
Acque meno sicure
La revisione al ribasso della Direttiva Quadro sulle Acque è motivo di forte allarme. I nostri fiumi e le nostre acque interne sono già in condizioni critiche. Allentare ulteriormente le norme significherebbe più inquinamento, maggiori rischi sanitari e una minore capacità di far fronte a eventi estremi come alluvioni e siccità.
Biodiversità sotto pressione
Lo “stress test” proposto per le Direttive Habitat e Uccelli ignora la gravità della crisi della biodiversità. La Commissione rimette in discussione pilastri storici della protezione della natura, un passo inaccettabile in un momento così critico. Il declassamento del Lupo, approvato lo scorso anno contro ogni evidenza scientifica, rappresenta un precedente grave che non può né deve ripetersi.
Pacchetto Reti: rischi di incertezze e vuoti di tutela
Il Grid Package cambia sensibilmente le regole per autorizzare i progetti energetici. I rischi principali sono:
- un’eccessiva indeterminatezza delle regole, non allineate alle procedure di Valutazione Ambientale.
- Meno flessibilità per gli Stati membri nella pianificazione e nella tutela del territorio.
- Indebolimento complessivo delle protezioni ambientali, con più progetti autorizzati anche in siti Natura 2000 o lungo fiumi a flusso libero.
In tal modo, le misure adottate rischiano di non essere un vero acceleratore delle rinnovabili, e di non coniugare effettivamente natura ed energia rinnovabile. Il rischio è anche quello di contraddire la giurisprudenza europea, creando rischi per ecosistemi già fragili.
Bernardo Tarantino, Specialista Affari Europei e Internazionali del WWF Italia, dichiara: “Le recenti iniziative della Commissione europea rappresentano un allontanamento ingiustificabile dai valori ambientali che l’UE ha sempre difeso. Questa deriva non è accettabile e non rappresenta il modello di Europa in cui crediamo. L’Unione europea è chiamata a tutelare un modello che ha storicamente integrato diritti, qualità della vita e protezione dell’ambiente. La protezione della natura è sempre stata parte della nostra identità e della nostra prosperità. Oggi la Commissione non può cancellare questo patrimonio. È il momento di fermare questa regressione e riaffermare con forza il ruolo dell’Unione europea come custode del bene comune.”